29/09/2020
Pubblichiamo integralmente una lettera aperta che abbiamo scritto ai candidati Rettore dell'Università di Genova. Stralci della lettera sono apparsi sul Secolo XIX di oggi. Ci aspettiamo dai candidati Rettore delle risposte più approfondite sulle questioni concrete che poniamo.
LETTERA APERTA AI CANDIDATI RETTORE
Ai candidati Rettore dell’Università degli Studi di Genova,
siamo dottorand*, assegnist*, ricercatori/trici a tempo determinato, cultori/trici della materia, docenti a contratto, borsist* dell’Università di Genova.
La componente precaria che partecipa alla produzione del sapere e dell’apprendimento nelle Università italiane conta circa il 60% del personale docente e ricercatore, e anche nel nostro Ateneo
le proporzioni sono pressoché le stesse. Nonostante il peso oggettivo del precariato nell’organizzazione universitaria, di noi non si parla; la gran maggior parte dei precari – dipendendo
dalla categoria contrattuale – è inoltre esclusa dal voto del Rettore. In queste settimane di campagna elettorale abbiamo letto i vostri programmi e ascoltato i dibattiti a cui avete partecipato, ma non
abbiamo sentito nessuno dei candidati riflettere in modo profondo sulle condizioni della ricerca precaria nel nostro Ateneo. Anzi, al contrario, abbiamo sentito candidati Rettore sostenere che nel
lavoro accademico "la passione viene prima dello stipendio" e che gli assegni di sei mesi previsti dal Decreto semplificazioni sono "un'opportunità sia per i lavoratori che per i dipartimenti".
Se questa dinamica riflette la dimensione storica dell'istituzione in cui lavoriamo, la pandemia ha messo in chiara evidenza, nonché accentuato, i caratteri di diseguaglianza che connotano i diversi
status accademici: la limitazione o la sospensione dell’attività produttiva dei ricercatori precari ha messo e mette a rischio i destini dei contratti, gli esiti della valutazione, le possibilità di
avanzamento e la stessa continuità di reddito, in assenza di strumenti di welfare adeguati.
Denunciamo il silenzio assordante che in questi ultimi mesi ha avvolto la ripresa delle attività nelle accademie; anche le sporadiche dichiarazioni del ministro Manfredi propongono per il futuro
dell'Università le formule che negli ultimi dieci anni hanno reso le nostre biografie professionali sempre più precarie e le nostre Università sempre meno democratiche.
Pensiamo che sia necessaria una radicale inversione di rotta e crediamo fortemente che il futuro del nostro Paese debba essere costruito a partire da una nuova centralità dell'Università e dei saperi, da un cospicuo finanziamento pubblico della ricerca e da nuove prassi democratiche di reclutamento e di governance dei nostri Atenei. Vogliamo essere considerati al pari del peso che esprimiamo nella produzione del sapere e dell’attività universitaria; senza il lavoro precario l’Università non va avanti. Decidiamo quindi di prendere parola pubblicamente – in connessione con altre mobilitazioni precarie e reti a livello nazionale, come UniCovid-2020 – per chiedere un vostro posizionamento in merito al precariato e a possibili misure di stabilizzazione nel nostro Ateneo.
Vi chiediamo inoltre di esprimervi pubblicamente su una questione relativa al reclutamento universitario nel contesto post-pandemico. L’art. 238 del Decreto Rilancio prevede 1.607 assunzioni
di ricercatori, già previste dal Decreto Milleproroghe. A queste si aggiungono, a partire dal 2021, fondi per l’assunzione di ulteriori 3.333 ricercatori e ricercatrici in processo di stabilizzazione, per
un totale di 4.940 unità. Visti i 16.000 posti di strutturati persi dal 2008 ad oggi per via del blocco del turnover e dei mancati finanziamenti, e gli ulteriori 12.600 pensionamenti previsti nei prossimi cinque anni – per un totale di 28.600 posti in meno – la misura del Decreto Rilancio è, in ogni caso, del tutto insufficiente. Ma c’è di più: un elemento di questo articolo desta particolare
preoccupazione. Il comma 3, infatti, prevede che, qualora una quota delle risorse non fosse utilizzata per la stabilizzazione dei precari, essa possa essere impiegata per altre finalità decise
dall’Ateneo. Ci aspettiamo che il comma 3 non venga preso in considerazione, e che il fondo del Decreto Rilancio venga quindi utilizzato unicamente per il reclutamento. Chiediamo a voi candidati Rettore di posizionarvi pubblicamente su questo punto prima della seconda votazione.
Pensiamo sia necessario aprire urgentemente uno spazio di confronto democratico all’interno del nostro Ateneo, che coinvolga l’intera comunità accademica genovese per la costruzione di una
Università diversa.
Coordinamento ricercatori e ricercatrici precar* UniGe