17/05/2026
Ogni epoca ha avuto il suo modo di guardare la guerra: attraverso le parole dei cronisti, le
immagini dei reporter, le testimonianze dei sopravvissuti. Ma oggi viviamo in un tempo in
cui la guerra si consuma anche sugli schermi, dentro i feed dei social network, nei video di
pochi secondi che scorrono tra una canzone e un balletto”.
Con questa riflessione, si è aperto il convegno tematico “La guerra in un reel. La narrazione
dei conflitti nell’era delle fake news”, tenuto da Francesco Pira, Professore Associato di
Sociologia dell’Università di Messina.
L’incontro si è svolto giovedì 14 maggio 2026 presso l’Aula Magna dell’Istituto Pantano di
Riposto, per le quinte classi del Liceo delle Scienze Umane “M.Amari”.
Il convegno, realizzato grazie all’iniziativa delle docenti di Filosofia e Scienze Umane
Deborah Bonomo, Indira Portale, Angela La Spina e della tirocinante Marika Mannino, ha
permesso alle studentesse a agli studenti di approfondire dinamiche che riguardano la
nostra quotidianità di utenti digitali. Come sottolineato nell’introduzione dalla Prof.ssa Grazia
Carota, oggi è sempre più complesso districarsi tra informazioni e disinformazione.
Informazioni in cui una cruda realtà, come un’azione militare, viene trasformata su Instagram
dall’account della Casa Bianca, in un reel simile ad un trailer cinematografico, dove missili
e jet da combattimento sono accompagnati dalla musica della Macarena. La musica che
anestetizza il senso della tragedia e che trasforma la guerra in mero spettacolo.
Il Prof. Pira, durante il suo intervento, guida le ragazze ed i ragazzi attraverso i paradossi
del digitale: la realtà che supera la fantasia, le connessioni virtuali scambiate per amicizie
reali, gli influencer arruolati dai governi per raccontare i conflitti quasi fossero un party in cui
ci si fa i selfie, fino alla spettacolarizzazione del dolore e all’insidia dei deep fake.
E ancora, il fenomeno delle “Echo Chambers”, bolle informative proposte dagli algoritmi,
che alimentano il cosiddetto pregiudizio di conferma, portandoci a credere solo alle notizie
che confermano ciò che già pensiamo.
Questi profondi fenomeni sociologici hanno stimolato un vivo dibattito in cui studentesse e
studenti hanno sollevato interrogativi cruciali: “Come possiamo distinguere un’informazione
da una fake news?” E poi: “La scuola è ancora in grado di fornirci degli strumenti critici per
vivere ed usare le nuove tecnologie senza rischi?
il Prof. Pira, ha fornito risposta con messaggi di fiducia sostenendo che la scuola, rimane
l’agenzia educativa ed il luogo di crescita e cultura più sicuro del mondo contemporaneo e
che proprio per questo, tra le discipline didattiche, dovrebbero essere introdotte delle ore di
Etica della Comunicazione, per vivere con consapevolezza il mondo virtuale ed utilizzare le
nuove tecnologie per trarre dei benefici.
Quelle stesse tecnologie - conclude il Prof. Pira - come L’intelligenza Artificiale, che non
rappresenta il male, ma che essendo stata creata dall’uomo, deve essere guidata dall’uomo per essere strumento di conoscenza, di trasparenza, di pace.