Movimento Federalista Europeo - MFE Gallarate

Movimento Federalista Europeo - MFE Gallarate ll MFE è un movimento politico per la creazione di una Federazione europea e di una Federazione mon Il suo obiettivo ultimo è pertanto la federazione mondiale.

Il Movimento Federalista Europeo (MFE) è stato fondato a Milano il 27 e 28 agosto 1943 da un gruppo di antifascisti, raccolti intorno ad Altiero Spinelli, che elaborarono il Manifesto di Ventotene nel 1941. L'analisi centrale si basa sulla presa di coscienza della crisi dello stato nazionale, ritenuto la causa principale delle guerre mondiali, e sulla convinzione che solo il superamento della sovr

anità assoluta degli Stati attraverso la creazione della Federazione europea avrebbe assicurato la pace in Europa. Il MFE ha come scopo la lotta per la creazione di un ordine politico razionale che, secondo la visione di Kant, può essere tale solo se abbraccia l’intera umanità. I suoi obiettivi intermedi sono la Federazione Europea, l’unificazione federale delle altre grandi famiglie del genere umano e la trasformazione dell’ONU in un governo mondiale parziale (dall’art.2 dello Statuto).

16/08/2025

Gli apprendisti stregoni Trump-PUTIN

Ora è chiaro a tutto il Mondo che Putin, rifiutando la tregua (come Netanyahu), vuole continuare la guerra contando sul progressivo disimpegno (di fatto) americano.

Ed è pure chisro che ora il punto è: come e quanto la UE aumenterà il proprio sostegno politico e militare all'Ucraina, avamposto per la propria stessa sopravvivenza.
La cartina di tornasole sarà data da due fatti. 1) Un'accelerazione verso la difesa europea nella forma più rapida (gruppo dei volenterosi o l'avvio di una cooperazione strutturata permanente secondo i Trattati; 2) una posizione Ue più dura sul negoziato dazi.
La UE deve evitare di restare schiacciata dall'accordo Trump-Putin.
Tutti sinceri europeisti e federalisti europei devono sostenere e spingere il governo europeo (Ursula von der Leyen) a rafforzare, con atti chiari e forti, le strutture politiche, militari, economiche e sociali dell'Unione.
È ora di finirla di piangersi addosso. Conta solo l'azione per la resistenza e la difesa europea.

Perchè ora dovrebbe esser chiaro anche ai vari pacifinti (o utili idioti) che la guerra in Ucraina non è mai stata una ''guerra per procura''.
Ma solo una guerra iniziata dalla Russia per dividere e ba***re l'Unione Europea, reale ostacolo alla ripresa dell'imperialismo quale modalità reazionaria di governo del Mondo.

L'AMERICA E LA RUSSIA PARLANO DI PACE, MA ALIMENTANO LA GUERRA E L'OPPRESSIONE.

SOLO L'UNITÀ DEL POPOLO FEDERALE EUROPRO PUÒ FERMARE L'IMPERIALISMO RUSSO-AMERICANO.

⁸  a Gallarate.È l'ora di una   contro gli imperialismi di Russia e America che vogliono umiliare e dividere l'Unione Eu...
24/04/2025



a Gallarate.

È l'ora di una contro gli imperialismi di Russia e America che vogliono umiliare e dividere l'Unione Europea.
Per una difesa e una politica estera europea.
Per una gestione multilaterale dei beni pubblici globali.
Per una difesa dell'Ucraina ''per tutto il tempo nrcessario''
Per una nuova prospettiva in Medio-Oriente basata sull'unità nella diversità tra israeliani e palestinesi.
Con la bandiera europea, espressione della 'pace realizzata' tra i Popoli dell'Unione Europea.

ASSEMBLEA CITTADINA SULLA CRISI  MARTEDI' 12 NOVEMBRE ORE 21 La Regione Lombardia ha deciso di azzerare la sanità pubbli...
11/11/2024

ASSEMBLEA CITTADINA SULLA CRISI
MARTEDI' 12 NOVEMBRE ORE 21
La Regione Lombardia ha deciso di azzerare la sanità pubblica a Gallarate: non ci sarà più né lo storico Ospedale cittadino (inglobato nell'Ospedale Busto-Gallarate), né l'Ospedale di Comunità.
La Regione appare per quello che è realmente: un potere accentrato, che centralizza competenze e risorse, da redistribuire secondo logiche di politica regionale. Comuni e quartieri non esistono, se non per assecondare le scelte centralistiche del potere regionale. Altro che autonomia!
Occorre rovesciare i termini della questione: l'autonomia deve partire dal basso, dai quartieri e dai comuni, dotati di "risorse proprie" per programmare e gestire il proprio futuro!
Qui: comunicato stampa di MFE Gallarate e Locandina con le rivendicazioni dei federalisti europei.

ASSEMBLEA CITTADINA SULLA CRISI OSPEDALE GALLARATEMARTEDI' 12 NOVEMBRE ORE 21 La Regione Lombardia ha deciso di azzerare...
11/11/2024

ASSEMBLEA CITTADINA SULLA CRISI OSPEDALE GALLARATE

MARTEDI' 12 NOVEMBRE ORE 21

La Regione Lombardia ha deciso di azzerare la sanità pubblica a Gallarate: non ci sarà più né lo storico Ospedale cittadino (inglobato nell'Ospedale Busto-Gallarate), né l'Ospedale di Comunità.
La Regione appare per quello che è realmente: un potere accentrato, che centralizza competenze e risorse, da redistribuire secondo logiche di politica regionale. Comuni e quartieri non esistono, se non per assecondare le scelte centralistiche del potere regionale. Altro che autonomia!
Occorre rovesciare i termini della questione: l'autonomia deve partire dal basso, dai quartieri e dai comuni, dotati di "risorse proprie" per programmare e gestire il proprio futuro!

Qui: comunicato stampa di MFE Gallarate e Locandina con le rivendicazioni dei federalisti europei.

    Gli Europei sono in ansia per la loro sicurezza dopo voto americano, senza caoire che il voto moldavo ci rafforza po...
05/11/2024



Gli Europei sono in ansia per la loro sicurezza dopo voto americano, senza caoire che il voto moldavo ci rafforza politicamente e dovrebbe semmai indurci ad accelerare sulla difesa europea per dare più forza all'allargamento.
Contare sulle proprie forze, non sperare nell'aiuto altrui.

La piccola Moldavia ha vinto per l'EuropaAlla fine la piccola Moldavia ha detto sì all'Europa. La presidente europeista ...
04/11/2024

La piccola Moldavia ha vinto per l'Europa

Alla fine la piccola Moldavia ha detto sì all'Europa.
La presidente europeista uscente Maia Sandu ha battuto il candidato filo-russo Alexandr Stoianoglu, che appariva inizialmrnte in testa.
Come nel referendum sull'adesione all'Ue di due settimane fa la spinta decisiva al voto pro-Europa è venuta dell'elettorato della diaspora, dai cittadini moldavi che vivono in un altro Paese europeo.

Vuol dire che la nostra Unione Europea è ancora un faro di progresso, di speranza e di pace per i popoli che vogliono liberarsi definitivamente dai sistemi totalitari o autocratici che hanno dovuto subire nel corso dei secoli.
Ora questo piccolo Paese, al confine tra la Romania e l'Ucraina potrà avviare le
tappe previste dal percorso verso l'Ue.

È anche una vittoria della resistenza ucraina che trarrà dal voto moldavo nuova fiducia e forza per resistere all'aggressione russa.
Zelensky ha subito dichiarato:
"L’Ucraina sostiene la scelta europea del popolo moldavo ed è pronta a lavorare insieme per rafforzare la nostra partnership. I moldavi hanno fatto una scelta chiara: hanno scelto un percorso verso la crescita economica e la stabilità sociale. Solo una vera sicurezza e un'Europa pacifica e unita possono garantire a ogni persona e a ogni famiglia la sicurezza di affrontare il futuro con speranza e certezza».

Ora la nostra Unione si sentirà più forte, grazie alla fiducia che il popolo moldavo ha riposto in essa.

Ora l'UE potrà affrontare il voto americano con maggiore serenità: la sua forza reale viene dalla fiducia dei popoli europei nel suo progetto di pace e di progresso, non dal voto dell'elettore d'oltre oceano.

Verso la pace in Palestina.La guerra in Medio-oriente continua, è uno dei "pezzetti" della terza guerra mondiale in cors...
23/09/2024

Verso la pace in Palestina.

La guerra in Medio-oriente continua, è uno dei "pezzetti" della terza guerra mondiale in corso, come in Ucraina e in altre aree del pianeta.

Sappiamo che il vecchio ordine mondiale è sotto l'attacco di vari
nazionalismi, vecchi e nuovi. Non emerge ancora l'alternativa.

Il nazionalismo europeo dell'8/900 si è trasformato in una cultura politica che si è diffusa nel resto del mondo ed ha costituito anche il contesto in cui sono affermati sia quello israeliano sia quello palestinese.

La soluzione dei "due popoli-due stati" non supera, di per sé, questo doppio nazionalismo, anzi lo alimenta. Occorre avviare una prospettiva diversa per
quell'area, quella federale, già avanzata nel passato da diversi
intellettuali e politici.

L'UE può far molto in tal senso, perché è nel suo DNA e, così, mostrare al Mondo la via del federalismo come mezzo per costruire la pace.

Segnalo, per chi fosse interessato, l'articolo "Towards peace in Palestine:
European responsibilities" di Domenico Moro

Towards peace in Palestine: European responsibilities by Domenico Moro · September 16, 2024 The title of this article is taken from an article written in 1943 by Judah Magnes, Rector of the Hebrew University of Jerusalem, for Foreign Affairs, in which he proposed a regional federation. This shows t...

https://www.google.com/search?q=ecomostro+di+Cannitello&oq=ecomostro+di+Cannitello&aqs=chrome..69i57j0i512i546j0i546i649...
05/08/2024

https://www.google.com/search?q=ecomostro+di+Cannitello&oq=ecomostro+di+Cannitello&aqs=chrome..69i57j0i512i546j0i546i649j0i512i546l3.8875j0j15&sourceid=chrome&ie=UTF-8

, il deserto delle scelte politiche

Le mie riflessioni estive sul legame tra la crisi idrica e il diversivo del Ponte sullo Stretto.
Su La Prealpina del 4 agosto.

Questa torrida estate propone riflessioni su vecchi e nuovi problemi. Questioni apparentemente slegate possono esser viste sotto luce nuova.
Questa è l’estate in cui il problema della siccità è esploso drammaticamente. Sappiamo che è questione legata al surriscaldamento del pianeta, che il Mediterraneo sta diventando tropicale e rischia la desertificazione, con conseguenze facilmente immaginabili su agricoltura, allevamenti, città, turismo, industria e via di seguito. Un dramma che ci mostra il vero volto della crisi ambientale, spesso considerata, a torto, come questione “ideologica”.
La crisi idrica, vista poi dalla Sicilia, propone la questione del “colabrodo” della nostra rete idrica. Secondo i dati ISTAT (Censimento delle acque per uso civile, 21 marzo 2023) nel 2022 la perdita idrica in Sicilia nella fase d’immissione in rete dell’acqua per usi autorizzati è stata del 51,6% (pari a 339,7 milioni di metri cubo di acqua sprecata), contro una media nazionale del 37,2%. Di conseguenza, una percentuale elevata di comuni limita l’erogazione dell’acqua: a Messina, ad esempio, è tra le quattro e le sei ore al giorno (condomini e case singole sono tutti forniti di serbatoi). Quest’anno bacini e dighe sono all’asciutto, il famoso lago di Pergusa (quello del mito del ratto di Persefone), riserva naturale speciale, simbolo di fertilità, rischia ora l’estinzione. Eppure, leggiamo di idee singolari avanzate in qualche assessorato regionale, quali quella di travasare i pesci dai laghi ed usare l’acqua per irrigare i campi assetati. Potrà anche apparire una fake, ma non siamo comunque distanti da una realtà fatta di tante improvvisazioni fantasiose che nascono quando mancano serie scelte politiche sullo sviluppo all’insegna dei bisogni reali delle collettività. Forse, allora, la crisi idrica potrebbe esser l’occasione per riflettere seriamente sulle priorità, le scelte, i progetti e le risorse che il nuovo modello di sviluppo impone. Restando in Sicilia la domanda potrebbe essere la seguente: in cosa s’identifica il “progresso”? Da sempre sentiamo dire che il Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe il volano dello sviluppo perché unisce i territori e facilita i trasporti, crea occupazione e via di seguito. Francamente, ci pare un vecchio discorso (cemento e acciaio): da Taranto a Gela, a Termini Imerese, il Sud si è svuotato comunque, la crisi demografica è maggiore che altrove, segno del mancato sviluppo.
Nell’era di internet lo sviluppo viaggia sul digitale, sulla ricerca, sulla scienza e le istituzioni/infrastrutture ad esse collegate: università, attività produttive integrate con il territorio, da “rigenerare” per sostenere la sfida del cambiamento climatico. Per il Sud Italia (e per tutto il Mediterraneo, sponda africana inclusa) ciò significa scelte energetiche sostenibili ed integrate, lotta alla desertificazione, rete idrica e fognarie per una sostenibilità agricola, ittica (i mari sono inquinati e impoveriti) ed urbana reale, per un contrasto delle erosioni costiere e dei monti. È questo il mercato da sviluppare. Il Ponte sullo Stretto di Messina, dopo tanti anni e risorse impiegate in progettazioni, consulenze e pubblicità (siamo ad oltre 2 miliardi di euro), non ha ancora un progetto esecutivo, né un’acclarata analisi costi-benefici. Pur di tenerlo in vita come prospettiva (o come diversivo?), senza risorse effettive, il governo ha deciso di procedere per “fasi costruttive”, cioè “a pezzi”: espropri, opere laterali (raccordi? sbancamenti?). Dunque, una serie di ecomostri che rimarranno, come la variante ferroviaria di Cannitello (RC) (foto) costata oltre 25 milioni nel 2012 in vista del Ponte. Altri disastri annunciati.
Forse la crisi idrica in Sicilia potrebbe indurre la politica alla ragione: tra l’altro, per fare il ponte ci vorrà un’enorme quantità di acqua, a chi la si sottrarrà? Forse la società, le imprese, il mondo del lavoro e della comunicazione potranno introdurre elementi di razionalità economica, sociale e politica nel discorso, indicando le corrette priorità. A volte l’astuzia della ragione storica s’incarica di trovare le soluzioni che spesso la paralisi della ragione umana non sa trovare.
Antonio Longo

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