05/11/2024
Ecco la mia intervista integrale a la Repubblica Genova 👇
«𝐍𝐨𝐧 𝐛𝐮𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐭𝐭𝐚»,
dice Armando Sanna, il candidato più votato della tornata elettorale ligure con 8041 preferenze sulla scheda, esattamente lo scarto con cui Bucci ha vinto le elezioni. Il consigliere regionale uscente, rieletto nelle fila del Pd, fa il suo appello a una settimana dal voto, con vista sul futuro. Confermando la propria disponibilità a un «ruolo» nella partita Comunali, e togliendosi più di qualche sassolino dalle scarpe dopo sei mesi di campagna elettorale.
«Sappiamo bene perché abbiamo perso, – è il suo pensiero – vediamo di farne tesoro per le prossime sfide».
𝐒𝐚𝐧𝐧𝐚, 𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐨' 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞' 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐭𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚. 𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞?
«No. L’analisi della sconfitta non l’abbiamo ancora affrontata perché i tempi sono questi, nessuno di noi è ancora stato nominato, solo in questa settimana avvieremo il confronto all’interno di partito e coalizione. Poi, certo, le ragioni della sconfitta le conosciamo, così come conosciamo la delusione per aver perso di così poco dopo una bellissima campagna elettorale e quattro anni all’opposizione in Regione di grande lavoro. Abbiamo perso perché ci sono mancati i voti nel ponente della regione, e nel Tigullio, e il grande risultato avuto nelle città come Genova non è servito a recuperare il divario».
𝐈𝐧 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐯𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚, 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚? 𝐈𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢, 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐢, 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞?
«Guardi, a differenza di quella di quattro anni fa, è stata una campagna elettorale giocata voto su voto, frutto di tanto lavoro, e una unità di fondo molto importante nel partito e nella coalizione. La vera autocritica, il tema sul quale serve farsi delle domande tutti, non solo a sinistra, deve riguardare quel 50 per cento e oltre di liguri che non ha votato. La vera sconfitta è quella. A maggior ragione dopo quello che è successo in Regione, e visti i motivi per cui si è andati a votare prima del dovuto, dobbiamo domandarci il perché non si riesca più a far ba***re i cuori delle persone. E tutti quanti, mica solo noi».
𝐂𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐡𝐚 𝐯𝐢𝐧𝐭𝐨, 𝐞 𝐯𝐨𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞'?
«Certo, puoi perdere di un punto come dieci, ma rimane una sconfitta. Abbiamo perso per la bassa affluenza, per le polemiche che ci sono state nei giorni prima del voto, forse pure perché siamo partiti un po’ tardi a farci vedere per le strade. Dove però dovremo farci vedere di più, e non solo in campagna elettorale».
𝐏𝐞𝐧𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐎𝐫𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐛𝐛𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐨 𝐬𝐢𝐚 𝐩𝐢𝐮' 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐏𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨?
«Quello lo sa lui, e lui deciderà. Se decidesse di rimanere alla Camera, continuerebbe a fare da punto di riferimento fondamentale per tutto il territorio in Parlamento, e nessuno si offenderebbe. Se decidesse di entrare in Consiglio regionale in Liguria, sarebbe un segnale molto importante. Sono state messe delle radici forti, in queste settimane di campagna elettorale, per questo dico questa sconfitta non va buttata via. E l’opposizione che ci aspetta nei prossimi anni avrà bisogno di alimentarle».
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢, 𝐜𝐢 𝐬𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚' 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐨𝐯𝐞𝐬𝐢? 𝐋𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐫𝐚' 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚' 𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨?
«Io non posso non dare la mia disponibilità a fare la mia parte nel processo di decisione. In parte per l’esperienza che ho, da ex sindaco. In parte per l’esperienza istituzionale maturata in Regione in questi anni di vice presidenza del Consiglio regionale, in parte per i voti che ho preso. È anche una questione di correttezza per le persone che mi hanno votato, e per il percorso che ho fatto. A questo giro ha votato il 5 per cento in meno dei liguri, e io ho preso 2mila voti in più. Qualcosa vorrà pur dire».
𝐃𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞, 𝐚𝐝 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐦𝐨𝐝𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐆𝐞𝐧𝐨𝐯𝐚?
«A Genova si parte da un dato elettorale importante, sia per il partito, sia per la coalizione. Mi auguro si riesca a partire per tempo con la scelta del candidato sindaco, a prescindere da chi sarà. E si imposti il lavoro che verrà sull’ascolto e il confronto con tutti, nessuno escluso. Nel partito, tra gli alleati, con le categorie. Io stesso ne vengo da mesi difficili, sono stato messo in croce solo per aver partecipato a un pranzo su uno yacht di un imprenditore, ma uno che fa politica con gli imprenditori e con chi crea lavoro ci deve parlare sempre, a prescindere dal dove».
𝐀𝐥𝐥𝐮𝐝𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐚𝐧𝐳𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐨 𝐲𝐚𝐜𝐡𝐭 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐝𝐨 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢? 𝐍𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐠𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐨, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐥’𝐞𝐱 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐓𝐨𝐭𝐢?
«Io so solo che mi è stato detto di tutto, per questo episodio, e sono stato ancora il più votato in Liguria. Mi sono preso palate di fango addosso, anche in questa campagna elettorale fino all'ultimo giorno, solo per aver incontrato un imprenditore sulla sua barca tre anni fa con il nostro ex presidente di Regione, che ha fatto anche il ministro. Ma uno che fa politica, un buon sindaco, deve parlare e ascoltare tutti e io in questi anni di imprenditori ne ho incontrati tanti nelle loro aziende. Chi crea posti di lavoro, come chi lavora. A contare non è il dove si va, ma cosa si fa, cosa si dice, come lo si dice, e cosa si decide. Se vogliamo tornare a governare, dobbiamo capire anche questo. Meno autoreferenzialità e più ascolto di tutti».
𝐂𝐡𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐨, 𝐩𝐞𝐫𝐨', 𝐥’𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨, 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚.
«Ribadisco, sono stato messo alla gogna per nulla e non mi riferisco al mio Partito. Anche se forse in alcune occasioni mi sarei aspettato una posizione più netta sulla vicenda anche da parte loro. L'abusata 'mancanza di moralità' di cui molti si sono riempiti la bocca, credo vada decisamente cercata altrove.
Le decisioni politiche vanno prese nelle sedi opportune, concordo. Ma l’ascolto si pratica ovunque. Distinguiamo queste due cose. Chi vuole fare il sindaco, soprattutto, deve saper incontrare tutti.»
E Voi, cosa ne pensate?