La Biblioteca Finia è stata fondata nel 1686 per opera del cardinale Vincenzo Maria Orsini, allora arcivescovo di Benevento, asceso al soglio pontificio nel 1724 con il nome di Benedetto XIII. In tale atto fondativo egli agiva in qualità di esecutore testamentario delle ultime volontà del vescovo di Gravina Domenico Cennini, scomparso due anni prima. Domenico Cennini dei Salamandra, vescovo di Gra
vina dal 1645 al 1684, con testamento del 13 maggio 1671, aveva lasciato un primo nucleo consistente dei suoi libri. Così si legge nell’istrumento d’inventario dei beni ereditari redatto nel 1684:
"È mia intenzione, e così ordino, che i libri, che si trovano qui in Napoli nel mio studio, si facciano condurre in Gravina, per unirsi con gli altri che tengo in detta città, et il mio sentimento sarìa che si trovasse modo di fare una stanza da tenerceli e servire per studio con che il capitolo debbia eleggere un costode per un anno al più, ad havere pensiero di mantenere detti libri e consignarseli per inventario ed obligo di dar comodità ai capitolari et altre persone ecclesiastiche che habbi bisogno di studiare, di poterlo fare ma non estrahere alcuno libro da detto luogo." Fu l’Orsini ad indicare gli scopi alti e nobili della Biblioteca, come luogo per la formazione culturale e teologica del clero gravinese. La biblioteca è da lui considerata come lo spazio dove il sacerdote indossa le vesti della dottrina così come nella sacrestia indossa i paramenti sacri del ministero sacerdotale, per poter offrire in modo degno il sacrificio di Cristo sull’altare. Il testo dell’epigrafe contiene un richiamo esplicito alle indicazioni sulla formazione del clero della Chiesa cattolica formulate dai padri conciliari a Trento. Il modello di riferimento del futuro papa era la Biblioteca Ambrosiana di Milano, fondata nel 1623 dal cardinale Federigo Borromeo, che la corredò a sue spese dei migliori sussidi bibliografici del tempo per la formazione del clero lombardo, come ci ricorda anche Manzoni nel capitolo XXII dei Promessi Sposi. Alcune note di spesa del 1685 attestano l’arrivo da Napoli di 17 casse di libri e i relativi lavori per la sistemazione della Libreria del vescovo Cennini, che per un certo tempo occupò il locale della sacrestia. L’anno successivo, il vescovo Domenico Valvassorio (1686-1689) riferì di aver visitato la biblioteca «seu libreria» che «estat ante ecclesiam cathedralem» con una porta, chiave e serratura nuova, ben costruita. Il bibliotecario, eletto dal Capitolo, era don Giuseppe Camerata. La biblioteca era costituita da tre stanze e conservava molti libri di diritto «legali, canonicisti e altri». Ai fini di un maggiore controllo sul patrimonio librario, lo stesso vescovo dispose la redazione di un inventario di tutti i libri. Il fondo librario lasciato dal vescovo Cennini fu ulteriormente arricchito con le donazioni dell’arcidiacono Donato Angelo Lettieri (1700) e del papa Benedetto XIII (1729). Tuttavia la donazione più cospicua dal punto di vista del patrimonio librario e finanziario alla Biblioteca Capitolare si deve al cardinale Francesco Antonio Finy (1669-1743), stretto collaboratore del papa Benedetto XIII, al seguito dell’Orsini fin dai tempi in cui lo stesso era arcivescovo di Benevento. Finy, infatti, nominando suo esecutore testamentario il cardinale Giuseppe Spinelli, arcivescovo di Napoli, dispose che fossero assegnate al Capitolo della Cattedrale di Gravina la sua ricca biblioteca personale e una dote di 2.000 ducati. Il cardinale Finy stanziò altri 600 ducati in favore del Capitolo Cattedrale, perché provvedesse alla costruzione di un “vaso” dove collocare la biblioteca e all’acquisto delle relative suppellettili. Con una rendita di 100 ducati si dovevano sostenere le spese per lo stipendio del bibliotecario e l’obbligo di una messa quotidiana per la sua anima, nella chiesa del convento di S. Altri 20 ducati erano destinati alle spese di manutenzione e pulizia. I bibliotecari in carica avrebbero dovuto tenere aperta quotidianamente la biblioteca per due ore la mattina ed un’ora e mezza il pomeriggio. Già nel 1740, nella riunione del 15 giugno, il Capitolo della Cattedrale stabilì di eleggere alcuni canonici per avviare le fasi della scelta del luogo, progettazione ed esecuzione della nuova biblioteca. L’incarico per la costruzione fu affidato all’architetto Donato Giannuzzi di Altamura. Si ritenne opportuno che la biblioteca sorgesse di fronte al Seminario, nei pressi della Chiesa del Purgatorio e della fontana pubblica, al centro dell’antica piazza “delle some” o di Messer Gualtieri o “dell’orologio”, luogo di incontro e commercio della città. La costruzione fu portata a termine tre anni più tardi (1743), con un incremento di spesa di 200 ducati che furono inviati dal benefattore. Il Capitolo della Cattedrale di Gravina aveva già la sua biblioteca dal XVII secolo, si trattava ora, nel XVIII secolo, dopo il dono del cardinal Finy, di collocare la biblioteca in un edificio che rendesse evidente per tutta la comunità l’importanza e la sacralità del bene. La prima sede di biblioteca costruita ad hoc in Puglia non sorgeva per una scelta di promozione dell’istituzione culturale - non sarebbe stato nei convincimenti del tempo - ma per dare ospitalità decorosa ad un patrimonio librario ritenuto, già in quel tempo, di grande rilevanza e meritevole pertanto di un edificio che lo esalti e lo custodisca. Tale valutazione non nasceva solo dalla considerazione della grande quantità di incunaboli e di cinquecentine presenti nella raccolta (oggi purtroppo depauperata proprio di una parte di questi materiali), ma dalla conoscenza della preziosità di tutti i materiali presenti a quella data. Alla morte del cardinale Finy, l’arcivescovo Spinelli fece pervenire al Capitolo cattedrale quanto stabilito nelle disposizioni testamentarie, con atto rogato il 22 giugno dal notaio Michelangelo della Nave. Successivamente, il 18 giugno 1747, venne nominato il primo bibliotecario della Finia nella persona del canonico Maddalena. Nel 1746, monsignor Camillo Olivieri, vescovo dal 1731 al 1758, parlando della Biblioteca Finia, così si espresse: «Nient’altro di più splendido della Biblioteca che pienissima di esemplari di ogni genere, raccolti da ogni parte, che la felice memoria del cardinale Finy, fece dono al collegio dei canonici». La Biblioteca Capitolare Finia non è una comune biblioteca ecclesiastica sorta, come tante, nel XVII secolo e ancor meno lo era alla metà del XVIII secolo: ci troviamo di fronte ad una vera e propria sezione distaccata di biblioteca papale o a una biblioteca della curia romana esportata in questo centro della Murgia barese, Murgia che si onora di avere dato i natali a un papa e a un cardinale, devoto collaboratore del pontefice. Ricordiamo, a conferma dell’amore e dell’interesse di Vincenzo Maria Orsini per le biblioteche, come durante il suo pontificato si fosse preoccupato anche del completamento e dell’apertura al pubblico del grande salone della Biblioteca Casanatense di Roma, la biblioteca dell’Ordine dei Predicatori, dal quale egli proveniva. La Biblioteca romana fu finalmente inaugurata, dopo anni di vicissitudini, nel 1729, pochi mesi prima della scomparsa del pontefice. Anche in quella occasione, come per l’edificio destinato ad ospitare la Biblioteca Finia, nella piazza dell’orologio, il termine utilizzato per indicare l’ambiente che avrebbe accolto i libri era ‘vaso’. Il valore patrimoniale è un fattore che non va dimenticato neppure oggi: il patrimonio di una biblioteca si incrementa non solo per accrescimento dei fondi, ma anche per una migliore organizzazione degli stessi e per i nuovi apporti di conoscenza, quale valore aggiunto, che possono derivare da ulteriori interventi di sistemazione, di conservazione e di studio. Bisogna operare nella consapevolezza che ogni libro che viene sottratto non depaupera la biblioteca del solo valore intrinseco del pezzo asportato, ma ogni furto incide anche sul valore complessivo del fondo, è come se si spezzasse l’anello di una catena ideale di conoscenze che tengono insieme i libri raccolti nel corso dei secoli e che sono alla fine, le conoscenze, il vero patrimonio della comunità che oggi detiene questi beni. Attualmente, la biblioteca può vantare un patrimonio di oltre 15.000 volumi di cui 12 incunaboli, circa 430 edizioni del XVI secolo e oltre 8.000 edizioni del Seicento, del Settecento e dei primi trent’anni dell’Ottocento. Il rimanente materiale librario è costituito da monografie moderne (stampate dopo il 1830) e da periodici, alcuni dei quali relativi al periodo della stampa tipografica manuale. Arricchisce la raccolta un cospicuo numero di spartiti di musica sacra e, in misura rilevante,anche profana.