01/09/2026
TERRORISTA E' LA PIATTAFORMA !?
Dal “Il Manifesto”
Gli attivisti: «Accuse strumentali, ci puniscono anche per il sostegno alla Palestina»
Daniele Gambetta
Dati in pasto L'intervista al collettivo A/I: «Il rischio maggiore, non solo per noi, è quello che in futuro non sia più possibile per una associazione indipendente fornire servizi al di fuori della logica commerciale»
Le conseguenze immediate dell’ordine esecutivo statunitense contro Autistici/Inventati sono soprattutto economiche e finanziarie, mentre restano da valutare i possibili effetti sul piano europeo. L’inserimento di una persona o di un’organizzazione nella lista antiterrorismo dell’Unione europea segue una procedura autonoma: la designazione americana, quindi, non comporta automaticamente il suo riconoscimento come organizzazione terroristica nell’ordinamento italiano o comunitario. Da qui partiamo per cercare di capire con il collettivo A/I cosa può succedere da qui in avanti.
Come pensate che gli Stati europei possano rispondere alla decisione delle autorità statunitensi?
Se intendi l’Ue allora la cosa più probabile è che senza un input interno (interrogazione parlamentare o simili) o esterno (richiesta ufficiale) la cosa possa passare del tutto inosservata. Anche se la situazione sarebbe un’ottima occasione per dimostrare da che parte si sta.
Come raccontate nel vostro libro +Kaos (AgenziaX, 2012), in passato avete già subito interventi repressivi contro le vostre infrastrutture. Quali ripercussioni concrete potrebbe avere oggi la decisione statunitense sulle vostre infrastrutture e sui servizi che offrite?
La nostra attività è completamente legale e infatti la portiamo avanti da 25 anni, questa è una precisazione che si rende necessaria in quanto l’accusa mossa dagli Usa è una odiosa prepotenza politica. L’attacco è un attacco economico, visto che dal punto di vista legale il nostro collettivo non è mai stato (per quanto ne sappiamo) accusato o indagato per i delitti elencati nel provvedimento degli Usa. Ci aspettiamo quindi ripercussioni sul piano economico che però potrebbero incidere su quello tecnico per cui, paradossalmente, anche se in questo momento non abbiamo problemi finanziari potremmo avere difficoltà con le controparti con le quali ci interfacciamo.
Nel comunicato statunitense il vostro nome compare accanto a quello di due realtà strettamente legate alla causa palestinese. Anche voi avete più volte preso posizione contro il genocidio a Gaza e avete partecipato a progetti come Gazaweb, nato per contribuire a ripristinare l’accesso a Internet in alcune zone della Striscia. Quando pensate che la scelta repressiva sugli strumenti di comunicazione alternativa sia pesata dal contesto di solidarietà internazionale di questa fase?
Come si può facilmente capire anche a partire dalla nostra home page noi sosteniamo il diritto della popolazione palestinese a non essere oggetto del un massacro sistematico e sosteniamo, in vario modo, le iniziative che riteniamo opportune. Sicuramente aver messo insieme tre soggetti diversi nello stesso provvedimento può far sorgere qualche sospetto specialmente se il principale punto in comune che hanno tra loro è proprio il sostegno alla lotta palestinese. Non va sottovalutato anche il fatto che molti dei gruppi che si oppongono a Trump usano i nostri servizi per comunicare e raccontare quello che succede negli Stati Uniti.
Le accuse non riguardano azioni violente compiute direttamente dal collettivo, ma il fatto di aver fornito strumenti digitali utilizzati anche da soggetti accusati di violenza o sabotaggio. Pensate che questa designazione introduca un precedente pericoloso, attraverso il quale chi gestisce infrastrutture di comunicazione può essere considerato responsabile delle attività dei propri utenti?