16/12/2025
CIRCA I CATTOLICI CHE ROSICANO
Devo essere sincero: non sono ancora riuscito a vedere Roberto Benigni che parla di San Pietro. Lo so, l’hanno visto tutti. Io no, in queste sere non ce l’ho fatta. Mi rifarò.
Ma non è questo il punto.
Quello che mi ha colpito, in queste ore, è altro. Tante persone che conosco – perlopiù cattolici – invece di gioire del fatto che un artista come Roberto Benigni (può piacere o non piacere, ma resta un artista, un premio Oscar) non abbia alcun timore di parlare di fede in prima serata, e lo faccia con una passione travolgente, stanno lì a puntare il dito, a fare i conti, a misurare la sua fede col bilancino.
Sarò un credulone, sarò infantile, ma io mi commuovo sempre quando vedo persone che prima erano lontane, aprirsi alla fede. Mi colpisce quella forza incredibile che cambia gli occhi e il cuore: la conversione.
E allo stesso tempo mi colpisce constatare che uno dei problemi storici dei cattolici sia il rosicare. Sì, proprio il rosicare. Cioè l’incapacità di essere felici della felicità degli altri.
Rosicavano i discepoli, che volevano essere i primi della classe e spesso allontanavano la gente semplice che cercava solo di toccare il mantello di Gesù.
Rosicavano i “giusti” che andavano in crisi all’idea di pr******te e peccatori davanti a loro nel Regno dei cieli.
Rosicavano quelli più vicini a Gesù, incapaci di accettare che mangiasse con Zaccheo, con le pr******te, con i centurioni romani, con i samaritani.
Rosicava il figlio maggiore nella parabola forse più decisiva del Vangelo, furioso contro un padre misericordioso che accoglie di nuovo il figlio che aveva sperperato tutto.
Il Vangelo è pieno di persone vicine a Gesù che non sopportano l’idea che qualcuno possa arrivare alla fede pur partendo da posizioni opposte.
È un peccato, perché così si perde una delle cose più belle della fede: la gioia. Una gioia enorme. E spesso si diventa persino controproducenti, un ostacolo per chi sta iniziando ad aprirsi a questa bellezza.
Dimenticando una cosa fondamentale: la fede non è una questione di volontà, di impegno o di forza personale.
È un regalo, una chiamata del Signore.