14/12/2025
Interventi pubblici e trasformazione del territorio – fatti riflessioni, interrogativi”.
Questo il tema del primo incontro con cui GBC, il 10 dicembre scorso, ha esposto all’attenzione dei concittadini alcune evidenze significative che riguardano la trasformazione del nostro territorio urbano ed extraurbano, come anche gli interessi e i meccanismi che la determinano. Sono stati pertanto focalizzati tre argomenti distinti ma convergenti: appalti pubblici, fotovoltaico e rifiuti, tutela della biodiversità.
L’introduzione del Prof. Sebastiano Zenobini ha inteso richiamare un aspetto critico già ripetutamente evidenziato in altre circostanze, quello del deficit di “trasparenza”, in particolare evidenziando come nella cantierizzazione delle opere pubbliche, anche quelle di elevato impatto economico e sociale, venga spesso impunemente disatteso l’obbligo del cartello segnaletico debitamente compilato, violando il diritto di chiunque, per interesse o curiosità, voglia conoscere oggetto, costi, scadenze e responsabilità degli appalti.
Così come oltre alla difficoltà di reperire informazioni riguardanti i progetti sul sito del Comune , anche l'accesso agli atti risulta molto difficoltoso con consegna dei documenti richiesti in tempi biblici.
L’ Arch. Antonio Zuccalà ha focalizzato due interventi pubblici quasi ultimati, particolarmente significativi riguardo allo svolgimento degli appalti e alle modifiche intervenute.
La “RIQUALIFICAZIONE DEL BORGO ANTICO” (€ 1.500.000), nel centro storico, consiste nella ripavimentazione di Piazza SS Crocifisso e di alcune strade di contesto. Emerge il contrasto tra quanto prescritto dalla Soprintendenza nel 2019 e 2023 (recupero accurato e catalogazione dei basoli esistenti, impiego di pietra di Soleto per quelli nuovi, rispetto delle tessiture e pendenze originarie ecc. come recepite nel contratto d’appalto) e il risultato dei lavori. Nel maggio 2023, tutte le figure di responsabilità tecnica e amministrativa coinvolte decidono di rimpiazzare le nuove basolature in Soleto con lastre in Apricena. Le motivazioni stupiscono: ampiezza e tempistica dell’intervento, pietra locale non reperibile e ”di lenta lavorazione in quanto molto dura e da trattare prevalentemente a mano. Risultati sotto gli occhi di tutti: smantellamento e accatastamento con ruspa dei basoli esistenti, nuove lastre bianche, allungate, monodimensionali, a giunti larghi e sbriciolati, disposte a filari paralleli indifferenti alla geometria delle strade, sottofondi con impiego di cemento ecc. Quanto all’irreperibilità della pietra locale, nello stesso periodo la pietra di Soleto risultava ampiamente utilizzata per nuovi interventi pubblici a Gallipoli, Nardò e Lecce.
La “MESSA IN SICUREZZA IDROGEOLOGICA DEL RIONE VASCE 1° STRALCIO”(€ 5.000.000) prevedeva otto vasche a monte del Rione Vasce per intercettare le eventuali acque alluvionali e smaltirle nel sottosuolo mediante pozzi. Illuminanti i verbali del procedimento: “gli interventi di progetto, per la vulnerabilità delle aree interessate, mettono ad alto rischio i corpi idrici sotterranei di strategica valenza per l’alimentazione…manca un’adeguata valutazione qualitativa delle acque da smaltire tramite i pozzi…non è verificata l’assenza di effetti negativi sulle risorse idriche sotterranee…mancano sistemi di monitoraggio idrogeologico…manca un piano di emergenza in caso di eventi inquinanti, o rischi per la salute umana, il patrimonio culturale, il paesaggio e l’ambiente”. Pertanto il progetto viene assoggettato a VIA (valutazione impatto ambientale). A questo punto il Comune non ci sta, e “invita” la Regione a revocare l’obbligo della VIA. La Regione revoca, a condizione di “efficaci sistemi e programmi di monitoraggio idrogeologico”. Il Comune rifiuta anche questi, si impunta e ottiene il risultato: né VIA né monitoraggi. Nell’interesse di chi?.
Ma c’è di più. Nel febbraio 25 la G.M., poiché l’impresa scopre e lamenta l’eccessiva durezza delle rocce di scavo, elimina due delle otto vasche a parità di investimento, cioè senza alcun risparmio per la comunità. Sbalorditiva la motivazione: l’eliminazione delle due vasche non influisce sulla funzionalità dell’opera. E’ la certificazione di un madornale errore progettuale, del valore di circa 1 Ml di €, ma non importa. Ciliegina sulla torta: il computo metrico estimativo d’appalto prevede zero oneri per il conferimento a discarica dei materiali di scavo. Dove li hanno scaricati?.
Va aggiunto che, per la salvezza dello stesso rione, è attualmente previsto un altro progetto di iniziativa regionale di oltre 5,7 milioni di €., che prevede un’unica vasca e che, a differenza del Vasce 1, è già stato sottoposto a VIA. Quanto al centro urbano storicamente alluvionato, si arrangi come può.
L’ Ing. Antonio De Giorgi stigmatizza che il territorio salentino e quello di Galatone in particolare sono stati oggetto negli ultimi anni di UN’INVASIONE SENZA PRECEDENTI DA PARTE DI IMPIANTI DI PRODUZIONE ENERGETICA DA FONTE SOLARE, FOTOVOLTAICI ED AGRIVOLTAICI.
La superficie occupata da tali impianti supera ormai quella dell’intero centro abitato e pone il Comune ai primi posti nel Meridione per consumo di suolo. Si tratta di insediamenti di carattere marcatamente speculativo, inseriti in un modello energetico accentrato e oligopolistico, che ricavano energia e profitti sfruttando le risorse naturali, con una capacità produttiva di gran lunga maggiore delle necessità locali, per poi destinare la produzione a centri di consumo lontani. Non è improprio parlare di una vera e propria colonizzazione, che si sta consumando nell’inerzia e con la compiacenza delle istituzioni locali. Mentre i benefici della produzione migrano altrove, sul territorio rimangono gli impatti negativi delle localizzazioni, dalla devastazione del paesaggio, alla deturpazione di masserie, strade rurali e muri a secco, agli espropri necessari per la stesura di decine di km di cavi. Il Comune di Galatone assiste inerte a questo scempio, partecipando in modo inadeguato e passivo ai procedimenti autorizzativi e privo di ogni strumento di pianificazione locale atto a prevenire gli scempi.
Una ANALOGA COLONIZZAZIONE STA AVVENENDO NEL COMPRENSORIO DI GALATONE E GALATINA DA PARTE DI DECINE DI IMPIANTI PER IL TRATTAMENTO DI RIFIUTI, URBANI E SPECIALI, con una capacità anche qui di gran lunga superiore ai fabbisogni locali, con palese violazione dei basilari principi comunitari di autosufficienza e di prossimità. Il Comune di Galatone ha opposto a questo inquietante fenomeno un velleitario provvedimento di “moratoria”, facilmente impugnabile in sede di giustizia amministrativa e che non ha impedito ulteriori e pesanti localizzazioni.
Anche in queste occasioni, il ruolo del Comune nei procedimenti amministrativi e nell’adizione di strumenti preventivi si è rivelato fatiscente e passivo.
Occorre ripartire, sia per il settore energetico che per quello dei rifiuti, da una drastica revisione della pianificazione regionale, attualmente a maglie troppo larghe e premiante per i gestori degli impianti. Similmente urgente sarebbe la revisione del Regolamento Edilizio comunale, in linea con le norme sul risparmio energetico, tale da favorire un modello di produzione e consumo dell’energia decentrato e che valorizzi l’autoproduzione ed il protagonismo degli utenti. Nel settore rifiuti, occorre porre fine alla storica acquiescenza delle amministrazioni locali agli interessi dei gestori e seguire con maggiore protagonismo e senso del territorio e della comunità i procedimenti autorizzativi.
Il Dr. Agronomo Bruno Vaglio richiama la propria osservazione al PUG adottato nell’aprile 2022, che evidenziava una serie di CARENZE RICOGNITIVE NELLA MAPPATURA DEI CONTESTI PAESAGGISTICI BOTANICO VEGETAZIONALI (UCP Prati e Pascoli naturali e Formazioni arbustive in evoluzione naturale) presenti sul nostro territorio. Nelle tavole tematiche del piano infatti non compariva la maggior parte di tali ambiti, compresi quelli comunitari, cioè tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.
La sottovalutazione in senso quantitativo e qualitativo degli aspetti biologici del territorio rappresenta un grave VULNUS PER GLI OBIETTIVI STRATEGICI DI LUNGO PERIODO DEL PUG CHE SI BASANO APPUNTO SULLA SALVAGUARDIA DELLE INVARIANTI STRUTTURALI, sulla possibilità di programmare sul territorio un’ampia e connessa Rete Ecologica a scala comunale e regionale.
La tutela degli habitat, sebbene talvolta degradati e frammentati, inquadrabili come da definizione PPTR di UCP botanico-vegetazionale, consente invece di riqualificare il territorio, integrando la vegetazione in un paesaggio più eterogeneo (e quindi biodiverso) possibile. Questo non è soltanto un dovere etico per la sostenibilità presente e futura, ma offre una serie di vantaggi (servizi) ecosistemici.
Grazie all’attivismo ambientalista, gli UCP trascurati nel PUG adottato sono stati poi recepiti nel PUG definitivo. Ma non è bastato, perché il nostro patrimonio naturalistico continua ad essere minacciato e danneggiato. Due i fatti di eccezionale gravità: 1) LA TOTALE CANCELLAZIONE CARTOGRAFICA DELL’HABITAT COMUNITARIO 2240 “Dune con prati dei Brachypodietalia e vegetazione annua” (prati alo-psammofili) NELLA ZONA COSTIERA DELLA ZSC “MONTAGNA SPACCATA e Rupi di San Mauro”, 2) la recente, altrettanto completa DISTRUZIONE, PER LA REALIZZAZIONE DELL’ENNESIMO PARCO FOTOVOLTAICO IN CONTRADA PINNELLA, DI BEN 4 ETTARI DI HABITAT PRIORITARIO 6220* “Percorsi sub steppici di graminacee e piante annue” (Thero-Brachypodietea) impreziosito dalla f***a e continua copertura della specie prioritaria Stipa austroitalica.
Eppure la conservazione e la rigenerazione delle specie prioritarie rappresenta un fondamentale obiettivo di responsabilità della Comunità Europea. La tutela dell’ecosistema in favore della dinamica del paesaggio, dei nuclei di biodiversità, rappresenta il presupposto per diffondere la tipicità naturalistica dei nostri luoghi. Mentre la progettazione urbanistica rappresenta lo strumento unico per concretizzare i Progetti Territoriali per il Paesaggio Regionale in attuazione degli Obiettivi Generali come la Rete Ecologica Regionale, il Patto Città-Campagna, l’istituzione di un Parco Agricolo Multifunzionale di Valorizzazione.
La pianificazione territoriale deve muovere dalla consapevolezza dello stretto rapporto fra desertificazione, perdita di biodiversità e cambiamento climatico. Infatti, la più efficace delle buone pratiche è sicuramente la “buona prevenzione” attraverso la conservazione e la rigenerazione della vegetazione preesistente, adattata alle condizioni climatiche caldo-aride locali, capace come è di attenuare a “costo zero” l’erosione in superficie, incrementando la biodiversità e migliorando le condizioni del terreno.