Daniele Di Massimantonio Sind' Có

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POVERO PORTO: IL MARE DIETRO IL RECINTOCi sono opere che avanzano in silenzio. Un palo alla volta. Una concessione alla ...
13/06/2026

POVERO PORTO: IL MARE DIETRO IL RECINTO

Ci sono opere che avanzano in silenzio. Un palo alla volta. Una concessione alla volta. Un pezzo di paesaggio alla volta.
È ciò che sta accadendo lungo il Porto Vecchio di Giulianova, dove da mesi cresce qualcosa che non riguarda soltanto il legno, il cemento o l'acciaio. Cresce una diversa idea di città: mercificata, monetizzabile.

Da generazioni quel tratto di porto è abitato da presenze di legno, discrete e familiari. Strutture semplici, popolari, imperfette e per questo autentiche. Luoghi di pesca, certo, ma anche di memoria, di incontri, di racconti. Luoghi che appartenevano al paesaggio e, soprattutto, appartenevano (sì, purtroppo occorre usare l'imperfetto) ai giuliesi. A tutti i giuliesi.

Oggi, invece, il panorama cambia. E ciò che per decenni è stato parte dell'identità collettiva rischia di trasformarsi nell'ennesimo bene riservato a pochi.

Naturalmente ci diranno che si tratta di sviluppo, di modernizzazione, di progresso...
È sempre progresso quando qualcuno guadagna, mentre tutti gli altri perdono qualcosa che non tornerà più.

La domanda, tuttavia, resta.

Chi difende il diritto dei cittadini a riconoscere ancora il proprio porto?
E soprattutto: quando il patrimonio culturale e paesaggistico di una comunità diventa merce, chi incassa il profitto e chi paga il prezzo?

Perché la città è di tutti. Ma a Giulianova c'è chi, con il silenzioso e interessato consenso della politica, continua a comportarsi come se la città fosse soltanto la sua!

11/06/2026

La soppressione del SERVIZIO PSICHIATRICO DI DIAGNOSI E CURA non è soltanto una decisione sanitaria. È un altro tassello che viene sottratto all'ospedale cittadino, un altro mattone che scompare da un edificio pubblico costruito nel tempo con risorse, lavoro e diritti della comunità.

Nel frattempo, la città viene educata alla rinuncia. Le si insegna che le decisioni prese altrove debbano essere accettate con la stessa rassegnazione con cui si accetta il cattivo tempo, rischiando di perdere qualcosa di più prezioso: L'ABITUDINE A DIFENDERSI.

E così, il silenzio dell'amministrazione comunale diventa il rumore più forte. Un rumore che i cittadini sentono benissimo! Perché ogni reparto che chiude non porta via soltanto letti, medici o servizi. Porta via un pezzo di fiducia nel futuro di una comunità.

Ma non c'è solo chi tace. C'è addirittura chi, benedicendo di fatto il trasferimento, parla di "strumentalizzazioni politiche", dimenticando — cosa assai grave — il fatto che si siano espressi contro il trasferimento del SPDC anche gli operatori sanitari, la CGIL e, soprattutto, i familiari dei pazienti.

Si può vincere coinvolgendo i giovani e chi, da tempo, ha smesso di votare?Certo, con idee chiare e dichiaratamente di s...
09/06/2026

Si può vincere coinvolgendo i giovani e chi, da tempo, ha smesso di votare?
Certo, con idee chiare e dichiaratamente di sinistra! La corsa al centro e il trasformismo, del resto, hanno aperto la strada alla destra e al non voto. E noi, a Giulianova, ne sappiamo qualcosa.

A Molfetta, invece, Manuel Minervini — 36 anni, ingegnere, espressione di Rifondazione Comunista — vince con il 67 per cento dei voti.
A sostenerlo, una coalizione coraggiosa e lungimirante, formata da PRC, AVS, PD, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e associazioni cattoliche.
Lo sfidante Pietro Mastropasqua, esponente del civismo, si ferma al 32,5 per cento.

Cosa dimostra questo piccolo ma significativo risultato?
Dimostra che pseudo-civismo, conservatorismo, mancanza di coraggio e di lungimiranza (affidandosi sempre ai soliti nomi e ai soliti volti) si trasformano, alla fine, in disaffezione e sconfitta!!!

Buon lavoro, Manuel Minervini ✊🏽

IL SOLITO COPIONE: MENZOGNE E SILENZIC'è una costante nella vita pubblica di questa città: prima arrivano gli annunci; p...
07/06/2026

IL SOLITO COPIONE: MENZOGNE E SILENZI

C'è una costante nella vita pubblica di questa città: prima arrivano gli annunci; poi arrivano i fatti; infine, quando i fatti smentiscono gli annunci, arriva il silenzio.

È accaduto per l'ospedale. Accade oggi per il quarto lotto della Teramo Mare.

Per anni il sindaco e la maggioranza hanno raccontato ai cittadini una storia semplice: l'opera era sostanzialmente pronta, i lavori imminenti, gli ostacoli superati. Chi osava sollevare dubbi veniva trattato come un disfattista, un pessimista professionale, un nemico del progresso.

Poi, come spesso accade, sopraggiungono i documenti. E i documenti hanno il difetto di non rilasciare interviste sensazionalistiche.

L'ultima nota del Ministero della Cultura racconta infatti una realtà molto diversa da quella descritta nelle interviste trionfali del primo cittadino giuliese o del consigliere di maggioranza Paolo Bonaduce. Persistono criticità, persistono interferenze con aree tutelate, persistono problemi ambientali e paesaggistici tali da richiedere ulteriori approfondimenti e nuove soluzioni progettuali. Ora anche nel tratto terminale che interessa il territorio di Giulianova.

Non esattamente il quadro di un'opera pronta a partire il giorno dopo.

Ma il dato più significativo è forse un altro. Mentre altri enti discutono, osservano, chiedono modifiche e approfondimenti, l'amministrazione comunale di Giulianova continua a distinguersi per una singolare capacità: arrivare sempre dopo. Assente quando si svolgono i confronti decisivi (ad esempio le Conferenze dei servizi). Loquace quando c'è da annunciare. MUTA QUANDO LA REALTÀ PRESENTA IL CONTO.

E così il copione si ripete. Prima le rassicurazioni. Poi le smentite contenute negli atti ufficiali. Infine il silenzio.

E una città che viene informata a colpi di slogan e lasciata sola davanti ai fatti merita, quantomeno, una spiegazione. O, per una volta, la verità.

06/06/2026

IL SILENZIO COMPLICE

A Giulianova, mentre il reparto di Psichiatria viene trasferito e, di fatto, cancellato dalla mappa dell'ospedale cittadino, c'è un'intera amministrazione comunale che sembra aver scelto la più comoda delle posizioni: quella dello spettatore muto. Non una protesta, non una parola netta, non un gesto pubblico capace di dire ai cittadini da che parte stia chi governa la città.

Si sceglie la via del silenzio, sì, per non disturbare il manovratore.

Si tace mentre altri decidono. Si tace mentre l'azienda sanitaria ridisegna la geografia dei servizi. Si tace mentre l'assessorato regionale alla sanità procede lungo una strada che, da anni, porta verso un progressivo ridimensionamento del presidio ospedaliero giuliese.

Eppure, le parole non mancano mai quando si tratta di tagliare un nastro o di celebrare un successo. Diventano invece merce rarissima quando occorre difendere un diritto, contestare una decisione, alzare la voce contro chi, pezzo dopo pezzo, sta svuotando il nostro ospedale.

Perché è di questo che si tratta.

Le chiusure non arrivano mai tutte insieme. Procedono con la pazienza dell'acqua che scava la pietra. Un reparto oggi, un servizio domani, una funzione dopodomani. Finché un giorno ci si accorge che ciò che era un ospedale è diventato soltanto il ricordo di un ospedale.

E pensare che la politica (quella vera, perché questa non è politica, ma affarismo) nasce esattamente per il contrario: per opporsi a decisioni definite "inevitabili" quando esse danneggiano una comunità.

Per questo il silenzio dell'amministrazione pesa più della decisione stessa. Perché una scelta dell'azienda sanitaria può essere contestata. Una decisione regionale può essere combattuta. Ma quando chi rappresenta una città rinuncia persino a dissentire, allora il problema smette di essere sanitario e diventa democratico.

La chiusura del reparto di Psichiatria è una ferita. E il silenzio di chi dovrebbe difendere Giulianova è la prova che qualcuno ha già smesso di curarla.

21/05/2026

L’ipocrisia non ha mai fine

Oggi vediamo la nostra Presidente del Consiglio e mezza politica italiana indignarsi per le immagini dei volontari della flottilla legati e derisi dal ministro fascista Ben-Gvir. Quelle immagini sono agghiaccianti, ma vi accorgete solo ora della natura di questi personaggi? Non sapevate chi fossero mentre giustificavate un genocidio e vendevate armi a Israele?
E ora, signora presidente del consiglio, mentre finge di pretendere delle scuse dal governo israeliano lo sa cosa sta succedendo nei nostri tribunali a causa delle vostre leggi?
Pochi giorni fa, il 14 aprile, il Tribunale di Campobasso ha condannato a quattro anni di carcere Ahmad Salem, un ragazzo palestinese di 25 anni scappato dal campo profughi di Al-Baddawi in Libano, che aveva chiesto asilo politico in Italia. Ha perso 73 familiari a Gaza sotto i bombardamenti. Settantatré.
Qual è il suo crimine? Ahmad aveva semplicemente sul telefono dei video e delle foto riguardanti la distruzione della sua terra e la resistenza del suo popolo, gli stessi video che circolano su YouTube e sui canali d’informazione. È bastato questo per essere condannato a quattro per auto-addestramento e propaganda.
La vicenda di Ahmad è uno dei primissimi casi di applicazione dell’articolo 270-quinquies.3 (soprannominato l’articolo del terrorismo della parola) introdotto dal decreto sicurezza (convertito in legge nell’aprile scorso) che ha allargato a dismisura i reati di opinione e detenzione di materiale informatico, trasformando la solidarietà e l'informazione sulla Palestina in un reato.
Le parole di Ahmad in aula pesano, ma forse voi non volete ascoltarle:
“Tutti i giorni apro il telefono e vedo video di bambini fatti a pezzi. Voi come reagireste? In ogni Paese in cui c’è la guerra, in Ucraina per esempio, le persone hanno video sulla guerra. Li arrestereste tutti, allora?”
Siamo arrivati al punto che nel nostro Paese si può andare in cella per aver condiviso il dolore e lo sterminio del proprio popolo. In Italia un palestinese non può nemmeno gridare di rabbia per l’uccisione di settantatré membri della propria famiglia.
Questi sono provvedimenti fascisti, non ci sono altre parole per definirli. Sono leggi non troppo lontane da quelle che approverebbero personaggi come Ben-Gvir.

13/05/2026

A CHI "APPARTIENE" IL LUNGOMARE MONUMENTALE DI GIULIANOVA?
Alla comunità cittadina o a pochi "eletti" (nel vero senso della parola)?
Come è possibile tutto ciò? Il verde urbano e il patrimonio arboreo utilizzati per scopi personali — come se fossero proprietà del singolo, e non della collettività — da chi quel patrimonio dovrebbe difenderlo, tutelarlo e gestirlo al meglio.
Co.n.al.pa. Delegazione Giulianova che dice?

Indecente!!! Da guardare con attenzione 👇🏽

DIO È MORTO!
05/05/2026

DIO È MORTO!

L’odio

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro.
– lui solo.

(Szymborska)

Ormai ogni argine è stato rotto, nel silenzio e nella complicità del mondo Israele ha compreso che può spingersi oltre ogni limite immaginato precedentemente. L’orrore è stato sdoganato e reso ammissibile. La torta decorata con un cappio del ministro Ben Gvir è il manifesto di un potere ripugnante che non si nasconde più ed esibisce il desiderio di uccidere il diverso come un trofeo politico.
Oggi l’odio è diventato l’architettura portante di azioni militari che non conoscono più limiti. Siamo arrivati a questo e chi ci governa pretende anche il nostro silenzio. Il presidente del Senato si è scagliato contro i volontari della Flottilla: “Sono manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio” e ha poi aggiunto: “se hai la fortuna che ti fermino per tre o quattro ore puoi gridare che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti e a cui aspirare”. Lo vada a dire a Thiago Avila e Saif Abukeshek, lo dica alle loro famiglie, abbia il coraggio di ripeterlo a chi cerca di fare qualcosa contro il male dilagante.
D’altronde lei e la presidente del consiglio sarete felici delle parole del Ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar che ha tenuto a sottolineare come l’Italia sia il Paese che più di ogni altro sta fornendo supporto e vicinanza a Israele. Grazie per averci resi ancora una volta complici, grazie per averci reso il Paese “che sta difendendo Israele dai tentativi di imporgli sanzioni in seno all’Unione Europea”.
Se Israele agisce con la convinzione di poter fare ciò che vuole è anche colpa vostra, è colpa dei vostri sguardi bassi, delle vostre schiene piegate, delle vostre bocche cucite.
Mentre voi deridete chi rischia la vita per un barlume di giustizia, sappiate che la dignità di questa Nazione (come vi piace chiamarla) non abita nei vostri palazzi, ma viaggia su quelle navi che voi riuscite persino a insultare.
Nulla vi salverà dal giudizio della storia, le complicità di oggi diventeranno le macchie indelebili di domani. Nessun revisionismo potrà riabilitare chi, davanti all’orrore, ha scelto di farsi scudo al carnefice invece che voce della vittima.

E le genti che passerannomi diranno: "Che bel fior!".E questo è il fiore del partigiano,o bella, ciao! bella, ciao! bell...
26/04/2026

E le genti che passeranno
mi diranno: "Che bel fior!".
E questo è il fiore del partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà! ✊🏽🌷❤️

«Diranno: "Che bel fior!"». Sì. Perché la Resistenza non fu solo un fatto d'armi: fu anche un’esplosione linguistica, il rifiuto di quella 'lingua di legno', di quella "lingua del manganello" che ancora oggi, tra aberranti Decreti Sicurezza e repressione del dissenso, tenta di soffocarci.

E così, ieri pomeriggio, abbiamo voluto dar voce a quella resistenza linguistica, a quelle parole ostinate. Parole estratte come pietre preziose dalle miniere del tempo passato, ma con lo sguardo rivolto al presente e al futuro, cercando il lume d'una liberazione ancora tutta da compiere...

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