06/04/2020
La scuola ai tempi del covid19
"...come al solito parlano di noi, per noi, ma non ci ascoltano."
🔴LA SCUOLA AI TEMPI DEL COVID19
4 marzo 2020. Ore 18. Giuseppe Conte parla alla Nazione. Annuncia ciò che da un po’ era nell’aria, e cioè la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Fra i giovani il clima è di euforia. 10 giorni (allora) di chiusura delle scuole! Certo, ci sono già misure da rispettare, come lavarsi spesso le mani e tenere una certa distanza fra tutte e tutti, ma è un’occasione per prendersi una pausa dai ritmi asfissianti della routine scolastica.
Ancora non lo sapevamo, ma era l’inizio della quarantena e, insieme, del mito dei giovani incoscienti che stanno con gli amici senza curarsi della salute di chi sta loro intorno. Col senno di poi possiamo dire di essere stati uno dei primi capri espiatori di questa pandemia mondiale, con la nostra sfrenata voglia di socialità. Da ogni parte si leva un coro di voci che esorta i genitori a controllare di più i figli, fioriscono spot del governo in cui si dice che “anche se sei giovane” adesso devi essere un po’più responsabile. Tanta, tantissima gente dunque che parla per i ragazzi e le ragazze, che dall’alto della sua maturità li disprezza, senza mai porsi davvero in dialogo con loro.
Contemporaneamente al serpeggiare dell’odio per questa gioventù che non si cura dei nonni in pericolo, l’istituzione scolastica comincia a ristrutturarsi nell’emergenza di cui pian piano si comincia a capire la portata: si inizia a mettere in moto la macchina della didattica online. Una didattica che non tiene conto delle difficoltà economiche che hanno in molt*, facendo così risaltare le differenze sociali che esistono tra studenti e studentesse . La didattica online deve essere accessibile a tutt* e non solo a chi può permettersi un computer e buona connessione WiFi, ma evidentemente all’istituzione scolastica non interessa,e lascia così escluso ed emarginato chi non può permettersi di possedere questi strumenti . Va tutto bene, dunque? Tutt’altro. A chiunque, docente o alunno che sia, cominci a confrontarsi con essa, appaiono immediatamente chiari i suoi enormi limiti. Ci si trova davanti ad una riduzione all’osso dell’istituzione scolastica (addirittura senza nemmeno più l’edificio-scuola), e cosa ne rimane? Che cosa è ritenuto essenziale nella scuola del 2020? Programmi da portare avanti, a qualunque costo, e valutazioni da dispensare, nonostante tutto. Il resto (formazione globale dell’individuo, rapporti interpersonali, forme di dibattito, confronto ecc) viene ritenuto accessorio. Eppure erano proprio quegli elementi che rendevano la scuola più sopportabile a studenti e studentesse, mentre evidentemente per politici e amministratori vari non sono mai stati davvero importanti.
I ragazzi e le ragazze, dunque, si ritrovano all’improvviso a far fronte da soli e sole ad una situazione totalmente nuova, in cui gestire l’ansia, lo stress, la sensazione di isolamento, non è per niente facile. Anche prima della pandemia chiunque andasse a scuola aveva presente cosa volesse dire essere costantemente sotto pressione, avere l’impressione di non essere altro che un contenitore da riempire con delle nozioni, il peso di una valutazione che incombe sempre su tutti e tutte. Adesso queste sensazioni sono aumentate enormemente, insieme all’incertezza costante di non avere risposte a domande come “cosa ne sarà del nostro anno scolastico?” oppure “come sarà l’esame di maturità?”.Se ci sarà un ritorno a scuola lo immaginiamo traumatico: I professori e le professoresse ci riempiranno di compite e verifiche per “non rimanere in dietro con il programma”, un programma sempre più privo di saperi critici e situati.Della maturità non sappiamo ancora nulla ma quello che è lampante è che le lezioni online non ci danno una preparazione necessaria per affrontare l’esame di stato.E tutti quei soldi che abbiamo speso per le gite, che sono state annullate, ci torneranno indietro? Quello che pretendiamo sono risposte alle nostre domande.Come se non bastasse nessuno sembra ricordarsi degli 8 milioni di studenti e studentesse e a nessuno sembra interessare la loro voce, dato che quando la Ministra parla racconta di una situazione con qualche ostacolo, ma tutto sommato buona. Chissà che questa situazione non possa rivelarsi utile, chissà che alcune delle misure messe fin’ora in campo non possano rimanere pure nel dopo… potremmo essere di fronte alla didattica del futuro! Nel frattempo i ragazzi e le ragazze cercano di cavarsela fra videolezioni in cui è difficilissimo mantenere la concentrazione, mille compiti da consegnare, mail che arrivano ad ogni ora del giorno e della notte, power point, tante piattaforme diverse da utilizzare…
Come al solito parlano per noi e non ci ascoltano.