Presidente Dimitri Bettini - ANPAS Toscana

Presidente Dimitri Bettini - ANPAS Toscana Pagina del Presidente Regionale ANPAS - Pubbliche Assistenze Toscane

Ci sono progetti che si misurano con i numeri e altri che si misurano con le vite. La cardioprotezione appartiene certam...
07/06/2026

Ci sono progetti che si misurano con i numeri e altri che si misurano con le vite. La cardioprotezione appartiene certamente alla seconda categoria. Ogni defibrillatore installato, ogni volontario formato, ogni cittadino che apprende le manovre salvavita rappresenta una possibilità concreta in più di salvare una persona colpita da arresto cardiaco.

Per questo guardiamo con soddisfazione alle esperienze che stanno crescendo nei nostri territori, a partire da quelle delle pubbliche assistenze che operano nelle aree più periferiche della Toscana. Penso alla Croce Bianca di Casola in Lunigiana, che ha recentemente rafforzato il proprio impegno nella diffusione dei defibrillatori e nella formazione della popolazione. Un esempio che dimostra come anche nei piccoli comuni sia possibile costruire una rete efficace di sicurezza e solidarietà.

La cardioprotezione non è soltanto una questione sanitaria. È un progetto di comunità. Significa mettere i cittadini nelle condizioni di intervenire nei primi minuti di un’emergenza, quelli decisivi per aumentare le possibilità di sopravvivenza. Significa rendere accessibili i defibrillatori, ma soprattutto diffondere una cultura del soccorso che coinvolga tutti.

Come Anpas Toscana crediamo profondamente in questo modello. Le nostre pubbliche assistenze rappresentano una rete capillare che raggiunge città, paesi e frazioni, portando servizi, formazione e vicinanza alle persone. È grazie a questa presenza che possiamo contribuire a costruire una Toscana sempre più preparata ad affrontare le emergenze cardiache.

La formazione è il cuore di questo percorso. Ogni corso Blsd, ogni attività nelle scuole, ogni iniziativa rivolta alla cittadinanza è un investimento sulla sicurezza collettiva. Non formiamo soltanto volontari: formiamo cittadini consapevoli, capaci di fare la differenza nel momento del bisogno.

La forza del volontariato sta proprio qui: trasformare la solidarietà in competenza e il senso civico in protezione concreta per la comunità. Quando una pubblica assistenza installa un defibrillatore o organizza un corso, non offre soltanto un servizio, ma rafforza il tessuto sociale del territorio.

L’obiettivo è chiaro: fare della Toscana una regione sempre più cardioprotetta, dove nessuno si senta solo di fronte a un’emergenza. Perché dietro ogni progetto di cardioprotezione ci sono persone che scelgono di prendersi cura delle altre persone. Ed è questo, da sempre, il valore più autentico delle pubbliche assistenze Anpas.

Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica. Una scelta che segnò la rinascita del Paese dopo gli anni della guer...
31/05/2026

Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica. Una scelta che segnò la rinascita del Paese dopo gli anni della guerra e della dittatura e che pose le basi per la costruzione di una democrazia fondata sulla libertà, sulla partecipazione e sulla solidarietà. Da quella decisione sarebbe nata la Costituzione, il patto civile che ancora oggi guida la vita della nostra comunità nazionale.

Quest’anno la Festa della Repubblica assume un significato particolare. Ottant’anni rappresentano un traguardo importante, ma anche un momento di riflessione sul percorso compiuto e sulle responsabilità che attendono le nuove generazioni. Non è un caso che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia scelto di celebrare questa ricorrenza insieme ai bambini. Un gesto semplice ma ricco di significato: la Repubblica non appartiene soltanto alla storia, appartiene soprattutto al futuro.

Guardare ai bambini significa ricordare che i valori della Costituzione devono essere trasmessi e vissuti ogni giorno. Democrazia, pace, rispetto delle differenze, inclusione e solidarietà non sono conquiste definitive. Hanno bisogno di essere coltivati attraverso l’esempio, l’educazione e la partecipazione.

Sono gli stessi valori che animano il movimento delle pubbliche assistenze Anpas e migliaia di volontari che ogni giorno operano al servizio delle comunità. Da oltre un secolo il volontariato rappresenta una delle espressioni più autentiche della cittadinanza attiva: persone che scelgono di dedicare parte del proprio tempo agli altri, mettendo al centro il bene comune.

Le pubbliche assistenze sono scuole di democrazia. Nei loro statuti, nelle assemblee, nelle attività quotidiane vivono principi che richiamano direttamente quelli della Repubblica: partecipazione, uguaglianza, mutualismo, solidarietà e responsabilità sociale. Valori che diventano concreti quando si presta soccorso a una persona in difficoltà, quando si interviene durante un’emergenza o quando si offre sostegno a chi è più fragile.

L’articolo 2 della Costituzione richiama tutti ai doveri inderogabili di solidarietà. È un principio che il volontariato interpreta ogni giorno trasformando le parole in azioni. E in un tempo caratterizzato da conflitti, disuguaglianze e nuove fragilità sociali, questa testimonianza assume un’importanza ancora maggiore.

La scelta del Presidente di condividere la festa con i più piccoli ci ricorda che il futuro della Repubblica dipenderà dalla capacità di trasmettere questi valori alle nuove generazioni. Non soltanto attraverso le istituzioni, ma anche attraverso le famiglie, la scuola, il volontariato e tutte quelle realtà che contribuiscono a formare cittadini consapevoli e responsabili.

Celebrare gli ottant’anni della Repubblica significa dunque guardare con gratitudine a chi l’ha costruita, ma anche con fiducia a chi ne raccoglierà il testimone. I bambini presenti accanto al Capo dello Stato rappresentano questa speranza. I volontari che ogni giorno operano nelle nostre comunità rappresentano l’impegno necessario per trasformarla in realtà.

Perché la Repubblica vive nelle sue istituzioni, ma cresce soprattutto nei comportamenti quotidiani dei cittadini. E la solidarietà, il rispetto e la partecipazione restano, oggi come ottant’anni fa, le fondamenta su cui costruire il nostro domani.

Ci sono parole che, più di altre, aiutano a capire il senso profondo del nostro impegno quotidiano. Una di queste è “uma...
24/05/2026

Ci sono parole che, più di altre, aiutano a capire il senso profondo del nostro impegno quotidiano. Una di queste è “umanizzazione”. Non è una parola astratta, né uno slogan da convegno. È il modo con cui scegliamo di stare accanto alle persone. È il modo con cui decidiamo di guardare chi soffre, chi ha paura, chi vive una fragilità.
Nei giorni scorsi questa parola è emersa durante un convegno promosso dalla Regione Toscana al Meyer Health Campus di Firenze, dedicato proprio all’umanizzazione delle cure e del welfare. Umanizzare per il mondo Anpas non rappresenta una novità ma quasi un tratto identitario. Un 'comandamento' che emerge chiaro, un'unità di misura che anche qui, stamani, all'assemblea nazionale del movimento, emerge con forza: un paziente non è mai soltanto una malattia da curare. Una persona non coincide con il suo referto, con la sua diagnosi o con la sua ferita.
L’assessora per il diritto alla salute, Monia Monni ha ricordato che “mettere al centro la persona” significa vedere ciò che sta dietro la sofferenza: le paure, la solitudine, i cambiamenti che una malattia porta nella vita quotidiana, nelle relazioni, persino nel modo di guardarsi allo specchio. È una riflessione importante, perché parla anche di noi, del volontariato, delle Pubbliche Assistenze, del nostro stare dentro le comunità.
Noi sappiamo bene che il soccorso non è soltanto tecnica. Certo, servono professionalità, formazione, mezzi efficienti, organizzazione. Ma tutto questo, da solo, non basta. La differenza spesso la fanno uno sguardo, una parola detta nel modo giusto, una mano appoggiata sulla spalla nel momento più difficile. La fanno la capacità di ascoltare e il tempo dedicato a chi si sente solo.
In fondo, è questo il cuore dei valori Anpas: la prossimità. Essere presenti non solo quando c’è un’emergenza, ma anche quando emerge un bisogno umano. Ed è significativo che oggi anche le istituzioni sanitarie riconoscano sempre di più quanto il benessere delle persone non dipenda esclusivamente dalle cure mediche, ma anche dalle relazioni sociali, dalla possibilità di sentirsi parte di una comunità, di continuare a vivere esperienze di socialità, cultura, partecipazione.
Quando si parla di “prescrizione sociale”, di volontariato come strumento di benessere, di camminate, teatro, relazioni, si sta dicendo una cosa molto semplice: nessuno si salva da solo. La salute non è soltanto assenza di malattia, ma qualità della vita, dignità, inclusione, vicinanza.
Viviamo un tempo in cui si parla molto di tecnologia, intelligenza artificiale, efficienza, performance. Tutto importante. Ma c’è un rischio: dimenticare che dietro ogni numero c’è una persona. Per questo il volontariato continua ad avere un valore insostituibile. Perché ricorda a tutti – istituzioni, operatori, comunità – che la cura non è mai soltanto una prestazione. È una relazione umana.

Nel giorno della festa della mamma (come non rivolgere un abbraccio e un bacio grande così a tutte le nostre mamme in tu...
10/05/2026

Nel giorno della festa della mamma (come non rivolgere un abbraccio e un bacio grande così a tutte le nostre mamme in tuta arancio), il buon giorno domenicale oggi ci viene dato dai volontari della Zona Elbana che hanno reso possibile il sogno di Valeria. È riuscita a raggiungere l’isola e potrà godere delle emozioni che regala questa nostra bellissima perla di toscana grazie a tutte le associazioni che hanno lavorato per rendere possibile questa cosa. Da presidente non posso che essere orgoglioso per ogni tassello, ogni maglia della preziosa rete del welfare che le nostre associazioni stanno mettendo in piedi.

Ma è inutile fare finta di nulla: siamo entrati nella settimana di attesa per il May days. Come sempre, la differenza la faranno le persone: i volontari, il cuore operativo e umano della manifestazione. Senza di voi non sarebbe la stessa cosa. Con voi diventa un appuntamento che funziona, che accoglie, che racconta una comunità viva.

In questi giorni si chiude il cerchio dell’organizzazione, si mettono a punto gli ultimi dettagli, si definiscono turni, spazi, accoglienza, logistica. È il momento in cui l’entusiasmo deve trasformarsi in presenza concreta. Ogni disponibilità conta: anche poche ore possono fare la differenza, perché il lavoro di squadra è la vera forza del Mayday.

Essere volontari significa condividere un’esperienza, collaborare, mettersi a servizio con responsabilità e spirito positivo. Significa anche vivere da dentro un evento che cresce anno dopo anno grazie all’impegno collettivo. Il Mayday è una festa, ma è soprattutto un’organizzazione precisa che funziona solo se ciascuno fa la propria parte.

C’è bisogno di energie, di competenze, di sorrisi. C’è bisogno di voi. Ci vediamo a Foiano

Siamo ancora lì. Alcuni con le facce annerite, gli scarponi affondati nella terra bruciata, gli occhi rivolti verso il c...
03/05/2026

Siamo ancora lì. Alcuni con le facce annerite, gli scarponi affondati nella terra bruciata, gli occhi rivolti verso il crinale a capire quando il vento cambierà direzione per decide, ancora una volta, il destino della giornata. Altri stanno pensando a cosa preparare da mangiare per chi è ancora senza casa, e mettono le pentole sul fuoco, che stavolta non è quello che distrugge, ma sostiene le persone.
L’incendio che ha devastato il Monte Faeta, non è soltanto un’emergenza ambientale. È anche la dimostrazione che la Toscana ha un cuore solidale fatto di volontari.
L’apparato delle istituzioni è stato importante, ma prima ancora dei mezzi spettacolari, c’è stata la presenza silenziosa e continua delle squadre AIB dei volontari Anpas e degli altri movimenti. Quelli che lavorano a terra, che entrano nei sentieri dove i mezzi non arrivano. E poi presidiano le case evacuate, assistono gli anziani, distribuiscono acqua, organizzano i punti di raccolta, presidiano la notte quando i riflettori si spengono e il fuoco continua a covare.
In questi scenari il volontariato non è un aiuto accessorio: è struttura portante. Anpas Toscana, insieme alle altre realtà del sistema antincendio boschivo regionale, non interviene per “dare una mano”, ma per reggere una parte essenziale della risposta pubblica. È una distinzione importante. Spesso il volontario viene raccontato come una figura eroica, quasi romantica, quando invece è una figura tecnica, formata, organizzata, indispensabile.
L’eroismo, semmai, sta nella normalità.
Quando l’incendio finirà, perché finirà, le persone torneranno a casa. I canadair non voleranno più e le immagini smetteranno di aprire i telegiornali. A quel punto resterà il bosco nero. E resteranno i volontari a presidiare il dopo: la bonifica, il controllo dei focolai, la presenza accanto alle persone.
È lì che si misura davvero il valore del volontariato. Non nel momento eccezionale. Ma nella fedeltà ostinata al quotidiano.

«Siete solo saponette mancate». Mi ronza ancora nella testa questa frase, urlata verso Emanuele Fiano, al corteo del 25 ...
26/04/2026

«Siete solo saponette mancate». Mi ronza ancora nella testa questa frase, urlata verso Emanuele Fiano, al corteo del 25 aprile. «Saponette mancate», si accavalla con le immagini dei nostri volontari ad Auschwitz, durante il viaggio della memoria con gli studenti toscani.
«Saponette mancate», accanto ai capelli di chi è finito nella camera a gas e poi nel crematorio di Birkenau. Il 25 aprile dovrebbe essere il giorno più semplice e più limpido del nostro calendario civile: la festa della Liberazione, la riconquista della libertà, la fine della dittatura, la nascita dell’Italia democratica. Una festa nazionale. Non di parte. Nemmeno di quella giusta.
Eppure, anno dopo anno, i cortei che dovrebbero rappresentare la memoria condivisa si trasformano spesso in una scena opposta: contestazioni, insulti, violenza. Non un rito civile, ma una selezione ideologica all’ingresso. Chi è abbastanza puro per sfilare? Chi ha diritto di ricordare? Chi può essere considerato legittimo erede dell’antifascismo?
È accaduto ancora. La presenza della Brigata Ebraica è da sempre accompagnata da offese che superano il confine della critica politica e scivolano in qualcosa di più antico e più pericoloso. Le bandiere dell’Ucraina vengono guardate con sospetto, come se ricordare un popolo aggredito dalla Russia fosse una provocazione e non una naturale conseguenza della solidarietà verso chi resiste a un’invasione.
Sono questi i cortei ai quali da antifascisti vogliamo unirci? Se il 25 aprile diventa una manifestazione dove alcuni vengono cacciati perché ebrei, o perché sostengono un popolo invaso, allora non stiamo celebrando la Liberazione: stiamo tradendo il suo significato. Perché la Liberazione non è una proprietà privata, non è un marchio registrato, non è una tessera da esibire. È il fondamento della Repubblica.
La Brigata Ebraica non è un’intrusione: è storia. Combatté davvero per liberare l’Italia dal nazifascismo. Quei vessilli con la Stella di David non sono una provocazione contemporanea, ma il ricordo di giovani che morirono anche per restituire libertà a questo Paese. Contestarne la presenza significa ignorare la storia o piegarla alla convenienza del presente.
Lo stesso vale per la bandiera ucraina. Non significa aderire a ogni scelta di un governo, ma riconoscere un principio elementare: chi subisce un’aggressione ha diritto alla solidarietà. Se il 25 aprile non serve a capire questo, allora a cosa serve?
Certo ci sono opinioni diverse, il dissenso è parte della democrazia. Ma c’è una differenza enorme tra discutere e impedire. Tra criticare e intimidire. Tra memoria e fazione. Una festa di unità nazionale non può essere amministrata come una frontiera ideologica. Non può essere il luogo dove si stabilisce chi è abbastanza antifascista da poter deporre un fiore. La Resistenza fu pluralità: cattolici, liberali, socialisti, comunisti, monarchici, militari, ebrei, civili. Ridurla a monopolio culturale significa impoverirla. Altrimenti il corteo diventa solo una liturgia autoreferenziale, un esercizio di appartenenza, una celebrazione che parla a se stessa e non al Paese.

Le comunità le costruiscono le personeNon abbiamo bisogno di ‘importare’ l’Ice di Trump qui in Italia. E’ un modello che...
19/04/2026

Le comunità le costruiscono le persone

Non abbiamo bisogno di ‘importare’ l’Ice di Trump qui in Italia. E’ un modello che non funziona là, a maggior ragione non va in Italia, e ancora di più qui in Toscana. C’è una differenza profonda tra governare la complessità e semplificarla costruendo muri. La proposta di realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio in Lunigiana va purtroppo in questa seconda direzione: una scorciatoia politica che rischia di produrre più problemi di quelli che intende risolvere.
La Lunigiana è una terra fatta di piccoli comuni, comunità raccolte, terra di passaggi, di incontri, di accoglienza. Costruire qui un CPR significa introdurre un elemento di rottura, una struttura chiusa, separata, lontana dalle comunità e dalla loro storia. Questi centri qui in Italia non hanno mai rappresentato una soluzione efficace. Sono luoghi di trattenimento amministrativo dove si concentrano fragilità, tensioni e disperazione.
Dopo la barzelletta del centro in Albania, adesso siamo pronti per la seconda inutile puntata: quella Toscana, ma le nostre comunità devono essere pronte a rigettare il modello ICE. I grandi centri costruiti, le detenzioni di massa, la violenza che ha generato la polizia anti immigrazione negli States, sono stati un fallimento. Non sono aumentati in modo significativo i rimpatri, non è cresciuta la sicurezza, mentre sono aumentate le criticità, i costi e le tensioni sociali.
Quando la risposta diventa la detenzione, il rischio è sempre lo stesso: perdere di vista le persone. La Toscana, negli anni, ha costruito una strada diversa. Un modello fatto di accoglienza diffusa, integrazione territoriale, sostenibilità sociale. Un modello che ha visto protagonisti i Comuni, il terzo settore, il volontariato, le associazioni di pubblica assistenza. Una rete silenziosa ma concreta, che ogni giorno lavora per tenere insieme comunità e dignità.
È questo il “modello Toscana”: piccoli numeri distribuiti, responsabilità condivisa, percorsi di integrazione. Non grandi strutture isolate, ma comunità che si assumono la responsabilità dell’accoglienza. Un modello che, pur tra difficoltà, ha funzionato meglio di soluzioni emergenziali e centralizzate.
Dire no al CPR non significa ignorare il tema dell’immigrazione. Significa affrontarlo con serietà, con politiche efficaci, con responsabilità. La Toscana ha già dimostrato che un’altra strada è possibile. Una strada fatta di umanità, responsabilità e sostenibilità. Perché le comunità si costruiscono con le persone, non con le recinzioni.

C’è un silenzio che pesa più delle parole.È il silenzio delle trattative tra Stati Uniti e Iran. È il silenzio del gover...
12/04/2026

C’è un silenzio che pesa più delle parole.
È il silenzio delle trattative tra Stati Uniti e Iran. È il silenzio del governo sul caro carburante.
È il silenzio che, alla fine, pagano i cittadini. E soprattutto il welfare.

Le trattative tra Washington e Teheran, dopo oltre venti ore di confronto, si sono concluse senza accordo. Le distanze restano profonde: nucleare, controllo dello stretto di Hormuz, sanzioni. Tutto fermo. Tutto sospeso. E quando la diplomazia si ferma, a muoversi sono i mercati. E quando si muovono i mercati, a pagare è sempre l’ultimo anello della catena. 

Il problema è che il nulla geopolitico produce effetti molto concreti.
Il prezzo dei carburanti continua a salire. In Italia il gasolio viaggia ormai verso i 2,20 euro al litro, mentre la benzina sfiora stabilmente quota 1,80. E questo mentre il petrolio, paradossalmente, ha registrato anche fasi di ribasso. 

Questo significa una cosa semplice:
il mondo discute, il prezzo sale, il welfare paga.

E qui arriva il punto politico.
Perché il caro carburante non è solo un problema delle famiglie.
È un problema delle ambulanze.
Delle pubbliche assistenze. Del volontariato. Del trasporto sociale. Della sanità territoriale.
Ogni litro in più è un servizio in meno.
Le nostre associazioni percorrono ogni anno centinaia di migliaia di chilometri. Non possono scegliere di non partire. Non possono rinviare un intervento. Non possono dire “torniamo domani”.
Il welfare non può fermarsi perché la benzina aumenta.
Eppure, mentre il mondo discute e le trattative si arenano, in Italia manca una risposta strutturale.
Non servono bonus temporanei.
Non servono misure emergenziali.
Serve una scelta politica.

Il 10 marzo scorso ho lanciato il primo allarme, ripreso da agenzie e testate regionali, sul caro carburanti e sui danni...
10/04/2026

Il 10 marzo scorso ho lanciato il primo allarme, ripreso da agenzie e testate regionali, sul caro carburanti e sui danni che questa guerra sta già creando non solo alle nostre associazioni ma anche al welfare nazionale. Lo ridicondivido oggi, consapevole che niente di concreto è stato ancora fatto e che la situazione è in netto peggioramento. Porterò questo tema al dibattito delle istituzioni per chiedere con forza interventi seri e non spot da campagna elettorale

Caro carburanti, l’allarme delle Pubbliche Assistenze Toscane
«La guerra in Iran pesa sui servizi di emergenza. Servono interventi sulle accise»

La guerra in Medio Oriente e la conseguente impennata dei prezzi del petrolio stanno già producendo effetti concreti anche sui servizi di emergenza e assistenza sul territorio. L’aumento dei carburanti registrato negli ultimi giorni in Italia, legato alle tensioni internazionali e alle difficoltà nei traffici energetici, sta facendo salire rapidamente il costo di benzina e gasolio alla p***a .
Per le Pubbliche Assistenze della Toscana questo significa un aggravio immediato sui bilanci. Ambulanze, mezzi per i servizi sociali e veicoli di protezione civile percorrono complessivamente circa 30 milioni di chilometri l’anno per garantire soccorso sanitario, trasporti assistiti e interventi nelle emergenze.
Con gli aumenti registrati nelle ultime settimane – in media circa 14 centesimi al litro tra benzina e gasolio – il sistema delle Pubbliche Assistenze toscane si trova a sostenere un incremento di spesa stimato in circa 35 mila euro al mese, pari a oltre 400 mila euro l’anno.
«Le nostre associazioni – ha detto il presidente di Anpas Toscana, Dimitri Bettini – svolgono ogni giorno servizi essenziali per i cittadini: emergenza sanitaria, trasporti sociali, protezione civile. È evidente che rincari così rapidi del carburante rischiano di mettere sotto pressione un sistema che già opera con risorse limitate».
«Per questo chiediamo ai parlamentari toscani di attivarsi rapidamente nei confronti del Governo, per chiedere una riduzione o sterilizzazione delle accise sui carburanti e provvedimenti seri, non parole per sostenere il volontariato. Non è accettabile che, mentre i prezzi crescono a causa di una crisi internazionale, il peso fiscale rimanga immutato e ricada anche su chi garantisce servizi pubblici essenziali».
In Italia, infatti, una quota molto rilevante del prezzo alla p***a è costituita da accise e IVA, che rappresentano oltre la metà del costo finale dei carburanti. «Ogni euro in più sul carburante – ha detto ancora Bettini – è un euro in meno per i servizi ai cittadini. Senza interventi rapidi rischiamo di pagare la crisi internazionale direttamente sulla pelle del volontariato e del sistema di soccorso». (Foto Pixabay)

Care volontarie, cari volontari,la Pasqua arriva anche quest’anno in un tempo complesso e carico di preoccupazioni. Le g...
05/04/2026

Care volontarie, cari volontari,
la Pasqua arriva anche quest’anno in un tempo complesso e carico di preoccupazioni. Le guerre che continuano a ferire l’Europa e il mondo, le tensioni sociali, le difficoltà economiche di tante famiglie ci ricordano quanto siano fragili gli equilibri su cui si regge la nostra quotidianità.
In questo scenario, il volontariato non è solo una risposta ai bisogni, ma un presidio di umanità e di democrazia. È la dimostrazione concreta che la solidarietà non è una parola, ma un impegno quotidiano fatto di presenza, ascolto e responsabilità.
In Toscana, il vostro lavoro continua a essere fondamentale. Lo vediamo ogni giorno nei servizi di emergenza-urgenza, nel trasporto sanitario, nell’assistenza alle persone più fragili, nel sostegno alle comunità locali. Lo vediamo nelle aree interne che rischiano lo spopolamento, nelle città dove crescono nuove povertà, nei territori che chiedono attenzione e cura.
Le sfide del welfare regionale sono sempre più complesse: l’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale sanitario, la necessità di garantire servizi di prossimità. In questo contesto, il ruolo delle pubbliche assistenze e dei volontari Anpas diventa ancora più decisivo, non come sostituzione delle istituzioni, ma come alleanza fondamentale per costruire comunità più giuste e solidali.
La Pasqua è anche il tempo della speranza. Una speranza concreta, che nasce dai gesti quotidiani, dalla capacità di stare accanto alle persone, dalla volontà di costruire pace partendo dalle nostre comunità.
A tutte e tutti voi, che ogni giorno dedicate tempo, energie e passione agli altri, va il mio più sincero ringraziamento. Il vostro impegno rappresenta il volto migliore della Toscana: una terra che non si volta dall’altra parte e che continua a credere nei valori della solidarietà, della partecipazione e della pace.
Auguro a voi e alle vostre famiglie una Pasqua serena, con la consapevolezza che il vostro impegno è un segno concreto di speranza per il presente e per il futuro delle nostre comunità.
Buona Pasqua a tutte e a tutti.

Indirizzo

Via Pio Fedi 46/48
Florence
50142

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