PD Grosseto

PD Grosseto Pagina ufficiale dell'Unione Comunale del PD Grosseto

24/04/2026

Il tempo nuovo di Grosseto si costruisce insieme.

Ho scelto di mettermi a disposizione della nostra comunità e di candidarmi alla guida dell’Unione Comunale del Partito Democratico di . È una scelta che nasce dalla convinzione profonda che questa città meriti molto di più di ciò che ha ricevuto in questi anni.

Mi è stato chiesto di accompagnare questa fase politica fino alle prossime elezioni amministrative, per dare forza e determinazione alla nostra comunità politica, ricostruire entusiasmo e credibilità, riconquistare il governo della città e costruire, insieme ai militanti, cittadine e cittadini, una proposta capace di disegnare il futuro di Grosseto.

Grosseto è una terra straordinaria. Ha storia, bellezza, energie vive, competenze, imprese, associazioni, giovani pieni di talento e persone che ogni giorno tengono unito il tessuto sociale della città. Eppure troppo spesso tutto questo potenziale è rimasto inespresso, frenato da una politica chiusa, incapace di guardare lontano e di costruire una visione vera del domani.

Per questo pensiamo che sia arrivato il momento di aprire una nuova stagione. Una stagione fatta di unità, ascolto, serietà e partecipazione.
Vorrei un Partito Democratico capace di tornare tra le persone: nei quartieri, nelle frazioni, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nel volontariato e tra chi ogni giorno affronta problemi concreti.

Un partito che ascolta prima di parlare, che unisce invece di dividere, che costruisce soluzioni invece di inseguire polemiche.
Grosseto ha bisogno di lavoro, opportunità e speranza. Ha bisogno di trattenere i giovani, sostenere chi fa impresa, valorizzare il turismo, l’agricoltura di qualità, il commercio e la cultura. Ha bisogno di infrastrutture moderne, servizi efficienti, quartieri curati, frazioni protagoniste e di un centro storico vivo e attrattivo.

Ha bisogno anche di sicurezza vera: quella che nasce da una città curata, presidiata dai servizi, ricca di relazioni sociali e capace di non lasciare indietro nessuno.
Penso a una Grosseto più verde, più giusta, più moderna. Una città dove gli anziani non siano soli, dove i giovani possano costruire il proprio futuro, dove la fragilità non venga nascosta ma accompagnata, dove la cultura e la scuola siano al centro della crescita collettiva.

Non credo nella politica urlata. Credo nella politica che ascolta, rispetta, dialoga e si assume responsabilità.
Per questo ho deciso di fare questo passo. Metto a disposizione il mio impegno, la mia esperienza e la mia passione. Ma so bene che nessuno cambia una città da solo.

Il vero cambiamento nasce insieme. Dal confronto, dalle idee, dalla partecipazione, dall’energia di una comunità che sceglie di rimettersi in cammino.
Io ci sono.
Per costruire insieme il tempo nuovo di Grosseto.



Partito Democratico

𝗖𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮.A Grosseto scendiamo in strada per dire con chiarezza che 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 davanti...
28/03/2026

𝗖𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮.

A Grosseto scendiamo in strada per dire con chiarezza che 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 davanti alle guerre, alle ingiustizie, alle vite spezzate.

Per la pace, per il rispetto del diritto internazionale, per un mondo fondato su 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀.

𝗚𝗿𝗼𝘀𝘀𝗲𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗲.

📍 Piazza Rosselli

✊🏻 Porta con te una bandiera della pace o un simbolo di libertà e diritti

23/03/2026

Termine e Cozzupoli (Pd): «Ha vinto il NO. In tutta la provincia di Grosseto è maggioranza»

Il commento di Giacomo Termine, segretario PD provincia di Grosseto e Demetrio Cozzupoli, segretario comunale PD Grosseto:

«Oltre 100 mila cittadine e cittadini della provincia di Grosseto hanno espresso un’indicazione chiara, netta, inequivocabile. Non si tratta solo di un esito referendario: è un segnale politico preciso che arriva forte al Governo guidato da Giorgia Meloni. Ha vinto il NO ad una riforma sbagliata, costruita in modo approssimativo e pericolosa nei suoi effetti, che metteva in discussione principi fondamentali della nostra Costituzione, a partire dall’equilibrio tra i poteri dello Stato e dall’autonomia della magistratura. Un tentativo evidente di forzare l’assetto democratico del Paese a vantaggio di una visione più concentrata e politicizzata del potere. Il risultato di oggi ci dice però qualcosa di più profondo. Ci dice che la democrazia italiana è solida e che i cittadini, quando vengono chiamati a scegliere su questioni decisive, sanno distinguere con lucidità e responsabilità. E questo messaggio assume un valore ancora più significativo se si osserva la geografia del voto: anche in realtà amministrate dal centrodestra, come Orbetello e Grosseto città, ha prevalso il NO.

Un dato politico rilevante, che evidenzia un malessere diffuso e trasversale nei confronti delle scelte del centrodestra nazionale. Non è solo una divisione tra schieramenti: è una frattura che attraversa anche gli elettorati e le comunità amministrate dalla stessa destra. In tutta la provincia, dai centri più piccoli alle realtà più grandi, si è affermata una visione comune: difendere i principi democratici e costituzionali viene prima di ogni appartenenza politica. È un segnale di maturità collettiva che va riconosciuto e valorizzato. Questo risultato dimostra che, quando è in gioco l’interesse generale, i cittadini sanno superare divisioni e appartenenze per affermare con forza un’idea condivisa di Paese. Vince il pensiero libero, vince la partecipazione, vince la volontà di non arretrare sui diritti e sugli equilibri democratici.

Il Partito Democratico è pienamente dentro questo passaggio. Con responsabilità e consapevolezza sappiamo che questo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. C’è ancora molto da fare per rafforzare la fiducia nelle istituzioni, per costruire politiche più giuste e per rispondere ai bisogni reali delle comunità. Da oggi ripartiamo da qui: da un messaggio chiaro, da una provincia che ha scelto, da una democrazia che ha dimostrato di essere viva».

12/03/2026
16/02/2026
18/01/2026

🟢DomenicaDiPolitica🔴

Quando l’arroganza diventa sistema: perché “Trumpistan” non è l’America

“ ” non è solo un hashtag né una provocazione linguistica. È un termine che negli ultimi anni si è caricato di un significato politico e culturale preciso: descrive uno stato d’animo, prima ancora che una fase storica, in cui la democrazia americana appare piegata a una leadership personalistica e aggressiva, spesso indifferente ai limiti dello Stato di diritto.

Un’America che fatichiamo a riconoscere.
Le immagini che arrivano in queste ore dal Minnesota sono emblematiche. Un governatore costretto a chiedere alla Guardia Nazionale di restare in allerta, nel timore di nuove azioni dell’ , l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione e delle dogane, voluta e potenziata da Donald Trump e oggi utilizzata per attuare una politica di deportazioni di massa.

L’ICE ha arrestato un numero record di persone nelle ultime settimane, nell’ambito della più vasta operazione di enforcement immigratorio della storia americana, operando con modalità sempre più muscolari. Operazioni che, come denunciato da associazioni civili e commentatori locali, hanno finito per colpire civili inermi, persone la cui unica “colpa” è avere un colore della pelle diverso o provenire da un altro Paese.
Questa non è l’America che abbiamo conosciuto. Non è l’America che, pur nel pieno della Guerra Fredda, seppe parlare al mondo di libertà.

Quando Kennedy pronunciò a Berlino quel discorso entrato nei nostri cuori e nella nostra coscienza collettiva, l’idea di libertà non era uno slogan: era una promessa universale, capace di attraversare i confini, di superare i blocchi contrapposti, di cambiare gli ideali delle persone.
Oggi, invece, assistiamo a continue provocazioni nei confronti degli alleati storici, in particolare dei Paesi della NATO. Stati che dovrebbero essere uniti nel promuovere la pace, nel far finire le guerre, nel rafforzare un ruolo multilaterale capace di difendere libertà, diversità e inclusione.

Al contrario, il linguaggio dell’arroganza e dello scontro sembra prevalere, come se l’isolamento e la forza fossero soluzioni, e non segnali di fragilità politica e morale.
È questo l’aspetto più preoccupante del “Trumpistan”: la normalizzazione dell’arroganza. Ogni giorno qualcosa ci coglie di sorpresa, ogni giorno si sposta un po’ più in là il confine di ciò che dovrebbe essere inaccettabile. Eppure nulla di tutto questo può essere considerato normale o inevitabile, soprattutto da parte di chi ha lottato, e lotta ancora, per rendere la democrazia meno imperfetta, per una società in cui diritti e responsabilità camminino mano nella mano, per una crescita delle persone e dei popoli che non lasci indietro nessuno.

I grandi problemi del nostro tempo non si risolvono con i muri né con la paura. Immigrazione, sicurezza, cambiamento climatico, difficoltà economiche delle famiglie sono sfide complesse che richiedono serenità, condivisione, visione. Richiedono investimenti nella cultura, nell’istruzione, nella cura delle persone. Politiche capaci di sostenere le famiglie affinché i figli possano crescere non nella precarietà, ma nella speranza. La certezza di una casa, di un pasto, di un lavoro dignitoso non sono privilegi: sono le fondamenta di una società giusta.

In questa domenica di riflessione politica, dopo l’aggressione di Putin all’Ucraina, dopo le violenze contro i manifestanti in Iran, dopo promesse inquietanti come quella di Trump di “invadere” la Groenlandia, il punto centrale resta uno: come arginare una prospettiva in cui sembra tornare a valere la legge del più forte. Difendere una democrazia che non si piega al culto della personalità. Difendere una società che non accetta che l’arroganza vinca sulla tolleranza.

Non per buonismo, ma per la fermezza verso quei valori su cui sono state scritte le regole fondamentali delle nostre democrazie, a partire dalle Costituzioni, e dentro cui siamo cresciuti, soprattutto nel mondo nato dopo la Seconda guerra mondiale.
Possiamo farlo con il voto, certamente, ma non è sufficiente. Dobbiamo farlo ogni giorno, nel nostro piccolo e nel nostro concreto: educando al rispetto, praticando il dialogo, costruendo inclusione, rifiutando la semplificazione e contrastando l’odio in tutte le sue forme.

Ecco perche' il trumpismo non si combatte con slogan opposti, ma credendo nella nostra capacità di incidere sul presente. Non solo per cambiare il nostro destino, ma anche quello degli altri. Perché la vera alternativa al “Trumpistan” non è un altro leader forte, ma una comunità consapevole, capace di ricordare che la libertà, quando è autentica, non ha bisogno di urlare.



Deputati PD
Camera dei deputati

14/11/2025
14/11/2025

Il tragico episodio avvenuto ieri a Grosseto, dove un uomo di 37 anni si è tolto la vita nella sua abitazione in via Roma poche ore prima dell'esecuzione dello sfratto, evidenzia drammaticamente il problema degli sfratti e della crisi abitativa anche nella nostra città. Questo caso ha suscitato notevole commozione , portando alla luce la realtà di molte persone che affrontano procedimenti di sfratto senza adeguati strumenti di tutela sociale. L'ennesima tragica conseguenza di una emergenza abitativa ormai fuori controllo che rischia di lacerare sempre più il tessuto sociale delle nostre città. Purtroppo a fronte di questa emergenza alimentata dal caro affitti, dalla crescita delle locazioni brevi e da una insufficiente offerta di abitazioni dell'edilizia pubblica, sconcerta che dalla maggioranza di Governo arrivi una proposta di legge che prefigura procedure di emergenza per accelerare gli sfratti scavalcando i tribunali ordinari. Quello che realmente serve è invece il rifinanziamento del fondo al contributo all'affitto ed alla morosità incolpevole che il Governo ha ormai da tre anni tagliato e da un "Piano Casa" che investa risorse nell'edilizia pubblica. Manca purtroppo la percezione che la casa non è un bene di lusso , ma un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. La morte di oggi è la testimonianza più crudele del fallimento collettivo nel proteggere questo diritto.

Indirizzo

Grosseto
58100

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