05/08/2024
https://www.google.com/search?q=ecomostro+di+Cannitello&oq=ecomostro+di+Cannitello&aqs=chrome..69i57j0i512i546j0i546i649j0i512i546l3.8875j0j15&sourceid=chrome&ie=UTF-8
, il deserto delle scelte politiche
Le mie riflessioni estive sul legame tra la crisi idrica e il diversivo del Ponte sullo Stretto.
Su La Prealpina del 4 agosto.
Questa torrida estate propone riflessioni su vecchi e nuovi problemi. Questioni apparentemente slegate possono esser viste sotto luce nuova.
Questa è l’estate in cui il problema della siccità è esploso drammaticamente. Sappiamo che è questione legata al surriscaldamento del pianeta, che il Mediterraneo sta diventando tropicale e rischia la desertificazione, con conseguenze facilmente immaginabili su agricoltura, allevamenti, città, turismo, industria e via di seguito. Un dramma che ci mostra il vero volto della crisi ambientale, spesso considerata, a torto, come questione “ideologica”.
La crisi idrica, vista poi dalla Sicilia, propone la questione del “colabrodo” della nostra rete idrica. Secondo i dati ISTAT (Censimento delle acque per uso civile, 21 marzo 2023) nel 2022 la perdita idrica in Sicilia nella fase d’immissione in rete dell’acqua per usi autorizzati è stata del 51,6% (pari a 339,7 milioni di metri cubo di acqua sprecata), contro una media nazionale del 37,2%. Di conseguenza, una percentuale elevata di comuni limita l’erogazione dell’acqua: a Messina, ad esempio, è tra le quattro e le sei ore al giorno (condomini e case singole sono tutti forniti di serbatoi). Quest’anno bacini e dighe sono all’asciutto, il famoso lago di Pergusa (quello del mito del ratto di Persefone), riserva naturale speciale, simbolo di fertilità, rischia ora l’estinzione. Eppure, leggiamo di idee singolari avanzate in qualche assessorato regionale, quali quella di travasare i pesci dai laghi ed usare l’acqua per irrigare i campi assetati. Potrà anche apparire una fake, ma non siamo comunque distanti da una realtà fatta di tante improvvisazioni fantasiose che nascono quando mancano serie scelte politiche sullo sviluppo all’insegna dei bisogni reali delle collettività. Forse, allora, la crisi idrica potrebbe esser l’occasione per riflettere seriamente sulle priorità, le scelte, i progetti e le risorse che il nuovo modello di sviluppo impone. Restando in Sicilia la domanda potrebbe essere la seguente: in cosa s’identifica il “progresso”? Da sempre sentiamo dire che il Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe il volano dello sviluppo perché unisce i territori e facilita i trasporti, crea occupazione e via di seguito. Francamente, ci pare un vecchio discorso (cemento e acciaio): da Taranto a Gela, a Termini Imerese, il Sud si è svuotato comunque, la crisi demografica è maggiore che altrove, segno del mancato sviluppo.
Nell’era di internet lo sviluppo viaggia sul digitale, sulla ricerca, sulla scienza e le istituzioni/infrastrutture ad esse collegate: università, attività produttive integrate con il territorio, da “rigenerare” per sostenere la sfida del cambiamento climatico. Per il Sud Italia (e per tutto il Mediterraneo, sponda africana inclusa) ciò significa scelte energetiche sostenibili ed integrate, lotta alla desertificazione, rete idrica e fognarie per una sostenibilità agricola, ittica (i mari sono inquinati e impoveriti) ed urbana reale, per un contrasto delle erosioni costiere e dei monti. È questo il mercato da sviluppare. Il Ponte sullo Stretto di Messina, dopo tanti anni e risorse impiegate in progettazioni, consulenze e pubblicità (siamo ad oltre 2 miliardi di euro), non ha ancora un progetto esecutivo, né un’acclarata analisi costi-benefici. Pur di tenerlo in vita come prospettiva (o come diversivo?), senza risorse effettive, il governo ha deciso di procedere per “fasi costruttive”, cioè “a pezzi”: espropri, opere laterali (raccordi? sbancamenti?). Dunque, una serie di ecomostri che rimarranno, come la variante ferroviaria di Cannitello (RC) (foto) costata oltre 25 milioni nel 2012 in vista del Ponte. Altri disastri annunciati.
Forse la crisi idrica in Sicilia potrebbe indurre la politica alla ragione: tra l’altro, per fare il ponte ci vorrà un’enorme quantità di acqua, a chi la si sottrarrà? Forse la società, le imprese, il mondo del lavoro e della comunicazione potranno introdurre elementi di razionalità economica, sociale e politica nel discorso, indicando le corrette priorità. A volte l’astuzia della ragione storica s’incarica di trovare le soluzioni che spesso la paralisi della ragione umana non sa trovare.
Antonio Longo