31/05/2026
🟥 EX ILVA: LA VERGOGNA DI UNA NORMALITÀ MALATA
Non è solo la rabbia. È la vergogna di dover scrivere, ancora una volta, lo stesso identico comunicato. Cambia il reparto, cambiano le mansioni, cambia il nome dell'operaio ma resta immutato il ricatto criminale che consuma la nostra terra: o il lavoro o la vita.
La notte scorsa, nel reparto Gestione Rottami Ferrosi (Acciaieria 2), un lavoratore di 60 anni di Massafra è stato costretto a saltare nel vuoto da un escavatore in fiamme per non morire bruciato.
Fratture multiple, un femore a pezzi e l'ennesima notte di angoscia per una famiglia della nostra provincia. Nel nostro cuore resta indelebile il sacrificio di tutti coloro che hanno pagato il prezzo più alto; oggi siamo arrivati alla follia sociale di dover "ti**re un sospiro di sollievo" perché stavolta, per pura fortuna, non c'è scappato il morto. Questa non è una società civile, questa è barbarie.
⚠️ La politica industriale di questo Governo sull'ex Ilva è fatta di promesse, annunci e interviste del Ministro Urso ma di nient'altro. I decreti che si susseguono non aprono alcuna prospettiva: sono provvedimenti che si limitano a evitare il collasso immediato, mettono poche risorse per ti**re avanti qualche settimana e non affrontano mai il nodo della sicurezza.
In questi anni la situazione è precipitata:
- Produzione ai minimi storici e perdite economiche che crescono ogni giorno.
- Migliaia di lavoratori intrappolati in un limbo perenne tra il rischio in fabbrica e l'angoscia della cassa integrazione.
- Le aziende dell’indotto lasciate allo stremo, mentre Taranto e i comuni della provincia continuano a pagare un prezzo insostenibile in termini di salute e ambiente.
Non si può affidare il futuro industriale del Paese all'improvvisazione, né tantomeno svendere lo stabilimento senza un piano industriale condiviso e senza garanzie ferree su occupazione, governance e transizione ecologica.
Noi non faremo un solo passo indietro. Sosteniamo la necessità di un ruolo pubblico centrale e strutturale. Senza la presenza, il controllo e la guida diretta dello Stato non si gestisce una crisi di questa portata per bloccare il degrado degli impianti, garantire la sicurezza e pianificare il futuro, senza delegare il destino del territorio ai soli interessi privati.
Niente risorse pubbliche a fondo perduto: i soldi dei cittadini non devono servire a "ti**re a campare", ma a far partire subito i cantieri per il rilancio delle bonifiche e un percorso credibile di decarbonizzazione, nell'ambito di un piano industriale condiviso con ampie garanzie su occupazione, governance e transizione.
BASTA COMPROMESSI SULLA PELLE DEI LAVORATORI.