14/10/2026
Ottant’anni dopo, le donne in fondo alla lista
𝐶𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑒𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎
Grosseto, 9 ottobre 2026
Ottant’anni dopo il primo voto delle donne, la Camera ha approvato ieri 8 ottobre una legge elettorale che presenta il concreto rischio di portare meno donne in Parlamento. Un rischio che riguarda anche Grosseto.
Perché? Il motivo è semplice. In ogni collegio il primo nome della lista lo scelgono i partiti e chi vota non ha alcun potere su questa scelta: quel nome è il primo a essere eletto. Il Rosatellum chiedeva un equilibrio tra uomini e donne in quei posti (60-40), la nuova legge non lo chiede più. Così i partiti potranno mettere gli uomini in prima posizione e le donne dietro, dove è ovviamente più difficile essere elette. L’alternanza nelle preferenze non basta: chi è capolista entra per primo. Non è solo una questione di numeri, è un messaggio sbagliato: gli uomini guidano e tracciano la via, le donne seguono.
È proprio lo schema culturale, fatto di stereotipi, che come partito vogliamo combattere. Gli stereotipi sono il terreno su cui cresce anche la violenza di genere. Per contrastarla non bastano le leggi, servono donne con ruoli e potere, a cominciare dalle istituzioni. Avere la prima presidente del Consiglio non ci mette al riparo da questo rischio. Essere donna NON significa, in automatico, battersi per la parità: conta ciò che si sceglie di fare, e la maggioranza guidata per la prima volta da una donna ha scelto questa legge deleteria.
Ci sono effetti diretti sulla vita delle persone. Se ai vertici delle istituzioni ci sono meno donne, si parlerà sempre meno di ciò che riguarda la vita quotidiana: asili nido, scuola e centri estivi, congedi parentali, assistenza a persone anziane e con disabilità, conciliazione tra vita e lavoro, contrasto a violenza e discriminazioni. Se le donne non siedono in numero adeguato dove si decide, il lavoro di cura è destinato a restare invisibile, con danni che durano nel tempo e ricadute dirompenti a livello socio-economico.
Come Paese partiamo già in ritardo. Il Global Gender Gap Report 2026 posiziona l’Italia all’83° posto su 145 Paesi e al 121° per partecipazione e opportunità economiche: sono altri quattro posti in meno dell’anno scorso. Con una crescita ferma allo 0,5% nel 2025, la Banca d’Italia avverte che, senza più lavoro femminile e giovanile, il Pil potenziale potrebbe calare di circa il 9% entro il 2050. Quando le donne non possono lavorare, o lavorano pochissimo, ci rimette l’intera comunità.
A Grosseto le donne ci sono e fanno sentire la loro presenza imprenditoriale: secondo Confartigianato e Camera di commercio la Maremma è settima in Italia per peso dell’occupazione femminile indipendente (nel 2024 era diciassettesima) e conta 26 imprese femminili ogni 100, contro una media nazionale di 24. Spesso l’impresa individuale è l’unica forma che permette alle donne di organizzarsi in relativa autonomia, ma è anche una forma fragile: nel 2025 le imprese femminili grossetane sono 7.814, in calo dello 0,3%. Va ricordato che la cura di figli piccoli, anziani e famiglia ricade ancora soprattutto sulle donne, e per questo resta molto da fare. Molte lavorano nei servizi, nel turismo stagionale e nel pubblico impiego, spesso con part-time non scelto. Con contratti precari o stagionali, inoltre, denunciare molestie e discriminazioni sul posto di lavoro diventa molto più difficile e rischioso. Serve più ascolto su questi dati, e servono donne nelle istituzioni che li chiedano.
Non è una questione di quote rosa, ma di Costituzione: l’articolo 51 chiede alla Repubblica di promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive. La legge elettorale approvata ieri va nella direzione opposta.
Una democrazia che rappresenta meno le donne e le relega a ruoli secondari si prende meno cura di tutte le persone.
Maria Claudia Rampiconi
Responsabile Politiche di genere e pari opportunità, Segreteria PD Grosseto