06/09/2026
Ricordate il famoso chiodo di Salvini?
Il 2 ottobre 2024 la rete ferroviaria andò in tilt: Roma Termini paralizzata, ritardi e cancellazioni a catena, migliaia di passeggeri bloccati e ripercussioni su buona parte del Paese.
Salvini, però, trovò il colpevole con una rapidità che avrebbe fatto bene a riservare ai treni.
Un operaio di una ditta privata, secondo la versione rilanciata dal ministro, avrebbe piantato un chiodo nel punto sbagliato danneggiando un cavo. E così il collasso di uno dei nodi ferroviari più importanti d’Italia venne trasformato nella storiella dell’omino col martello che, con un colpo maldestro, rovina la giornata a migliaia di persone.
Salvini lo disse pure davanti alle telecamere: “Non puoi rovinare la giornata di lavoro a migliaia di italiani per un chiodo”.
Peccato che quasi due anni dopo l’Autorità di regolazione dei Trasporti abbia guardato le carte, fatto le opportune verifiche e presentato a Rete Ferroviaria Italiana un conto da 1 milione e 750mila euro, una sanzione quasi al massimo previsto, contestando l’inadeguatezza delle misure adottate per garantire l’esercizio e la manutenzione dell’infrastruttura e per gestire un guasto capace di mandare in crisi l’intera rete.
La responsabilità, insomma, non era del chiodo o dell'operaio, ma era a monte: la gestione e la manutenzione della rete. Cioè l'azienda pubblica vigilata dal ministero di cui è titolare, da quattro anni, Matteo Salvini.
Quattro anni al ministero dei Trasporti. E un solo, autentico, incrollabile chiodo fisso: che la colpa sia sempre di qualcun altro.