29/04/2026
Delibera N. 6 Consiglio Comunale del 29 Aprile 2026
Revoca della deliberazione consiliare N. 54 del 22-05-1924 con la quale è stata concessa la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
La nostra posizione (Lettura lunga):
È una decisione che richiede una riflessione profonda, che va oltre l'immediata emotività e si cali nel rigore della storia e del ruolo delle istituzioni.
Se analizziamo quanto accadde intorno a noi nel dopoguerra possiamo notare come il Comune di Arezzo, in un clima di autentica e necessaria epurazione post-bellica, provvide alla revoca già nel 1945. Quello era il tempo della politica che agiva sulla cronaca ferocissima del proprio tempo con un giudizio netto e immediato. A Foiano della Chiana, per ottant’anni, questa onorificenza è rimasta nei registri non come un riconoscimento politico attuale, ma come un reperto storico di un’epoca precisa e drammatica.
C’è però una profonda differenza tra un atto politico e un atto meramente burocratico a distanza di un secolo. Revocare oggi una cittadinanza data cento anni fa appare come un gesto simbolicamente tardivo, quasi un tentativo della politica odierna di attribuirsi patenti di "giustizia storica" che spettavano invece a chi aveva vissuto la Liberazione in prima persona. Ci chiediamo dunque oggi: a chi serve questo atto? Quale macchia va a sanare che non sia già stata chiusa e condannata dalla storia e dalla Costituzione e dalla nostra Repubblica?
Il punto più critico, tuttavia, secondo il nostro gruppo riguarda il messaggio che vogliamo mandare alle nuove generazioni. La storia, specialmente quella "sbagliata" o tragica, non si cancella con una delibera, con un colpo di gomma sui registri comunali.
Cancellare il nome di Mussolini dai documenti del 1924 rischia di confondere i giovani, dando l'illusione che quel passato non sia esistito o peggio che possa essere eliminato con una delibera.
La democrazia non ha bisogno di nascondere le ombre del passato per affermare la propria forza; al contrario, deve esporle per spiegare come e perché certe derive furono possibili affinché non si ripetano.
Riteniamo che la vera memoria si faccia nelle scuole, nei musei e nelle piazze, non negli archivi modificati a posteriori.
La nostra storia, con tutte le sue colpe, va studiata e compresa, non "ripulita" per sentirci più giusti.
"Una comunità che cancella le tracce del proprio passato, anche quelle più scomode, rinuncia a spiegare ai propri figli la complessità del male."
IN CONCLUSIONE
Pur ritenendo che questa delibera sia un atto di superficialità storica e un esercizio di retorica fuori tempo massimo, ma intendendo comunque ribadire la nostra totale e ovvia distanza dai valori della dittatura e il pieno sostegno ai principi democratici e antifascisti della nostra Repubblica, il nostro voto sarà favorevole.