04/08/2019
Visitabile la domenica mattina dalle 10 alle 13, rivolgendosi presso il mausoleo di Planco
La Batteria Monte Orlando Superiore. Seconda parte
Fotografia di Paolo Di Tucci
Testi di Lino Sorabella
NONA TAPPA
Proseguendo nella descrizione dei complessi fortificati di Monte Orlando, databili alla fine dell’Ottocento, dobbiamo assolutamente descrivere la Batteria Monte Orlando Superiore costruita a 155 metri sul livello del mare.
I progetti e i relativi lavori, compiuti tra il 1882 ed il 1890 , portano alla costruzione, nel piazzale adiacente all’ex bar, di un comando delle Batterie (ufficio del Genio) con un luogo per l’adunata, al centro di un tunnel circolare che permette un doppio senso di marcia per approvvigionare i venti paioli con i cannoni e le riservette.
All’inizio del tunnel ancora si identificano, attraverso delle iscrizioni dipinte, il luogo dove confezionare le cariche e dove preparare i proiettili.
L’intera costruzione è stata realizzata attraverso ambienti e camminamenti voltati a sesto ribassato. Le volte sono state composte con due o tre file di mattoni con all’esterno un ampio strato di inerti. Uno spesso strato di bitume impermeabilizza gli ambienti. Tutte le pareti sono rivestite di pietra calcarea del posto.
Le venti piazzole dovevano essere dotati di obici in ghisa rigata (mai installati): al centro vi era un paiolo metallico da fissare alla base circolare in conci di pietra; in posizione leggermente arretrata rispetto all’obice, vi erano due elevatori per approvvigionarvi le munizioni. Anteriormente alla bocca di fuoco vi è una traversa di protezione in muratura che all’esterno appare coperta di terra e vegetazione. Ai lati del muro di protezione vi sono i piccoli depositi di proiettili e i ripari per i soldati. Dalle piazzole, con delle scale, si raggiunge la sottostante galleria con i binari, le riservette delle cariche e dei proiettili. Per garantire un basso grado di umidità agli ambienti, vengono realizzate una serie di intercapedini di sicurezza con aeratori.
Queste strutture poderose suscitarono sentimenti di ammirazione nell'opinione pubblica del tempo: Macarelli ne “Le Cento Città d’Italia” (1893), afferma “i recenti lavori di fortificazione con i sistemi ultimi che alla fragilità delle mura hanno surrogato i terrapieni, dove vanno a perdersi inoffensivi gli spaventosi projettili delle moderne artiglierie, serbano a Gaeta un grande e certo glorioso avvenire”.
Durante il secondo conflitto mondiale le truppe tedesche utilizzarono la Batteria per mimetizzarvi una serie di cannoni calibro 88 mentre i militari erano alloggiati nelle riservette. Dino Rebecchi, infatti, racconta che fu accolto da un graduato tedesco che lo condusse nel proprio alloggio situato in una delle casematte per offrirgli del rancio. Tutte le pareti erano state tappezzate con coperte e negli ambienti erano presenti casse di munizioni.