23/02/2026
Mirella Romani Referendum .
Prima per il governo il referendum era una “questione politica” in cui si è usato ogni mezzo e non per spiegare ai cittadini i contenuti, ma per generare tensione e criminalizzare la parte politica avversa e l’opinione pubblica contraria in maniera preventiva.
Li abbiamo visti affannarsi e aggredire come fosse una questione di vita o di morte senza mai portare argomenti sui benefici per i cittadini e questo dà la misura di quale reale “utilità” si celi nella riforma e per chi.
Si è cercata addirittura la gogna per dando un’interpretazione stravolta delle sue parole molto chiare e cercando di delegittimare così uno dei pochi uomini di cui l’Italia dovrebbe andar fiera e lo stesso è accaduto con gli esponenti più autorevoli e competenti che hanno espresso il loro pensiero motivato sul , finiti addirittura censurati.
Ora, in perfetto tempismo con la fine del carnevale, la maschera si sgretola, la realtà si fa sempre più chiara e gli elettori acquisiscono sempre più consapevolezza dell’attacco pericolosissimo alla , che ha reso necessario un gesto fortissimo e una chiara presa di posizione per il NO perfino del Presidente .
Un NO convinto, chiaro e forte per difendere la democrazia che abbiamo conquistato, che siamo stati, siamo e dovremo continuare ad essere, con organi dello Stato liberi e indipendenti, in grado di mantenere equilibrio e scongiurare asservimento al potere di turno, perché se oggi lasciamo che il governo Meloni si scelga i magistrati, domani lo faranno altre forze politiche e non sarà più possibile avere garanzie sul controllo di buon operato della classe dirigente.
Se in passato non è stato mai fatto è perché nessuno ha mai avuto l’arroganza di compiere sacrilegi così sfrontati sulla Costituzione che è il pilastro della repubblica italiana.
La riforma non interviene sulle metodologie processuali, bensì sulle scelte a monte. Credo basti anche solo semplicemente guardare come è stata condotta e da chi la campagna del sì, per focalizzare più che altro a chi servirà.
Anziché gli elenchi dei paesi che hanno storie e democrazie diverse, guardate gli elenchi di chi in Italia sostiene il SÌ ..
Gratteri non ha detto che tutti quelli che votano si sono indagati o pregiudicati, ha detto invece che la gran parte dei politici indagati o condannati, di quelli che hanno procedimenti in corso o devono salvare qualcuno da processo, forse per una strana coincidenza del destino, si trovano tutti da quella parte.
Al cittadino normale non cambierà nulla, non si abbrevieranno i tempi dei processi per i comuni mortali, non ci saranno più condanne o più sicurezza nel paese, tutt’altro.. si rischia invece di non poter ricorrere ai gradi successivi di giudizio che spesso ristabiliscono verità, di avere PM che indagano solo come accusa ignorando eventuali elementi a difesa, ma soprattutto l’unico vero cambiamento non ha alcun elemento di vantaggio per il cittadino:
sorteggiare magistrati da un elenco anziché farli votare dai colleghi che ne conoscono la qualità e la storia, non significa migliorarne la qualità né cambiargli la linea di pensiero giuridico. Significa far scegliere dal governo la lista dei sorteggiabili (con tutti i dubbi che nascono dal sorteggio) fra quelli più graditi al potere di turno togliendo il pilastro dell’indipendenza della magistratura dall’esecutivo.
A parti invertite è come se i giudici potessero scegliere chi mettere in una lista da cui sorteggiare i candidati ai ruoli di governo, senza che la politica possa decidere chi scegliere in base alle competenze, storia qualità e caratteristiche.
Oggi a porre il sigillo sul NO è intervenuto addirittura il procuratore nazionale Antimafia Melillo:
"Vedo il rischio su mafie, corruzione, finanza opaca e grandi frodi fiscali"
Credo non serva aggiungere altro