30/07/2026
Ho una doppietta in cantina
Ho una doppietta in cantina, ormai un cimelio del Novecento, era l’orgoglio di mio padre, uno dei cacciatori più bravi e più corretti di Romagna. Coi tempi che corrono potrebbe essermi utile, in questa società raccontata così violenta, fatta di ladri e assassini, soprattutto se, come predicano Salvini e il fido Borghi, il Governo dovesse seguire alla lettera il loro progetto di legge di dilatare la legittima difesa al punto di abolirla di fatto, lasciando mano libera agli aggrediti di esercitare “un sano diritto di vendetta” contro gli aggressori, anche se non colti sul fatto, anche fuori contesto, a distanza, magari mentre scappano, per strada, quando già si credono al sicuro e se ne vanno per i fatti loro.
Sai che pacchia sarebbe: uno ce l’ha con un altro, proprio non lo può soffrire, allora lo cura, lo sorprende da solo e lo uccide, ma poi confessa di essere stato aggredito, di aver esercitato il sacrosanto diritto alla difesa personale, che è sempre legittima. Le prove? La sua parola, di onesto cittadino utile alla società, magari gestisce un negozio che vende orologi e gioielli, contro l’altra, quella del delinquente, che necessariamente è menzognera, il quale purtroppo ormai non è più nella condizione di difendersi e smentire l’accusa.
E’ evidentemente un paradosso, ma non è detto che non diventi una possibilità reale in questa estate rovente di campagna elettorale anticipata, con una destra di governo che impone quotidianamente i suoi temi nel segno della sicurezza e della lotta all’immigrazione, non più solo quella irregolare, ma tutta, anche di chi ormai è di seconda generazione o addirittura di cittadinanza italiana.
Quanta ipocrisia, stiamo sfacciatamente imitando il copione di Trump e della sua Ice, abbiamo lanciato una vera e propria crociata che spaccia l’Italia per il Far West. Una crociata fatta di video, di milioni di appelli sui social, di raccolta fondi, che trasforma un gioielliere in un simbolo di cui appropriarsi. Come ha scritto di recente Paolo Berizzi, purtroppo non è una novità: la costruzione dell’”eroe” è da tempo una pura questione di propaganda, basta mischiare gli ingredienti e siamo tutti Mario Roggero, l’Italiano vittima del sistema.
I fatti sono noti, un gioielliere di Grinzano Cavour ha ucciso due ladri, inseguendoli e colpendoli alle spalle, ne ha ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio nell’ormai lontano 28 aprile 2021. Una reazione sproporzionata, un farsi giustizia da sé , la legge del taglione.
Nei tre gradi di giudizio cui il gioielliere è stato sottoposto è stata esclusa la legittima difesa: l’uccisione di un rapinatore è giustificata per legge solo se è l’unica, necessitata, via di salvezza di fronte a un pericolo attuale per la propria vita o integrità fisica. Quando il pericolo è cessato, quando i rapinatori hanno voltato le spalle e sono in fuga, ucciderli rappresenta una reazione sproporzionata, una giustizia da Far West, diventa una forma di vendetta.
Così i giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente hanno applicato la legge, come è giusto che sia, per altro con mano leggera, il minimo della pena, perché non esiste legittima difesa se insegui il tuo aggressore per sparargli alle spalle.
Ciò nonostante il caso Roggero è diventato immediatamente una bandiera della destra, una campagna cavalcata per rilanciare il tema della sicurezza e anche per arginare la temuta avanzata di Vannacci.
Abbozzo un elenco delle ultime posizioni emerse.
Il ministro della difesa Guido Crosetto ha accusato la Magistratura di interpretare le leggi al punto di stravolgere la Costituzione.
A verdetto della Corte di Cassazione appena emanato, il titolare della Giustizia Carlo Nordio ha avviato di propria iniziativa, senza avvertire il Quirinale ma con l’avallo della Meloni, l’istruttoria per concedere la grazia a Roggero, con una tempistica che non ha precedenti, lo stesso giorno in cui questi è entrato in carcere, trasformando l’istituto della grazia in una sorta di quarto grado di giudizio.
“Lo Stato sta dalla parte delle persone per bene” ha postato subito la presidente Meloni, “è una regola di buon senso”. Peccato che la persona per bene sia l’autore di un omicidio plurimo, non giustificato.
Al che Mattarella, trascinato ancora una volta al centro di polemiche infuocate, in questo caso perché conceda a Roggero le grazia ancor prima di conoscere le motivazioni della sentenza definitiva della Cassazione, ha dovuto convocare Nordio in Quirinale per ricordargli che la. titolarità del potere di clemenza spetta solo al capo dello Stato. Nordio da parte sua ha abbozzato, anche se di malavoglia, continuando tuttavia a rivendicare la correttezza del suo operato e della sua richiesta.
In quanto alla Lega, ha rilanciato più volte queste stesse posizioni, avanzando addirittura l’intenzione di candidare Roggero alle politiche: “Come Lega stiamo esaminando tutti i profili legali [per] se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che vengono aggrediti e si difendono”, ha dichiarato testualmente Salvini; forse avendo dimenticato che la legge sulla legittima difesa l’ha firmata proprio lui, quando era ministro degli interni. E che la Meloni ha avuto quattro anni per cambiarla e non l’ha fatto: in compenso ha fatto sei decreti sicurezza, ultimo dei quali sui minorenni, e di legittima difesa non ha mai parlato.
Al che, pronto, Vannacci si è sentito in dovere di rispondere: “La Lega ci copia. Lo Stato tutela i criminali. Andrò anch’io a trovare Mario dove è recluso”.
Così, in breve, si è innescata una pericolosa ondata di odio e delegittimazione che sta travagliando la magistratura italiana, alimentata da una gogna mediatica e social in un clima in cui, sembra paradossale, si viene attaccati per aver applicato la legge proprio da parte di chi avrebbe il compito di renderla esecutiva.
Addirittura su facebook dopo la sentenza sono state pubblicate le fotografie, i nomi e i cognomi dei giudici di primo e secondo grado che hanno condannato Roggero, con una violenza verbale senza precedenti, con attacchi alla professionalità di tutti i magistrati, definiti corrotti o sinistroidi, con minacce esplicite. Un odio sociale estremamente pericoloso perché, oltre a minare la sfiducia nelle istituzioni, li espone a gravissimi rischi per la loro sicurezza e la loro stessa incolumità personale
Un odio sociale che porta allo scontro istituzionale con il Presidente della Repubblica, l’unica figura pubblica a cui la costituzione concede la prerogativa di concedere la grazia. Perché è evidente che quando si eccitano le persone e si crea un movimento come questo siamo di fronte al tentativo di mettere il capo dello Stato con le spalle al muro, preparando il terreno per una sua successione: una successione da parte di una destra di natura fascista, che, ormai lo dice esplicitamente, non è più un tabù.
Ennio Melandri
Luglio 2026