15/06/2026
Ilaria Bernardini, Amata.
E' un romanzo breve, ma proprio nella sua brevità sta la sua forza. Capitoli che si alternano, raccontando la storia di due donne, Nunzia, una diciannovenne alle prese con una gravidanza non desiderata, e una donna più grande, Maddalena, una ingegnera civile, che è alla disperata ricerca di una maternità, dopo mille tentativi andati a vuoto. Capitolo dopo capitolo si capisce l'angoscia di entrambe, Nunzia che cerca in ogni modo di negare l'evidenza della gravidanza, che lascia la camera dove abitava da universitaria fuorisede a Milano per non far sapere a nessuno della sua nuova condizione, va a vivere con una anziana cieca, nasconde il pancione sotto abiti larghi, e Maddalena, che a ogni tentativo di inseminazione, a ogni perdita di sangue, a ogni inizio di gravidanza vive nel terrore di una nuova, inevitabile, sconfitta, e, quando è evidente che non potrà mai restare incinta nuovamente, inizia la faticosa pratica della adozione, ma anche in questa nuova fase la paura di una delusione è sempre in agguato. Alla fine le loro storie si intrecceranno, brevemente quanto inconsapevolmente. Ilaria Bernardini, nella nota finale, spiega di essersi ispirata ad un evento reale, una fuga di notizie, nel 2023, che rese noti i dati di una madre che aveva lasciato il proprio neonato in una Culla per la vita, quindi non lo aveva abbandonato, ma affidato a chi avrebbe dovuto prendersene cura, avviando una pratica di adozione, ma nel più totale anonimato, come previsto dalle legge. Anonimato che invece non era stato rispettato, anzi.
Il titolo, quindi si riferisce proprio alla figlia che Nunzia sceglie, suo malgrado, di mettere al mondo (la possibilità di abortire non era stata presa in considerazione perché si era mossa in ritardo, sperando fino all'ultimo che ignorando la gravidanza, quest'ultima si sarebbe annullata automaticamente) ma lo fa consentendo ad un'altra donna, di assumere il ruolo di madre al suo posto.
Recensione a cura di Daniela, che ringraziamo!