Il parco storico di Villa Cappello detta Imperiale a Galliera Veneta
Nella fertile e laboriosa campagna veneta, là dove mirabili gemme preziose di cui respiriamo la bellezza come le città fortificate di Cittadella o Castelfranco, e l’occhio si perde nell’infinito piacere alla vista di Bassano, Marostica o Asolo, in quella terra generosa nella quale la cultura e l’arte si dimostrano risorsa incred
ibile, è adagiata silente e solenne Villa Cappello, espressione di quel bisogno veneziano di ritorno alla terraferma e alla campagna, che, in una città fatta di strette calli e di orizzonti lagunari, era divenuta quasi un mito. La conquista veneziana della Terraferma veneto-friulana, compiutasi tra il XIV e il XV secolo, comportò un sempre maggiore interessamento dell'aristocrazia veneto-veneziana per i possedimenti fondiari. Alle sfarzose proprietà si accompagnarono grandi investimenti in agricoltura, spesso derivati dai redditi mercantili delle famiglie, ma che furono poi remunerati dalla produttività delle tenute. Il simbolo di questo mondo fu la villa veneta, in cui si affiancavano sia l'estetica e la grandiosità della residenza signorile, sia gli edifici necessari alla gestione della tenuta circostante. Il Veneto elaborò una peculiare invenzione: la barchessa, cioè una costruzione unitaria, generalmente allungata, in cui raccogliere sotto un unico tetto le varie esigenze rustiche. I documenti più antichi attestano alla nobile famiglia veneziana dei Cappello la proprietà del primo nucleo della tenuta a Galliera già dai primi anni del XVI secolo. L’intervento di ampliamento del palazzo va di pari passo con l’aumento delle proprietà terriere e la derivazione dell’acqua del fiume Brenta con la realizzazione di un’apposita roggia ad alimentare cartiere, mulini, magli e la costruzione di un brolo di venticinque ettari e di un grandioso parco all’italiana. Questa l’attrattiva maggiore tra tutte per i veneziani che passavano la loro vita in città, rinchiusi tra le pietre delle case e le onde del mare, con poca possibilità di ammirare un verde aperto e sconfinato. La straordinaria struttura architettonica favorì e provocò un'intensa fioritura di tutte le arti decorative connesse con l'architettura: scultura e decorazione, ebanisteria e forgiatura dei metalli, arte dei giardini e regolazione delle acque necessarie a fontane, peschiere e laghetti. Villa e Parco sono un avvenimento mirabile di carattere storico, artistico e ambientale di altissimo livello, rappresentano, infatti, un punto di riferimento paesaggistico e territoriale della cultura veneta. Il Parco di per sé è uno dei rari esempi di giardino, giunti fino a noi, concepito secondo criteri scenografici capaci di provocare illusioni panoramiche di effetto spettacolare. Tale unicità è dovuta al lavoro di Francesco Bagnara, progettista e realizzatore del Parco per conto della famiglia Comello, proprietaria della Villa dal 1821, il Parco ebbe così uno straordinario incontro. Nasce a Vicenza nel 1784, discepolo di Giuseppe Borsato presso l'Accademia delle Belle Arti a Venezia, diventa in breve tempo il più famoso scenografo di Venezia; per vent'anni responsabile degli allestimenti scenici del Teatro La Fenice dal 1820. Solo nel 1839 egli porrà fine alla sua carriera di scenografo per dedicarsi alla cattedra di paesaggio presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia e all'attività di progettista di giardini all'inglese, ambito nel quale lo strumentale ritorno al medioevo si è originato per poi diventare moda, e come tale svilupparsi e diffondersi in campo storico e artistico. La sintesi di questi due aspetti del carattere del Bagnara, paesaggista e scenografo, raggiunse nella creazione del Parco una delle poche vette di perfezione giunte fino a noi. Con suprema maestria salva e valorizza molti degli elementi e la struttura base del precedente parco all’italiana, organizza in modo scenografico i settanta campi padovani inserendo il lago con l'isola a collinetta, la radura, il bosco e trasformando il verde verso la strada in un giardino formale all'italiana, ripartendo l'area in quattro comparti con una fontana centrale e inserendo una peschiera ovale al lato della barchessa a est. Quando il Parco e la Villa passarono di proprietà a Maria Anna di Savoia nel 1834, moglie dell’imperatore austriaco Ferdinando I, da qui il nome di Villa Imperiale, da dimora veneta fu ristrutturata dal vicentino Antonio Bortolami secondo i canoni europei del tempo in stile neoclassico. Sul finire del secolo XIX la Villa fu acquistata dai ricchi genovesi Raggio-De Micheli, che cureranno Villa e Parco nel loro splendore, ma sperpereranno nel gioco e in cattivi affari tutte le loro fortune. Durante la loro proprietà per due anni la Villa fu ospedale militare e poi sede del comando del IV Corpo d’Armata durante la Grande Guerra sotto il comando del gen. G. Giardino. Il periodo più buio del Parco fu quando dal 1929 subì l’amministrazione dell’INPS per farne un ospedale sanatoriale che sprecò enormi capitali destinati più a far danno che a recar vantaggio al complesso monumentale. Solo il passaggio nel 1978 dall’amministrazione INPS a quella dell’USSL fece cessare gli interventi inopportuni. Adesso il corpo centrale della Villa è adibito a Casa di Riposo per anziani e le barchesse a sede di vari servizi sociali e sanitari. In seguito il Comune diventa proprietario del Parco e della porzione ovest della Villa nella quale è ricavata la nuova Biblioteca civica.