08/08/2025
RICORSO AL TAR PRESENTATO DALL’ASSOCIAZIONE FAUNISTICA VENATORIA VAL CLAREA, COSTITUZIONE IN GIUDIZIO
ll Sindaco Enzo Campo Bagattin utilizza 5.000 euro, provenienti dall’avanzo di amministrazione, per difendersi al TAR in merito al bando per l’assegnazione dell’azienda faunistico-venatoria.
Dopo l’ordinanza sui camper, l’abbandono del verde pubblico, la chiusura della scuola e i danni provocati dalla mancata manutenzione dei canali a cielo aperto, il Sindaco inciampa ancora in un nuovo scivolone.
Una vicenda delicata questa, gestita con leggerezza: la concessione dell’azienda scadeva a gennaio 2025, ma l’amministrazione comunale ha deciso di prorogarla per l’intero anno, presumibilmente per guadagnare tempo. Parallelamente, è stato comunque pubblicato un bando per l’assegnazione della gestione dell’Azienda faunistico venatoria.
Al bando hanno partecipato tre concorrenti e, nel mese di giugno, la commissione comunale ha definito la graduatoria. Il vincitore, però, a causa della proroga, non potrà subentrare nella gestione fino a gennaio 2026.
La questione dell’azienda venatoria è da tempo oggetto di discussione in paese, ma oggi emergono nuove ombre. I terreni comunali inclusi nella concessione non sono contigui, e l’area dell’azienda si estende in gran parte su proprietà private. La raccolta delle adesioni da parte dei privati fu avviata anni fa sotto l’amministrazione del sindaco Vayr. Oggi molti cittadini si domandano: quelle concessioni erano regolari? E, se sì, le firme raccolte vent’anni fa sono ancora valide?
Su questi punti la minoranza ha presentato un’interrogazione al sindaco, il quale ha risposto che non è una competenza comunale e che i cittadini dovrebbero rivolgersi alla Regione, ente titolato a rilasciare la concessione.
Nel frattempo, la situazione si complica ulteriormente: si parla di incontri con le associazioni, di promesse di finanziamenti, di una corsa alla raccolta di nuove adesioni da parte dei proprietari terrieri. La confusione regna. Il gestore uscente ha impugnato il bando e il vincitore, che si era già esposto pubblicamente e operativamente, si ritrova ora con poco o nulla in mano: solo una parte dell’azienda, costituita dai terreni comunali – non contigui – e con una significativa porzione ricadente in area SIC.