15/09/2016
Bacino idrografico del Fiume Menotre
Il Fiume Menotre appartiene alla parte sud-orientale del Bacino del Fiume Tevere, in Provincia di Perugia. Nasce nel territorio del comune di Sellano, alle pendici del Monte Mareggia, ad una quota di 1100 m s.l.m., dove affiorano delle sorgenti che sgorgano poco a nord di Pettino, nei pressi di San Paterniano. Termina presso Foligno dove confluisce con il Fiume Topino in sponda sinistra.
Il bacino idrografico del Fiume Menotre comprende una superficie complessiva di 120 Km2, delimitato dai rilievi appenninici che fungono da spartiacque, con il Monte Serano (1470 m s.l.m.) e Monte Brunette (1400 m s.l.m.) che costituiscono le cime più alte. L’asta fluviale ha una lunghezza di 30 Km ed una pendenza media del 28,33‰. Nella parte alta del suo corso appare come un piccolo torrente soggetto a irregolarità di regime. Scendendo a valle, superati gli abitati di Orsano e Cammoro, confluisce con il fosso di “Piè di Cammoro” che raccoglie tutte le acque del bacino orientale. Nei pressi dell’abitato di Rasiglia diventa un vero e proprio fiume, arricchendosi di circa 700 l/s, provenienti dalle numerose sorgenti poste l’una a breve distanza dall’altra, raddoppiando così la sua portata. Le caratteristiche di queste sorgenti sono legate alla presenza nella stratigrafia del sottosuolo delle Marne a Fucoidi e Rosso Ammonitico che, essendo composte di una buona percentuale di argilla, risultano impermeabili e raccolgono le acque di infiltrazione (Cattuto, 1998).
Da Rasiglia, passando per Serrone, Casenove e Ponte Santa Lucia, il fiume raggiunge Pale. All’altezza di Pale, dopo essere stato smembrato artificialmente in tre bracci, si raccorda con la vallata sottostante con un brusco salto di circa 200 metri, salto suddiviso in tre gradini, originati da tre faglie dirette e che formano numerose cascate.
Dopo il salto le acque si riuniscono e, attraversata la conca di Belfiore, continuano ancora il loro percorso prima di confluire nel Fiume Topino.
L’andamento del Fiume Menotre è stato condizionato dal complesso assetto tettonico del territorio. Nel tratto iniziale il corso d’acqua scorre in direzione Sud-Nord in accordo con la direzione delle strutture geologiche. Nei pressi di Casenove Leggiana devia il suo corso compiendo una brusca curva a gomito. La nuova direzione di scorrimento procede da Est a Ovest e viene mantenuta fino alla confluenza con il Topino. Tale configurazione è imposta dalla presenza di faglie e fratture che rappresentano linee di debolezza sulle quali il fiume erode maggiormente.
Il Menotre ha contribuito, con la sua intensa attività erosiva, insieme agli altri agenti esogeni, al modellamento del territorio creando una valle a V, con i fianchi più o meno ripidi a seconda del tipo litologico attraversato.
Ma accanto a questa azione disgregatrice il fiume svolge anche quella di deposito: dove la corrente è meno forte vengono abbandonati gradualmente ciottoli, ghiaie, sabbie ed argille in base alla loro granulometria, formando i depositi alluvionali.
Durante il suo tragitto il Menotre, dopo l’apporto delle sorgenti di Rasiglia, si arricchisce di bicarbonato di calcio, dovuto alla erosione chimica delle rocce calcaree, tipiche del suo bacino, che precipita in particolari condizioni di temperatura e di pressione, come carbonato, formando una roccia detta travertino. Le acque del fiume e quelle di infiltrazione hanno inoltre dato origine ad un interessante fenomeno carsico ipogeo: le grotte di Pale (Cattuto, 1998). Qui, in epoche passate, si raccoglievano le acque del Menotre durante le piene.
Dallo studio dei diversi tipi di travertini, dai fossili e dal loro spessore si può dedurre che un tempo queste sorgenti dovevano essere calde. In questa area sono stati riconosciuti 4 tipi diversi di depositi travertinosi, quelli che si sono formati in passato racchiudono fossili di vari organismi animali e vegetali: molluschi, foglie di felci, denti di pesci, rari ostracodi che sono rimasti intrappolati dalla incrostazione del carbonato durante la sua precipitazione .
Questo fenomeno si può osservare ancora oggi nella zona delle cascate, sui bordi delle vasche e dei laghetti, dove le gocce degli schizzi di acqua incrostano la vegetazione di mu**hi, di alghe e licheni circostanti.
Tracce di questa erosione regressiva che ha fatto arretrare la linea delle cascate si possono trovare in tutta la valle, tra Vescia e Belfiore, osservando la simmetrica disposizione della valle a V che si allunga in corrispondenza delle zone marnoso-argillose. Formazioni legate a questa azione di intensa erosione sono gli orridi (profonde gole create in parte da movimenti tettonici e in parte incise dal fiume) e le marmitte dei giganti che si possono osservare ai piedi delle cascate.
Gran parte del sentiero e delle cascate è formata da travertino.
Le acque del fiume e quelle di infiltrazione hanno inoltre dato origine ad un interessante fenomeno carsico ipogeo : le grotte di Pale.
Le grotte erano chiamate nel XII secolo “grotte dell’Abbadessa”, in passato ebbero illustri visitatori, come Caterina di Svezia e Cosimo III di Toscana.
Sono divise in varie cavità e forse ne facevano parte alcune sventrate, tuttora esistenti subito fuori del paese, vicino alle cascate del Menotre. La prima cavità, considerata un vero gioiello di architettura, è detta “Camera del laghetto”, ha una forma circolare ed un’altezza di 8 – 9 metri: dalla volta a forma di cupola pendono grandi stalattiti, alcune delle quali ancora in formazione; altre, al centro, saldandosi con i relativi pilastri stalagmitici, formano 4 – 5 colonne di forma perfetta. Qui, in epoche passate, si raccoglievano le acque del Menotre durante le piene.
Attraverso un cunicolo si arriva alla “Camera delle colonne a terra”, dove si nota una stalagmite a forma di leone, numerose stalattiti che sembrano drappi e delle imponenti colonne centrali.