Si Cobas Genova

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20/06/2026
NÈ A DIANO NÉ ALTROVE VUOL DIRE DA NESSUNA PARTE! NO CPR! FERMIAMO LA MACCHINA DELLE ESPULSIONI! 🤜⛓️✈️In una disgustosa ...
17/06/2026

NÈ A DIANO NÉ ALTROVE VUOL DIRE DA NESSUNA PARTE!
NO CPR! FERMIAMO LA MACCHINA DELLE ESPULSIONI! 🤜⛓️✈️

In una disgustosa rincorsa con la destra sui temi dell' immigrazione, la sindaca Silvia Salis chiede (e non è la prima volta...) più deportazioni e più efficienza nella macchina delle espulsioni. Piantedosi coglie la palla al balzo "giusto, subito un CPR a Genova!", ma oltre gli annunci spot, la realtà è che i principali leader di governo e opposizione usano ormai la stessa retorica e lo stesso linguaggio: ai problemi sociali, alla povertà e alla disoccupazione si risponde mettendo i penultimi contro gli ultimi, alimentando i discorsi di odio contro i nostri fratelli e sorelle di classe, i nostri amici, familiari, colleghi e colleghe, vicini e vicine di casa, i nostri compagni e le nostre compagne.

Un anno fa abbiamo manifestato in centinaia a Diano Marina in provincia di Imperia per dire che non accetteremo mai un CPR sul nostro territorio e per esprimere la nostra solidarietà a chi lotta dentro e fuori quelle mura per abbatterle.

Nuove leggi e decreti mettono in pericolo immediato migliaia di proletari e proletarie, in primis quelli/e impegnati/e nelle lotte per migliori condizioni di lavoro, per il diritto alla casa e ai documenti, nelle manifestazioni contro la guerra e a sostegno della Palestina.

Non solo non accetteremo mai un CPR né sul nostro territorio né altrove (proprio in questi giorni ci si organizza anche in Campania e in Toscana contro nuovi progetti di apertura), ma denunciamo che Genova, come altri territori, è già parte integrante della macchina delle espulsioni, e a dirlo non siamo solo noi ma la sindaca!

Lo dice con orgoglio: la "sua" polizia a Genova già si occupa di rastrellare gli stranieri, nei tristemento noti "pattuglioni stile ICE" finalizzati deportare nel CPR di Torino, ma purtroppo con suo grande disappunto "i giudici li liberano" e non si riesce a deportarli tutti.

Anche senza un CPR 'in loco, i tentacoli della detenzione amministrativa già arrivano sui sentieri di Ventimiglia e nei vicoli di Genova, si intrecciano con quelli del girone infernale del sistema penitenziario, dei ghetti del caporalato e del business dell'accoglienza , non è contro un progetto ipotetico e futuro che dobbiamo organizzarci, ma contro un attacco gravissimo già in corso alle lavoratrici e ai lavoratori immigrati.

Né a Diano né a Genova né altrove: no CPR!
Fermiamo la macchina delle espulsioni e del razzismo sistemico istituzionale e padronale!

Solidarietà di classe a tutte le lavoratrici e i lavoratori immigrati contro gli attacchi razzisti, fascisti e terroristi che arrivano dai padroni, dall' estrema destra e dal 'campo largo!

29/05/2026

Anche da Genova presenti sotto la Prefettura di Alessandria! Contro le guerre del capitale, sciopero generale! ✊🔥

🔥🔥 29 MAGGIO, SCIOPERO GENERALE! ORE 10.30 TUTTI SOTTO LA PREFETTURA DI ALESSANDRIA! 🚍 PULLMAN IN PARTENZA DA GENOVA!Il ...
28/05/2026

🔥🔥 29 MAGGIO, SCIOPERO GENERALE! ORE 10.30 TUTTI SOTTO LA PREFETTURA DI ALESSANDRIA! 🚍 PULLMAN IN PARTENZA DA GENOVA!

Il S.I. Cobas, assieme alle principali sigle del sindacalismo di base, ha proclamato per il 29 maggio lo sciopero generale nazionale di tutti i settori di lavoro, pubblici e privati.

Uno sciopero non solo giusto, ma indispensabile, di fronte all’attacco sempre più pesante che padroni e governo stanno portando a tutti i lavoratori.

Ormai da tempo i salari dei lavoratori e delle lavoratrici non bastano più ad arrivare a fine mese, i prezzi del cibo, della benzina, dei principali generi di consumo crescono di giorno in giorno, alimentati dalla guerra in Medio Oriente, dai dazi, dalla crisi generale che investe il sistema capitalistico e accende lo scontro fra tutti gli Stati.

Il governo Meloni, la Confindustria, il grande capitale nostrano sono in prima fila in questo scontro per ritagliarsi la loro fetta di torta. Ma i loro profitti non sono altro che l’altra faccia dello sfruttamento sui posti di lavoro, dell’aumento degli orari di lavoro, del taglio dei nostri diritti, a cominciare dal più importante di tutti: il diritto di sciopero.

La delibera della Commissione di Garanzia sugli scioperi, per sottoporre tutto il settore della logistica ai vincoli che già investono i servizi essenziali, ha infatti l’obiettivo di azzerare il conflitto e l'agibilità sindacale in un settore che ha saputo conquistare con la lotta aumenti di salario e migliori condizioni di lavoro e si è rivelato punto di riferimento centrale per l’opposizione alla guerra e alla complicità del governo italiano nel genocidio del popolo palestinese.

Senza una forte risposta di tutti i settori di lavoro, non ci potrà essere nessun argine alle pretese dei padroni e del governo.

La sempre piú larga imposizione di una vera e propria "economia di guerra", i cui costi pagano i proletari, non fa altro che dirottare una montagna di miliardi dalla sanità pubblica, dai trasporti, dall’edilizia popolare, dall’istruzione, verso il riarmo, verso la preparazione delle guerre future, verso la militarizzazione della vita sociale.

Contemporaneamente, la maggioranza di governo, senza incontrare alcuna vera opposizione, procede come un rullo compressore per varare decreti sicurezza contro le lotte operaie, sociali, per la casa, ripristinando il fermo di polizia, coordinando l’azione di Prefetture e Questure nel comminare fogli di via e multe, fomentando il razzismo contro gli immigrati; mentre lo stesso governo continua, anche in questi giorni, a balbettare vergognosamente rispetto il sequestro e le torture di cui il regime sionista di Israele si è reso protagonista nei confronti degli attivisti della Global Sumud Flotilla, rendendo ancora piú evidenti le pratiche colonialiste che il popolo palestinese subisce quotidianamente, dentro e fuori quella che ancora qualcuno ha il coraggio di definire "l'unica democrazia del medioriente"!

L'aumento dello sfruttamento nei posti di lavoro, della precarietà sociale, dell'inflazione crescente non sono quindi altro che l’altra faccia dell’azione del governo sul piano internazionale, della sua complicità col genocidio del popolo palestinese, del riarmo, del sempre maggiore predominio dell’industria bellica.

I lavoratori e le lavoratrici possono difendersi efficacemente solo tenendo insieme questi due livelli, avendo consapevolezza che la mano che sfrutta è la stessa che bombarda e semina morte in tutto il mondo!

Proprio per questo, in occasione della giornata di sciopero generale del 29 Maggio, facciamo appello a tutti i lavoratori e lavoratrici, alle realtá sociali e politiche del territorio e a tutti i cittadini ad aderire alla giornata di mobilitazione, partecipando al presidio che a partire dalle ore 10.30, si concentrerá sotto la prefettura di Alessandria, a piazza della Libertà!

🔥 CONTRO GUERRE E GENOCIDIO! CONTRO ECONOMIA DI GUERRA E DECRETI SICUREZZA!

🔥 PER FORTI AUMENTI SALARIALI, IL RIPRISTINO DELLA SCALA MOBILE, LA DIFESA DELLE PENSIONI, IL DIRITTO ALLA CASA!

🔥 PER LA DIFESA DEL DIRITTO DI SCIOPERO E CONTRO LA LEGGE 146/90!

Questo 1 maggio è più importante che mai scendere in piazza come lavoratori e lavoratrici:-  contro ogni restrizione del...
30/04/2026

Questo 1 maggio è più importante che mai scendere in piazza come lavoratori e lavoratrici:

- contro ogni restrizione della libertà di sciopero e contro la legge 146/1990, che con la scusa dei servizi pubblici essenziali ingabbia in numerosi settori l'efficacia dello sciopero, unica arma per difendere le nostre condizioni di vita e di lavoro
- contro i decreti sicurezza del governo Meloni e contro l'economia di guerra che già oggi per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici vuol dire salari più bassi, orari più lunghi, ritmi più alti e un clima generale più oppressivo e repressivo nei luoghi di lavoro
-contro le guerre imperialiste, che estendono sempre di più la loro portata e violenza: dall'aggressione all'Iran e alle popolazioni di tutto il Medio Oriente, a partire dal genocidio palestinese, alla continuazione della guerra in Ucraina, passando per le aggressioni al Venezuela, la lacerazione del Sudan e innumerevoli altri conflitti che ci trascinano lentamente verso una deriva di guerra globale
- contro la precarietà sempre più diffusa, di cui sono protagoniste le agenzie interinali e il sistema degli appalti e subappalti, l'abbattimento dei servizi pubblici di cui usufruiscono per primi lavoratori e lavoratrici in favore delle spese militari, il ricatto dei salari da fame e della disoccupazione senza garanzia salariale
- per forti aumenti di salario che recuperino le mensilità p***e con il carovita e la riduzione di orario di lavoro a parità di salario per contrastare i licenziamenti dovuti agli aumenti di produttività

Il 1 maggio è una giornata di lotta internazionale, uniamoci per migliorare le nostre condizioni!

Si cobas

20/04/2026

Prefettura e Questura di Alessandria non ci fanno paura!

Volevano utilizzare per la prima volta in Italia il decreto sicurezza contro gli scioperi scegliendo una zona periferica di provincia per far passare tutto in sordina: non glielo abbiamo permesso!

In centinaia abbiamo attraversato il centro di Alessandria sabato in solidarietà ai lavoratori e agli operatori sindacali colpiti da multe e fogli di via!

Toccano uno toccano tutti non è solo uno slogan ma la nostra indicazione di lotta.

Se i padroni del distretto logistico di Tortona e Rivalta Scrivia, retroporto di Genova, pensavano di liberarsi del Si Cobas sbagliavano di grosso : noi da qui non ce ne andiamo!!

DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO!📣📣SABATO 18 APRILE TUTTI IN PIAZZA AD ALESSANDRIA CONTRO LA REPRESSIONE 🚌🚩pullman da G...
12/04/2026

DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO!📣📣
SABATO 18 APRILE TUTTI IN PIAZZA AD ALESSANDRIA
CONTRO LA REPRESSIONE
🚌🚩pullman da Genova
✍️scrivici per prenotarti!

BASTA DECRETI "SICUREZZA", MULTE E FOGLI DI VIA CONTRO I LAVORATORI IN SCIOPERO

Mentre il settore della logistica cresce senza sosta, con l'apertura di nuovi magazzini e poli logistici in tutta la provincia alessandrina, le istituzioni del territorio, più che interrogarsi sulle condizioni di lavoro in questi stabilimenti, sembrano oggi per lo più occupate a colpire e reprimere le lotte dei lavoratori che, proprio all'interno di questo settore, si stanno moltiplicando, rivendicando un lavoro stabile e sicuro e in generale migliori condizioni salariali e contrattuali.
Il diffondersi di lotte e scioperi, come il rafforzamento delle organizzazioni del sindacalismo combattivo sul territorio viene vissuto da padroni, prefettura e questura come un vero e proprio pericolo.
Nessuno deve disturbare il manovratore.
Gli investimenti milionari che i principali gruppi multinazionali della logistica stanno effettuando sul territorio non possono essere messi in discussione, tanto meno proprio da quei lavoratori per lo più "pezzenti" e magari immigrati, che invece, a dire di qualcuno, dovrebbero lavorare a testa bassa, senza tante storie.
È in questo quadro che s'inserisce il gravissimo attacco repressivo che in questi giorni prefettura e questura di Alessandria stanno muovendo contro lavoratori, attivisti sindacali, solidali che avevano partecipato agli scioperi nelle ultime settimane presso il magazzino Arcese di Tortona, come in quelli della Coop di Serravalle, notificando aperture d'indagini, comminando fogli di via dal comune di Tortona ai sindacalisti del SI Cobas e sanzioni amministrative fino a 10.000 euro per gli organizzatori delle proteste.

Si tratta della prima applicazione sul territorio italiano, in occasione di una vertenza sindacale, del recente, quanto famigerato, decreto "sicurezza" - d.l. 23 del 24 febbraio 2026, peraltro ancora in fase di conversione parlamentare - utilizzato in questa occasione contro uno sciopero di lavoratori, che viene colpito con queste pesanti ammende, perché avrebbe avuto l'ardire di organizzare un'iniziativa "artatamente non preavvisata, anche al fine di cagionare un elevato danno economico all'azienda indicata e guadagnare un maggior potere negoziale".

Verrebbe da chiedersi: ma che altro dovrebbe fare uno sciopero, se non costruire un'iniziativa di lotta che prenda di sorpresa il padrone, che sia in grado di interrompere realmente l'attività lavorativa e produttiva, che possa costringerlo a sedersi a un tavolo per trattare?

Il messaggio però dell'attacco repressivo è chiaro e tradotto dal linguaggio poliziesco dice: non sono più ammessi scioperi veri.
Bisogna colpire queste pratiche di lotta e gli scioperi "non telefonati" che sono l'unica arma in mano ai lavoratori e lavoratrici per difendersi e migliorare le proprie condizioni di vita.
Non siamo certo ingenui e capiamo benissimo che quello che sta succedendo oggi ad Alessandria è solo l'anticipazione locale di una stretta repressiva molto più larga che sta marciando in tutto il paese che è fatta di continue limitazioni all'agibilità politica e sindacale di chi lotta, delle persistenti limitazioni al diritto di sciopero, della continua produzione di nuovi pacchetti "sicurezza", dell'ostinata criminalizzazione di tutti i movimenti sociali e di protesta, della militarizzazione della vita politica e sociale.
La feroce repressione che ha colpito il movimento per la Palestina, l'attacco alle realtà sociali e agli spazi occupati, la continua criminalizzazione di chi lotta, resiste a uno sfratto, si mobilita per l'ambiente, sciopera sul proprio posto di lavoro, il recente tentativo da parte della Commissione di Garanzia, di estendere anche al settore della logistica l'applicazione della l.146/90, che norma le modalità di sciopero nei settori dei servizi pubblici ed essenziali, sono tutti elementi che vanno proprio in questa direzione.
La tendenza generale alla guerra, gli interessi dell'imperialismo italiano e del "partito bipartisan della guerra" nel partecipare all'accaparramento di risorse e sfere d'influenza in giro per il mondo, la necessità d'imporre una vera e propria economia di guerra di cui tutti noi percepiamo oggi i primi costi, necessitano di un fronte interno pacificato, senza contrasto, senza conflitto, senza scioperi e proteste.

Ed è in questo senso che governo, prefetture e questure si muovono e si muoveranno sempre più.
A fronte di questo quadro la ripresa più complessiva degli scioperi, delle manifestazioni e delle mobilitazioni dei lavoratori, degli studenti, disoccupati, giovani e donne è sempre più necessaria.
Innanzitutto a partire dal territorio di Alessandria, dove la necessità preventiva di fermare le lotte, spinge la repressione a utilizzare fin da subito il nuovo decreto sicurezza, proprio nella fretta di provare a spegnere ogni possibilità di allargamento delle lotte, che non solo mettono in discussione lo sfruttamento all'interno di fabbriche e magazzini, ma contrastano nei fatti questa tendenza sempre più marcata alla militarizzazione e all'economia di guerra, che impegna sempre più risorse per la spesa militare, togliendole ai salari e alle spese sociali, come dimostrato, proprio in questi giorni, dal blocco da parte del governo di 971 milioni di euro, originariamente destinati all'edilizia popolare.

Proprio per questo ci appelliamo a tutte le realtà sindacali, sociali e politiche del territorio per partecipare e aderire alla manifestazione del 18 aprile che vogliamo costruire insieme a tanti lavoratori e lavoratrici, in risposta all'attacco al diritto di sciopero che la Questura e la Prefettura di Alessandria vorrebbero portare avanti nel silenzio generale.
Il 18 aprile costruiamo un corteo operaio e popolare che attraversi il centro della città, sfili proprio sotto quei palazzi che oggi, in complicità con gli interessi padronali, mettono in discussione il diritto di sciopero, l'agibilità politica e sindacale dei lavoratori e delle organizzazioni del sindacalismo conflittuale.
Facciamo appello ai tanti lavoratori e lavoratrici, agli studenti, ai disoccupati, ai movimenti ecologisti e femministi anche delle altre città d'Italia, con cui abbiamo condiviso tanti momenti di sciopero e di lotta negli scorsi anni, di scendere in piazza il 18 assieme a noi, assieme a quei lavoratori, militanti sindacali e politici oggi colpiti dalla repressione, dalle multe e dai fogli di via!
Difendiamo il diritto di sciopero, con la lotta!
Mobilitiamoci contro lo stato di polizia e l'economia di guerra! Sabato 18 aprile, tutti in piazza ad Alessandria, concentramento ore 15, in Piazza Matteotti!
Il nemico è in casa nostra... sono i padroni e i loro governi!

SI Cobas Alessandria e Tortona

11/04/2026

CONTRO LA REPRESSIONE, DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO! SABATO 18 APRILE, TUTTI IN PIAZZA AD ALESSANDRIA!
BASTA DECRETI "SICUREZZA", MULTE E FOGLI DI VIA, CONTRO CHI SCIOPERA!

Mentre il settore della logistica cresce senza sosta, con l'apertura di nuovi magazzini e poli logistici in tutta la provincia alessandrina, le istituzioni del territorio, più che interrogarsi sulle condizioni di lavoro in questi stabilimenti, sembrano oggi per lo più occupate a colpire e reprimere le lotte dei lavoratori che, proprio all'interno di questo settore, si stanno moltiplicando, rivendicando un lavoro stabile e sicuro e in generale migliori condizioni salariali e contrattuali.

Il diffondersi di lotte e scioperi, come il rafforzamento delle organizzazioni del sindacalismo combattivo sul territorio viene vissuto da padroni, Prefettura e Questura come un vero e proprio pericolo. Nessuno deve disturbare il manovratore. Gli investimenti milionari che i principali gruppi multinazionali della logistica stanno effettuando sul territorio non possono essere messi in discussione, tanto meno proprio da quei lavoratori per lo più "pezzenti" e magari immigrati, che invece, a dire di qualcuno, dovrebbero lavorare a testa bassa, senza tante storie.

È in questo quadro che s'inserisce il gravissimo attacco repressivo che in questi giorni Prefetto e Questore di Alessandria stanno muovendo contro lavoratori, attivisti sindacali, solidali che avevano partecipato agli scioperi nelle ultime settimane presso il magazzino Arcese di Tortona, come in quelli della Coop di Serravalle, notificando aperture d'indagini, comminando fogli di via dal comune di Tortona ai sindacalisti del S.I. Cobas e sanzioni amministrative fino a 10.000 euro per gli organizzatori delle proteste.

Si tratta della prima applicazione sul territorio italiano, in occasione di una vertenza sindacale, del recente, quanto famigerato, decreto "sicurezza" - D.L 23 del 24 febbraio 2026, peraltro ancora in fase di conversione parlamentare - utilizzato in questa occasione contro uno sciopero di lavoratori, che viene colpito con queste pesanti ammende, perché avrebbe avuto l'ardire di organizzare un'iniziativa "artatamente non preavvisata, anche al fine di cagionare un elevato danno economico all'azienda indicata e guadagnare un maggior potere negoziale".

Verrebbe da chiedersi: ma che altro dovrebbe fare uno sciopero, se non costruire un'iniziativa di lotta che prenda di sorpresa il padrone, che sia in grado di interrompere realmente l'attività lavorativa e produttiva, che possa costringerlo a sedersi a un tavolo per trattare?

Il messaggio però dell'attacco repressivo è chiaro e tradotto dal linguaggio poliziesco dice: non sono più ammessi scioperi veri. Bisogna colpire queste pratiche di lotta e gli scioperi "non telefonati" che sono l'unica arma in mano ai lavoratori e lavoratrici per difendersi e migliorare le proprie condizioni di vita.

Non siamo certo ingenui e capiamo benissimo che quello che sta succedendo oggi ad Alessandria è solo l'anticipazione locale di una stretta repressiva molto più larga che sta marciando in tutto il paese che è fatta di continue limitazioni all'agibilità politica e sindacale di chi lotta, delle persistenti limitazioni al diritto di sciopero, della continua produzione di nuovi pacchetti "sicurezza", dell'ostinata criminalizzazione di tutti i movimenti sociali e di protesta, della militarizzazione della vita politica e sociale.

La feroce repressione che ha colpito il movimento per la Palestina, l'attacco alle realtà sociali e agli spazi occupati, la continua criminalizzazione di chi lotta, resiste a uno sfratto, si mobilita per l'ambiente, sciopera sul proprio posto di lavoro, il recente tentativo da parte della Commissione di Garanzia, di estendere anche al settore della logistica l'applicazione della l.146/90, che norma le modalità di sciopero nei settori dei servizi pubblici ed essenziali, sono tutti elementi che vanno proprio in questa direzione.

La tendenza generale alla guerra, gli interessi dell'imperialismo italiano e del "partito bipartisan della guerra" nel partecipare all'accaparramento di risorse e sfere d'influenza in giro per il mondo, la necessità d'imporre una vera e propria economia di guerra di cui tutti noi percepiamo oggi i primi costi, necessitano di un fronte interno pacificato, senza contrasto, senza conflitto, senza scioperi e proteste. Ed è in questo senso che governo, prefetture e questure si muovono e si muoveranno sempre più.
A fronte di questo quadro la ripresa più complessiva degli scioperi, delle manifestazioni e delle mobilitazioni dei lavoratori, degli studenti, disoccupati, giovani e donne è sempre più necessaria.

Innanzitutto a partire dal territorio di Alessandria, dove la necessità preventiva di fermare le lotte, spinge la repressione a utilizzare fin da subito il nuovo decreto sicurezza, proprio nella fretta di provare a spegnere ogni possibilità di allargamento delle lotte, che non solo mettono in discussione lo sfruttamento all'interno di fabbriche e magazzini, ma contrastano nei fatti questa tendenza sempre più marcata alla militarizzazione e all'economia di guerra, che impegna sempre più risorse per la spesa militare, togliendole ai salari e alle spese sociali, come dimostrato, proprio in questi giorni, dal blocco da parte del governo di 971 milioni di euro, originariamente destinati all'edilizia popolare.

Proprio per questo ci appelliamo a tutte le realtà sindacali, sociali e politiche del territorio per partecipare e aderire alla manifestazione del 18 aprile che vogliamo costruire insieme a tanti lavoratori e lavoratrici, in risposta all'attacco al diritto di sciopero che la Questura e la Prefettura di Alessandria vorrebbero portare avanti nel silenzio generale.

Il 18 aprile costruiamo un corteo operaio e popolare che attraversi il centro della città, sfili proprio sotto quei palazzi che oggi, in complicità con gli interessi padronali, mettono in discussione il diritto di sciopero, l'agibilità politica e sindacale dei lavoratori e delle organizzazioni del sindacalismo conflittuale.
Facciamo appello ai tanti lavoratori e lavoratrici, agli studenti, ai disoccupati, ai movimenti ecologisti e femministi anche delle altre città d'Italia, con cui abbiamo condiviso tanti momenti di sciopero e di lotta negli scorsi anni, di scendere in piazza il 18 assieme a noi, assieme a quei lavoratori, militanti sindacali e politici oggi colpiti dalla repressione, dalle multe e dai fogli di via!

Difendiamo il diritto di sciopero, con la lotta! Mobilitiamoci contro lo stato di polizia e l'economia di guerra! Sabato 18 aprile, tutti in piazza ad Alessandria, concentramento ore 15, in Piazza Matteotti!

Il nemico è in casa nostra! Sono i padroni e i loro governi!

09/04/2026

L'attacco nel settore della logistica contro l'agibilità a scioperare, l'intensificarsi degli interventi militari per la contesa delle risorse e dell'egemonia globale, la normalizzazione della guerra, la corsa al riarmo e il genocidio in diretta, la precarietà, lo sfruttamento e lo stato di polizia dentro al quale si confinano tutti i tentativi di pacificazione sociale dei segmenti proletari più combattivi...

Sono i motivi per cui eravamo davanti alla Commissione di Garanzia degli scioperi a denunciare che l'estensione della Legge 146/90 alla logistica non può passare.

Grazie agli scioperi abbiamo bloccato tutto e fatto tremare i padroni.

Difendiamo la sola arma che abbiamo per contrastare crisi, sfruttamento e economia di guerra!

Indirizzo

Via Alla Porta Degli Archi 3/1
Genova
16121

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