27/05/2024
Macaone (papilio machaon) e Podalirio (iphiclides podalirius)
Due specie di farfalla simili in dimensione e colorazione, diverse in disegno e dieta.
Il bruco del macaone mangia oltre alla ruta comune (ruta graveolens), diverse ombrellifere: la carota selvatica (daucus carota), il fi*****io selvatico (foeniculum vulgare), il tragoselino comune (pimpinella saxifraga), la pastinaca comune (pastinaca sativa), la imperatoria delle paludi (peucedanum palustre) e il finocchiello (meum athamantium).
Il bruco del Podalirio oltre al biancospino (crategus monogyna) si nutre dal prugnolo (prunus spinosa), dal pruno europeo (prugno o susino; prunus domestica) ed altre specie del genere prunus come l’amolo (prunus cerasifera) che al Parco Basaglia cresce spontaneamente. Probabilmente il suo stile di vita ‘rampante’ lo protegge –in contrasto con molte altre specie legate alla vegetazione dei prati- dall’essere sfalciato o decespugliato prima di raggiungere l’età adulta.
Entrambe le farfalle sviluppano nei climi più miti fino a tre generazioni annue completando il ciclo vitale dei lepidotteri suddiviso in quattro fasi: uovo, bruco, pupa (o crisalide), adulto. Di questa miracolosa metamorfosi viene in genere percepito solo quest’ultimo stadio. Proponiamo per le sue particolarmente dettagliate foto del ciclo vitale completo due link al sito di un’associazione ambientalista tedesca.
https://www.bund-rlp.de/themen/tiere-pflanzen/schmetterlinge/besondere-schmetterlinge/segelfalter/
https://www.bund-rlp.de/themen/tiere-pflanzen/schmetterlinge/besondere-schmetterlinge/schwalbenschwanz/
La farfalla adulta non svolazza da fiore in fiore per riempiere d’allegria le anime degli osservatori umani o per dare un ‘servizio ecosistemico’ d’impollinazione. Non solo il volo, anche il accoppiamento e la ricerca della specie vegetale idonea per la deposizione delle uova richiedono un costante flusso d’energia. La farfalla si rifornisce di nettare tramite la sua proboscide, un po’ come fare benzina al distributore. Inconsapevolmente contribuisce però alla costruzione del suo habitat.
Sia il podalirio che il macaone erano considerati in passato specie molto comuni. Come la stragrande maggioranza -non solo delle farfalle ma di tutti gli insetti (escludendo ovviamente quelli invasivi)- subiscono anche loro un forte crollo della popolazione dovuto al declino ed isolamento degli habitat specifici. Habitat costruiti in passato inconsapevolmente da una cultura contadina ‘umana’ in collaborazione con il suo bestiame.
Non a caso nella recente legge europea per il ‘ripristino’ della natura le farfalle vengono considerate ‘indicatori’ della ‘biodiversità’ e -in conseguenza- della ‘qualità’ dell’habitat. Al territorio serve –fra tanti altri habitat da ripristinare come boschi, siepi, ruscelli, stagni ed aree paludose- un mosaico di praterie fiorite da marzo a ottobre non per nostalgia di paesaggi perduti di una cultura contadina ormai da considerare obsoleta, ma per l’esigenza umana di ecosistemi –grazie alla loro ricchezza di biodiversità- stabili e resistenti a cambiamenti climatici.
Voler assegnare questo immenso compito comune di ‘ripristino’ della natura all’agricoltore moderno non è una cattiva idea, ma forse una pretesa anacronistica, contradittoria e poco realistica anzitutto economicamente. Purtroppo dipendiamo da filiere agroalimentari industrializzate globali.
Forse è almeno un po’ più realistico (ma non meno rivoluzionario) pretendere una riforma del settore statale nella cosi detta ‘manutenzione del verde’. Invece di alimentare un sistema clientelare di appalti pubblici degenerato, improduttivo e nocivo, istituire un unico ente territoriale (fra livello comunale e regionale) competente, trasparente, efficace, non corrotto, in grado di elaborare un ‘piano del verde’ e coordinare i necessari lavori a riguardo.