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31/05/2026
27/05/2026

Salvatore Borsellino: ”Paolo fu ucciso perché aveva scoperto la verità su Capaci”

24 maggio 2026 – 34 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Salvatore Borsellino torna a parlare dei 57 giorni che separarono la morte di Giovanni Falcone da quella di suo fratello Paolo Borsellino. Un arco temporale che, secondo Salvatore, rappresenta ancora oggi uno dei punti decisivi per comprendere la verità sulle stragi mafiose del 1992-1993.

Nel corso dell’intervista, Borsellino sostiene con forza che Paolo stesse indagando direttamente sulla strage di Capaci e che proprio questa attività investigativa abbia accelerato la decisione di eliminarlo. Un convincimento maturato negli anni e rafforzato da nuovi elementi emersi recentemente, anche grazie al lavoro dell’avvocato Fabio Repici.

Salvatore Borsellino richiama in particolare il discorso pronunciato dal fratello il 25 giugno 1992 alla Biblioteca comunale di Palermo, quando annunciò pubblicamente di voler essere ascoltato dalla Procura di Caltanissetta per riferire ciò che aveva scoperto sulla strage di Capaci. Parole che, secondo il fratello del magistrato, segnarono definitivamente la sua condanna a morte.

LINK AL PRIMO COMMENTO

24/05/2026

"In questi giorni, con l’avvicinarsi delle commemorazioni delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, abbiamo fatto un piccolo esperimento durante alcuni eventi pubblici. Abbiamo chiesto, per alzata di mano, quanti sapessero cosa fosse l’agenda rossa di Paolo Borsellino e quanti invece conoscessero i nomi di Alberto Stasi e Andrea Sempio.

Il risultato è stato imbarazzante. Nella stragrande maggioranza dei casi, pochissimi hanno alzato la mano per l’agenda del magistrato, mentre quasi tutti conoscevano i protagonisti del delitto di Garlasco. Qualcuno obietterà: “Ma in questo periodo ci sono le nuove indagini su Sempio, è cronaca odierna”. In realtà, anche il mistero dell’Agenda Rossa è tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni, ma solo nelle aule di tribunale e sulle colonne di poche testate specializzate o in rare trasmissioni TV come nella puntata odierna (24/05/26) di Report, per esempio.

Sarebbe bello vedere la stessa attenzione mediatica riservata alle “stragi di Stato”, che hanno delle conseguenze nelle vite di tutti, rispetto a quella data a delitti di cronaca nera, che invece non ci toccano collettivamente. Sarebbe interessante vedere criminologi, avvocati e giornalisti sviscerare questi dettagli in prima serata. E invece no. I media ci forniscono ogni dettaglio per farci un’idea del presunto colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, ma tentennano nel momento in cui si parla di crimini in cui sono coinvolti uomini di Stato.

Eppure, le novità degli ultimi giorni non sono da meno. Ben tre poliziotti, sotto giuramento, hanno dichiarato che il capitano dei Carabinieri Giovanni Arcangioli consegnò loro la borsa del magistrato dopo l’esplosione (Arcangioli è l’uomo ripreso dalle telecamere in via d’Amelio mentre si allontana verso via Autonomia Siciliana con la borsa di Paolo Borsellino in mano). Gli stessi avrebbero poi riposto la borsa nell’auto del poliziotto Francesco Paolo Maggi.

Una notizia bomba, perché queste affermazioni smentiscono clamorosamente sia Arcangioli — il quale sostiene di aver rimesso (o fatto rimettere) la borsa nell’auto blindata di Borsellino — sia Maggi, che ha sempre dichiarato di averla trovata lui stesso."

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