22/04/2024
Raccontare la città…
..Anno 1848
La sera dell’11 novembre 1848, il giudice di Gravina, don Costantino Fiorese, si recava insieme a don Domenico Porzia a teatro, sito nel vecchio Palazzo ducale degli Orsini, quando un falegname, tal Michele De Antoniis, audacemente lo affrontò, e in nome del popolo gli intimò di ritirarsi.
Subito molta gente si serrò addosso al Fiorese gridandogli: .
Alle provocazioni l’offeso non rispose ma svincolandosi a stento dalla stretta e abbandonando una specie di pastrano che aveva indosso, il pulper, nelle mani della folla, affretto il passo ed entrò in teatro.
Pallido in viso e preso dall’ira esclamo: “Briganti, domani vi farò vedere quello che saprò fare!>>.
Ma la folla continuava a gridare e lo spettacolo era a rischio, molti signori consigliarono al Fiorese di andare via.
Infatti usci' ma accompagnato da don Pasquale Pellicciari, don Luca Santomasi, don Francesco Antonio Calderoni ed altri che sperarono col loro ascendente di calmare il tumulto.
Ma appena fuori la turba disperse la debole scorta ed impossessatosi della persona del giudice con la forza lo fecero salire su di una carrozza già pronta a partire alla volta di Grumo sotto la vigilanza di quattro persone: Angelantonio Ceci, Domenico Marsico, Francesco Paternoster e Raffaelle Mazzilli, tutti armati di schioppo.
Si pensò che dietro agli autori dell’assalto vi fossero terze persone che avevano interesse affinché il giudice andasse via.
L’inchiesta accertò che Michele De Antoniis era una persona devota a don Pasquale Pellicciari, anzi alcuni dissero che era a servizio di esso e subito si pensò che l’oltraggio al Fiorese fosse stato proprio architettato dal Pellicciari infatti si accertò che tra i due, già intimi amici, non corressero più buoni rapporti come un tempo per certe letture del giornale Mondo Vecchio e Mondo Nuovo e per disaccordo l’amicizia si era raffreddata e probabilmente nel Pellicciari si celva un sentimento di rancore verso il Fiorese.
Fu pure assodato che nell’ottobre 1848 il Pellicciari insieme al fratello don Michele ed al legale don Michele Andreacci si era recato in Altamura per portare lagnanze e ricorsi contro il procedere del giudice Fiorese davanti al Giudice istruttore don Ferdinando Ruggiero.
Si ipotizzo anche che dovendo il Fiorese comporre il Consiglio di Sicurezza pubblica non v’incluse il Pellicciari. Insomma furono queste le accuse per spiegare nel Pellicciari l’animus nocendi.
Intanto il Fiorese lasciato Grumo proseguì per Trani dove presentò al Procuratore Generale del Re un rapporto scritto, et pour cause! sull’avventura capitatagli.
Nello scritto il Fiorese riporta di aver intuito che dietro i popolani di Gravina vi fosse qualcun altro.
Il processo su subito istituito ed i primi atti furono uno scambio di rapporti fra Ceppaglia, consigliere distrettuale di Altamura, e don Patrizio Scacchi che assunse le provvisorie funzioni di Giudice regio di Gravina.
Il 17 novembre don Ferdinando Ruggiero si portava in Grumo, dove era ritornato il Fiorese e dove lo aveva raggiunto la moglie, per il primo interrogatorio in seguito al quale fu iniziata la processura per , elevandone l’imputazione a carico dei fratelli don Pasquale e don Michele Pellicciari, Michele De Antoniis, Tommaso Pizzi, Michele Loglisci, Domenico Marsico, Francesco Paternoster, Domenico Barbera ed un’altra ventina circa di gravinesi.
L’istruttoria andò per le lunghe, stante il gran numero degli imputati da udire, quello grandissimo dei testi interrogati a carico e il non meno grande di quelli a discarico.
Il Pellicciari fece per sé un’abilissima difesa; impugnò innanzi tutto l’esistenza di rancori fra esso ed il Fiorese, col quale disse di aver serbato fino alla sera dell’11 novembre cordiali rapporti; la lettura del giornale non averli mai tratti a litigare ma solamente a discutere da buoni amici.
E proprio sul giornale nel numero 48 si accusava il Fiorese di far monopolio di grani in danno del popolo, tracciando un bozzetto poco lusinghiero sulla sua persona e della sua indole; l’articolo era firmato “I tredici”.
Contro quell’accusa si protestò il 26 aprile 1848 con un foglio volante intitolato: >, e firmarono tale manifesto molti del ceto dei signori di Gravina compreso la firma del fratello di Pasquale Pellicciari.
Quest’ultimo anzi, nella sua difesa, accennando all’articolo diffamatorio verso il Fiorese disse di essersi molto interessato affinché quel giornale avesse in prosieguo pubblicata una rettifica ai fatti. Però rimase la convinzione del Fiorese, e forse non sbagliava, che l’ispiratore delle accuse fosse stato proprio il Pasquale Pellicciari.
Infatti tra le firme del foglio di risposta non compariva quella di Pasquale Pellicciari.
Ma il Pellicciari aggiunse, per dimostrare la propria amicizia al Fiorese, che quella sera si rese cura della moglie del giudice confortandola sulla sorte del marito ed ancora di prendersi cura dei figli del Fiorese avendo in casa un precettore nella persona di don Angelo De Gregorio.
Ma a queste buone scuse si opponevano delle prove non prive di eloquanza.
Fu altresì accertato che nel di seguente alla cacciata del Fiorese nessuno dei signori andò a teatro meno che il Pellicciari ed alcuni suoi aderenti; fu assodato aver don Pasquale Pellicciari elargito all’impresario 18 carlini affinché nella sera dell’11 novembre avesse dato ingresso agli operai che non potevano permettersi l’ingresso.
Poi altri interrogatori a confronto ed a discolpa e si chiese l’invio del processo essendo già stati arrestati col Pellicciari i più compromessi inquisiti.
Il 14 dicembre la Gran Corte, a maggioranza di 4 voti, dichiarava il non luogo a procedere circa l’arresto del detenuto don Pasquale Pellicciari rimettendolo in libertà provvisoria salvo ulteriori indagini.
Un anno dopo, il 20 dicembre 1850 si ricordarono degli altri reclusi e pronunciava il verdetto condannando il De Antoniis ad otto anni di reclusione e d il Piizzi, Marsico e Paternoster ed altri a quattro anni di reclusione e spese.
Altri imputati furono prosciolti pur rimanendo sottoposti a rigorosa sorveglianza da parte della Polizia.
nella foto sotto: Palazzo Orsini a Gravina