13/10/2025
Ha definito i napoletani nullafacenti e oziosi. Un’altra perla di eleganza da parte di Francesca
Albanese, a cui qualcuno vorrebbe conferire la cittadinanza onoraria di Francavilla Fontana,
un riconoscimento che, a questo punto, suona quasi come una barzelletta.
Durante un incontro pubblico ha infatti dichiarato:
“Per Gaza sono scesi in strada di notte anche i milanesi, che in genere, a differenza dei
napoletani, hanno ben presente che la mattina presto devono alzarsi per andare a lavorare.”
Parole che, per una relatrice speciale
dell’ONU, suonano come un boomerang di
pregiudizi: razzismo e classismo serviti con
tanto di timbro internazionale.
Ma non è tutto: la stessa Albanese, in
passato, ha definito l’Italia un popolo di
ignoranti, rincarando la dose di disprezzo
verso la nazione che oggi qualcuno vorrebbe
vederla onorare.
Un atteggiamento che tradisce una visione
elitaria e offensiva, incompatibile con i valori
di rispetto e dignità che dovrebbero ispirare
chi si fregia di titoli istituzionali.
E ora la domanda sorge spontanea: è
questa la voce che qualcuno vuole onorare?
A voi, giovani e cittadini francavillesi, spetta
la scelta: stare dalla parte della pace vera,
quella costruita con il rispetto e con il
coraggio delle idee, come quella proposta
dal piano Trump, che cercava un equilibrio
tra sicurezza e riconoscimento reciproco,
oppure restare impigliati nella logica del
disprezzo e delle etichette, come fa la stessa
Albanese.
Soprattutto, l’idea di conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese è davvero
sentimento comune nella nostra città?
Vale la pena ricordare che, mentre in Consiglio Comunale si discuteva di questa proposta, il
movimento Radici 021 ha espresso la propria contrarietà a una mozione presentata da
Fratelli d’Italia sul conflitto israelo-palestinese, definendola un testo “fotocopia” e
accusandola di propaganda politica.
Secondo loro, la mozione “non nasce per favorire la pace, ma per cambiare la narrazione
della guerra e piegare la memoria a fini di propaganda”, ignorando settantacinque anni di
storia e le complesse radici del conflitto.
Un documento che, al di là delle posizioni, mostra chiaramente come anche su temi
internazionali profondi e delicati, la nostra città sia diventata terreno di scontro politico più
che di dialogo vero.
E se da un lato c’è chi difende l’equilibrio, la libertà e la pace come responsabilità comune,
dall’altro si cerca di elevare a simbolo chi, come Francesca Albanese, continua a offendere
interi popoli, la nostra identità nazionale e perfino la dignità del lavoro italiano.