02/03/2025
🌱 Gestione sostenibile dei boschi e crisi energetica: l'intervento del collega Mirando Di Prinzio dell'ORDINE AGRONOMI E FORESTALI DELLA PROVINCIA DI FIRENZE 🌱
Nel contesto dell'incontro sull'utilizzo del bosco nella Valmarina, il collega Mirando Di Prinzio ha offerto un'importante analisi sulla gestione delle risorse forestali. Le sue parole mettono in luce le sfide della gestione sostenibile dei boschi locali e l'impatto delle scelte energetiche sul territorio.
📌 Ecco l'articolo completo pubblicato sul Giornale del Bisenzio il 28 febbraio 2025, che approfondisce le problematiche legate alla gestione della biomassa e il ritorno al gas per il cogeneratore di Calenzano.
Niente più biomasse per il cogeneratore
Si torna al gas
Dopo l'incontro sull'utilizzo del bosco nella Valmarina promosso dalla nostra testata il 18 febbraio scorso, una domanda è rimasta in sospeso: la legna che viene tagliata da Le Croci alle pendici di Monte Morello dove va a finire?
Un quesito ancora più interessante se lo affianchiamo al fatto che il cogeneratore di Calenzano non ha praticamente mai usato gli scarti di legna vergine provenienti dai nostri boschi e che addirittura, ultimamente, nemmeno funziona più a biomassa.
Ma andiamo con ordine. Alla prima domanda rispondono sia il dottore forestale Mirando Di Prinzio (dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Firenze) che il sindaco Giuseppe Carovani.
«In Valmarina - afferma Di Prinzio - le specie arboree presenti sono destinate quasi esclusivamente alla produzione di legna da ardere poiché i boschi sono costituiti prevalentemente da querce, carpini e ornielli governati a bosco ceduo. Il lavoro di taglio ed esbosco avviene con strumentazione e macchinari tradizionali con elevata incidenza di manodopera tanto che le piante di quercia di grosse dimensioni, già di per sé in numero contenuto nei cedui, vengono tagliate mal volentieri perché oltre a determinare maggiori oneri di lavoro manuale ed un aumento del rischio per la sicurezza sul lavoro, rappresentano un assortimento poco richiesto dal mercato della legna da ardere in quanto prima della vendita al dettaglio richiede ulteriori lavorazioni per la riduzione della pezzatura.
Quando invece si eseguono interventi di diradamento sulle pinete come quelle presenti a Le Croci, il prodotto principale è legname da segheria per travature da costruzione, pali per lavori di ingegneria naturalistica, pancali per trasporto merci ecc. I prodotti di scarto delle lavorazioni, rappresentati in questo caso da ramaglie e tronchetti, non diversamente valorizzabili, vengono rilasciati in bosco oppure recuperati per essere destinati alla trasformazione in cippato».
La maggior parte del cippato che alimentava il cogeneratore di Calenzano quindi da dove veniva? «Da un raggio massimo di circa 70 km, per la maggior parte dall’Appennino pistoiese, comunque dal territorio regionale» - risponde il Sindaco. «L’approvvigionamento avveniva attraverso procedure di gara e perlopiù veniva impiegato legno ricavato da taglio boschivo (diradamenti, tagli fitosanitari e colture dedicate), che veniva integrato con potature di origine agricola (uliveti) e potature urbane».
Questo fino a qualche mese fa, quando invece la struttura, che era stata inaugurata nel 2010 come un fiore all'occhiello di Calenzano in tema di energie rinnovabili, ha fatto dietrofront, come conferma il primo cittadino Carovani: «Il Comune di Calenzano non fa più parte da diversi anni dell’assetto societario di Biogenera, la società partecipata inizialmente da Estra e dal Comune che aveva realizzato il cogeneratore e la rete di teleriscaldamento che si occupava per diversi anni della gestione dell’impianto. Il cogeneratore era stato ammesso dal GSE a beneficiare della tariffa incentivante omnicomprensiva per l’energia elettrica immessa in rete e generata da fonti rinnovabili.
Dalle informazioni in nostro possesso risulta che l’impianto ha funzionato negli ultimi tempi prevalentemente a gas in ragione del fatto che la caldaia che c’era alla base dell’alimentazione a biomassa legnosa ha avuto diversi problemi di funzionamento ed è ormai sostanzialmente arrivata a fine vita. Infine, l'esplosione al deposito Eni dello scorso dicembre ha causato diversi danni alla struttura che hanno determinato il fermo forzato dell'impianto».
Il contratto stipulato con gli utenti del teleriscaldamento fin dagli inizi ha avuto una durata di 15 anni; alla scadenza dei contratti Estraclima ha rimodulato la tariffa su indicazioni di calo dei costi per gli utenti e risultano sostanzialmente stabilizzati.
Il decremento delle fonti fossili è una delle sfide del programma di Carovani che dopo il disastro Eni, com'è noto, ha proposto che l’area dei depositi venga trasformata proprio in un hub di rinnovabili.