04/05/2026
𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗮𝗱 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗔𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼𝗻𝗲: 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶
Si è tenuta la settimana scorsa la commissione comunale per l’attribuzione del premio De Maria per i bienni 2021-22 e 2023-24 ed in quella sede la consigliera comunale di minoranza, 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮, 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝘃𝗼𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗮𝗱 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗔𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼𝗻𝗲, così come aveva proposto la nostra associazione politico-culturale 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝗻𝘇𝗼 𝗗𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗶𝗻 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 e che nelle settimane scorse eravamo tornati a caldeggiare.
𝗦𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱𝗲 𝗠𝗶𝗰𝗲𝗹𝗶, 𝘀𝗶 𝘀𝗶𝗮 𝗲𝘀𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 e questo non può che farci piacere e farci ritenere che forse siamo ad un punto di svolta. Attendiamo ora i provvedimenti ufficiali ma nel frattempo 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗵𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝘃𝘂𝘁𝗲 𝗮𝗿𝗴𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗔𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 che da decenni ormai riconosce e ricorda i suoi figli migliori.
𝗣𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗻𝗱𝗶𝗱𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮
Candidato: Maestro 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗔𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼𝗻𝗲 (1939 – 2015)
𝘗𝘳𝘦𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢
Ci sono storie che appartengono ai singoli uomini e storie che, invece, finiscono per coincidere con l’identità di un’intera comunità.
La vita di Andrea Ascalone appartiene a entrambe.
Con la presente si propone ufficialmente il conferimento del Premio De Maria alla sua memoria, quale figura eminente dell’artigianalità galatinese, che ha dedicato l’intera esistenza alla custodia, alla difesa e alla trasmissione del patrimonio gastronomico e culturale della città.
Questa candidatura affonda le sue radici in un episodio che è insieme storia e memoria collettiva. Nel 1745, nel laboratorio della famiglia Ascalone, l’antenato Nicola, per non sprecare ritagli di pasta frolla e crema avanzata, diede forma a un piccolo dolce ovale.
Un gesto semplice, nato dalla necessità.
Eppure, in quella scelta apparentemente marginale si racchiude un principio profondo: trasformare ciò che è umile in qualcosa di duraturo, dare valore a ciò che potrebbe essere scartato. Così nacque il Pasticciotto di Galatina, non come prodotto di lusso, ma come espressione autentica della cultura materiale del territorio.
Andrea Ascalone è stato l’erede diretto di quel gesto. Ma, soprattutto, ne è stato il custode più rigoroso. Fino alla sua scomparsa nel 2015, ha difeso quella ricetta con una coerenza assoluta, resistendo alle mode, alle semplificazioni e alle logiche del mercato.
La sua non è stata un’opera di trasformazione, ma di fedeltà.
Sotto la sua guida, la storica pasticceria di via Vittorio Emanuele ha superato i confini della bottega artigiana, diventando un luogo simbolico di incontro e rappresentanza culturale.
Tra le sue mura, intrise dei profumi della tradizione, Andrea Ascalone ha accolto con indiscutibile signorilità personalità di rilievo nazionale e internazionale: personaggi politici, uomini illustri e di spettacolo.
Quel laboratorio è divenuto, nel tempo, una vera ambasciata culturale di Galatina.
Per comprendere pienamente il valore di Andrea Ascalone, è necessario comprenderne il carattere.
Uomo schivo, ha costruito la propria autorevolezza nel silenzio del lavoro quotidiano. Era noto per un rigore quasi inflessibile: la ricetta non si adattava al cliente, era il cliente ad avvicinarsi alla tradizione.
In un’epoca segnata dalla standardizzazione e dalla ricerca del consenso immediato, Andrea ha scelto la via più difficile: quella della coerenza.
Dietro questa fermezza vi era però un profondo senso di rispetto per la storia familiare, per il prodotto, per la comunità. Ogni pasticciotto non era per lui una semplice preparazione, ma un atto di responsabilità.
È in questa sintesi di rigore, discrezione e dedizione che si riconosce la statura autentica dell’uomo, prima
Il legame tra Andrea Ascalone e il titolo di “Galatina Città del Pasticciotto” è indissolubile.
Se oggi la città può fregiarsi ufficialmente di questa denominazione e del marchio “Pasticciotto di Galatina”, lo si deve in larga parte al suo lavoro di custodia e di resistenza culturale. Andrea Ascalone ha trasformato un dolce in un’istituzione, rendendolo elemento centrale dell’identità collettiva e della promozione del territorio.
Senza la sua dedizione, il pasticciotto sarebbe rimasto una specialità locale; grazie al suo impegno, è diventato un simbolo riconosciuto ben oltre i confini cittadini. A lui va anche il merito di aver formato giovani pasticcieri che ancora riproducono il famoso dolce basandosi sui suoi insegnamenti.
𝘊𝘰𝘯𝘤𝘭𝘶𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦
Assegnare il Premio De Maria alla memoria di Andrea Ascalone significa rendere omaggio non solo a un maestro artigiano, ma a un custode di identità.
Il suo lascito non è soltanto una ricetta, ma una lezione di coerenza, di passione e di rispetto per le proprie radici.
Senza Andrea Ascalone, il pasticciotto sarebbe stato un dolce.
Grazie a lui, è diventato un simbolo.