02/09/2026
*Nota introduttiva*
Questo testo nasce dalla libera elaborazione di contenuti e pubblicazioni disponibili pubblicamente in rete, integrati con riflessioni, esperienze professionali e attività di volontariato maturate nel tempo. Non intende rappresentare una posizione ufficiale di enti, amministrazioni o organizzazioni, ma offrire uno spunto di riflessione personale sul tema della preparedness sanitaria e della cooperazione civile-militare.
**Dalla maxiemergenza alla preparedness per gli scenari complessi: una possibile evoluzione della risposta sanitaria**
Terrorismo, conflitti, eventi CBRN, catastrofi naturali e pandemie hanno una caratteristica comune: possono mettere contemporaneamente sotto pressione territorio, sistema dell’emergenza-urgenza, ospedali, sanità pubblica e capacità logistiche.
Per questo credo sia necessario superare una visione settoriale della preparedness e costruire una **capacità sanitaria integrata civile-militare**, capace di operare anche quando lo scenario diventa prolungato, intenzionale, CBRN o caratterizzato da un numero di vittime superiore alle capacità ordinarie.
Il punto di partenza dovrebbe essere il **Servizio Sanitario Nazionale**, preparandone ospedali, servizi territoriali, PMA e, dove previsto, ospedali da campo della Protezione Civile a scenari che non siano soltanto la tradizionale maxiemergenza, ma anche eventi terroristici e bellici.
In questo modello la cooperazione con la **Sanità Militare** assumerebbe un ruolo strategico. La formazione degli appartenenti alla Riserva Selezionata, degli ufficiali medici e degli infermieri/marescialli potrebbe essere orientata anche al soccorso territoriale, alla traumatologia maggiore, alla medicina di guerra e alla gestione sanitaria in ambienti degradati. Parallelamente, il personale del soccorso civile dovrebbe poter sviluppare competenze complementari, compreso un adeguato percorso **USAR**, creando una cultura operativa comune.
La cooperazione dovrebbe estendersi anche alla **proiezione della capacità sanitaria**.
Forze Armate, HEMS e Vigili del Fuoco rappresentano capacità che, opportunamente integrate con il sistema civile, potrebbero aumentare significativamente la possibilità di evacuazione e trasferimento sanitario in scenari nei quali la rete ordinaria non sia sufficiente.
Questo richiede anche infrastrutture adeguate: **piazzole HEMS presso gli ospedali e nei territori periferici**, punti di atterraggio e una rete logistica pensata non soltanto per l'emergenza ordinaria, ma per la continuità operativa durante una crisi prolungata.
Un'altra possibilità da sviluppare sarebbe l'integrazione, attraverso protocolli condivisi tra **Regioni e Difesa**, di personale sanitario e soccorritori militari all'interno delle capacità di soccorso territoriale, comprese le ambulanze medicalizzate, quando lo scenario e il quadro normativo lo rendano possibile.
Anche la gestione ospedaliera dovrebbe evolvere.
**H-MIMMS e PEIMAF** potrebbero essere ulteriormente sviluppati considerando esplicitamente lo scenario terroristico e bellico, integrando un approccio **CBRN-ready**. Non significa preparare gli ospedali soltanto alla guerra: significa renderli più resilienti davanti a qualunque evento capace di produrre contemporaneamente vittime, contaminazione, sovraccarico assistenziale e interruzione dei normali percorsi sanitari.
La pandemia COVID-19 ha dimostrato, del resto, quanto possa essere sottile il confine tra emergenza sanitaria, crisi organizzativa e crisi di sistema.
Ma la preparedness non può fermarsi all'ospedale.
È necessario ragionare sulla **catena del soccorso a partire dal luogo dell'evento**, sviluppando *Casualty Collection Points* ed **Enhanced Casualty Clearing Stations**, opportunamente dimensionati e collegati alla rete sanitaria. In determinati contesti, alcune funzioni potrebbero essere supportate anche da cittadini precedentemente formati, Comuni capofila, gruppi di Protezione Civile e associazioni organizzate.
In questo quadro, la diffusione della cultura **MIMMS e ICS** potrebbe contribuire a creare un linguaggio operativo comune tra soccorritori, sanitari, Protezione Civile, Forze Armate e strutture di comando.
L'obiettivo non dovrebbe essere creare un nuovo sistema parallelo.
Dovremmo piuttosto **integrare le capacità già esistenti**, mettendo in comunicazione competenze che troppo spesso vengono sviluppate separatamente.
La Counter-Terrorism Medicine, la medicina tattica, la medicina delle catastrofi, la medicina militare, la sanità pubblica e la Protezione Civile non sono mondi alternativi.
Sono componenti diverse di una stessa domanda:
**quanto è realmente resiliente il nostro sistema sanitario quando l'evento supera la normalità?**
La vera preparedness, a mio avviso, non consiste nel sapere cosa fare quando tutto funziona.
Consiste nel prepararsi a continuare a curare, evacuare, coordinare e proteggere la popolazione **quando il sistema viene sottoposto contemporaneamente a più pressioni**.
È in questa direzione che dovrebbe evolvere la cooperazione civile-militare: non come risposta emergenziale improvvisata, ma come **capacità strutturata, addestrata, interoperabile e continuamente esercitata**.
Ordo ab chao.
**Guido Petrelli**
*Testo originale, corretto e rielaborato con il supporto di ChatGPT.*