Letteratura in pillole

Letteratura in pillole Farmacia letteraria aperta a tutti i pazienti
in cerca di pillole da ingurgitare.

Concedi a te stesso lo scomodo lusso di cambiare opinione. È estremamente disorientante dire semplicemente «non lo so». ...
12/09/2026

Concedi a te stesso lo scomodo lusso di cambiare opinione. È estremamente disorientante dire semplicemente «non lo so». Ma è infinitamente più gratificante comprendere piuttosto che avere ragione.

Sii generoso con il tuo tempo, le tue risorse e nel dare credito agli altri e, specialmente, con le tue parole. Criticare è molto più facile che celebrare. Ricorda che c’è sempre un essere umano dall’altra parte di ogni scambio e dietro ogni prodotto culturale che viene criticato. Capire ed essere capiti sono tra i doni più grandi della vita.

Cosa più importante di tutte: dormi. Oltre a essere il più grande afrodisiaco creativo, il sonno influenza tutti i nostri momenti da svegli, detta il nostro ritmo sociale e fa da mediatore con i nostri stati d’animo negativi. Devi essere religioso e disciplinato riguardo al tuo sonno, tanto quanto lo sei riguardo al tuo lavoro.

Quando le persone ti dicono chi sono, credici. Ma è altrettanto importante non credergli quando cercano di dirti chi sei tu. L’unico custode della tua integrità sei tu, e le supposizioni fatte da coloro che non capiscono chi sei e cosa rappresenti rivelano moltissimo su di loro mentre non dicono assolutamente nulla su di te.

«Aspettati che le cose meritevoli abbiano bisogno di molto tempo». Questa frase è presa in prestito dalla saggia e meravigliosa Debbie Millman. ll mito del successo dal giorno alla notte è esattamente questo: un mito. Un bocciolo non si schiude in uno scoppio vivace, eppure nella nostra cultura siamo disinteressati alla noia del processo di sviluppo e crescita.

Cerca ciò che espande il tuo spirito. Quali sono le persone, le idee e i libri che espandono il tuo spirito? Trovali, tienili stretti e vai spesso a trovarli. Utilizzali non solo come una medicina dopo che qualche malessere spirituale ha intaccato la tua vitalità, ma anche come un vaccino da somministrare quando sei in perfetta salute per proteggere la tua radiosità.

Dall’articolo «9 Learnings from 9 Years of Brain Pickings» (Le 9 cose che ho imparato in 9 anni di Brain Picking), tratto dal blog dell’autrice bulgara Maria Popova «The Marginalian», traduzione di Marina Innorta.

E una donna disse: «Parlaci della gioia e della sofferenza».E lui rispose: «La vostra gioia è la vostra sofferenza masch...
06/09/2026

E una donna disse: «Parlaci della gioia e della sofferenza».

E lui rispose: «La vostra gioia è la vostra sofferenza mascherata. E il pozzo da cui sale la vostra risata fu spesso riempito dalle vostre lacrime. E come potrebbe essere altrimenti?

Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere, tanta più gioia potete contenere. La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa che è stata scottata nel forno dal vostro vasaio?»

Alcuni dicono: «La gioia è più grande del dolore», e altri dicono: «No, il dolore è più grande». Ma io vi dico che sono inseparabili.

Khalil Gibran, «Il profeta» [1923].

Entro nella tua nottecome una barca buia, da contrabbando.Queste lanterne, i miei occhie il cuore sono spentiporto qualc...
30/08/2026

Entro nella tua notte
come una barca buia, da contrabbando.
Queste lanterne, i miei occhi
e il cuore sono spenti
porto qualcosa
che non vuoi:
notizie dal paese
dove sono intrappolata
notizie dal tuo futuro.
Canta adesso
che ne hai modo
(mi si è ritorto contro il corpo
troppo presto, senza tragedia
non diventai
un arbusto o una costellazione,
diventai un cappotto pesante, quello
che i bambini credono di vedere giù all’angolo
diventai questa illusione,
questo trucco da ventriloquo
questo nome cieco, questa benda
gettata sul confine di un sogno
o sarai alla deriva come me
da una testa a una testa
enfia di parole mai dette,
enfia di scorte d’amore).
Esisto in due posti,
qui e dove sei tu adesso.
Prega per me
non per cosa sono ma perché sono.

Margaret Atwood, da «Brevi scene di lupi. Poesie scelte (1966-2020)», [Ponte alle Grazie, 2020].

Buon viaggio, Maestro 💔
06/08/2026

Buon viaggio, Maestro 💔

[…] Si frugò nelle tasche e gli porse un pezzo di carta.C’era scritto: «Sei diventato l’uomo che volevi essere? Cosa ti ...
03/08/2026

[…] Si frugò nelle tasche e gli porse un pezzo di carta.

C’era scritto: «Sei diventato l’uomo che volevi essere? Cosa ti dà equilibrio? La fama? La forza? Il potere? Un giro in barca? Bere il vino fresco quando c’è lo scirocco? L’odore della melanzana fritta? Hai quello che vuoi? Hai una mano che ti accarezza la schiena quando ne hai bisogno? E allora perché non hai inseguito questa idea di pace? Perché non ti sei allenato per costruire quei lunghi pomeriggi in cui risuonano le cicale e le voci dei figli?».

Davide Enia, «Così in terra» (Sellerio, 2023).

«Com’era il canto delle sirene?»
«Esattamente come vorresti che fosse, e poi tutto quello che non vorresti aver desidera...
27/07/2026

«Com’era il canto delle sirene?»

«Esattamente come vorresti che fosse, e poi tutto quello che non vorresti aver desiderato. Era il delizioso prurito che vorresti grattare, ma è sotto la pelle e non puoi arrivarci, quindi da delizioso diventa insopportabile. Te l’ho detto: quello che vuoi di più è quello che meno puoi avere. È quello che meno puoi avere.»

Christopher Nolan, «Odissea» (The Odyssey), 2026.

Ray Bradbury, «Fahrenheit 451» (Mondadori, 2016).
15/07/2026

Ray Bradbury, «Fahrenheit 451» (Mondadori, 2016).

Avere (apparentemente) infinite possibilità sul piatto dovrebbe farci sentire elettrizzati. Invece, il più delle volte, ...
04/07/2026

Avere (apparentemente) infinite possibilità sul piatto dovrebbe farci sentire elettrizzati. Invece, il più delle volte, ci paralizza.

Siamo terrorizzati dall’idea di fare la scelta sbagliata, dal pensiero che, dicendo “sì” a una strada, stiamo rinunciando per sempre a tutte le altre, vicoli ciechi compresi, e così restiamo fermi, in attesa. Sì, ma di cosa?

Sylvia Plath ha descritto questa paralisi con la metafora del fico, molto prima che inventassimo il termine “FOMO” (Fear Of Missing Out).

— Dice che mi sto allontanando. Che tra noi sta finendo, e nemmeno me ne accorgo.«E me lo dici così? - vorrei risponderl...
02/07/2026

— Dice che mi sto allontanando. Che tra noi sta finendo, e nemmeno me ne accorgo.

«E me lo dici così? - vorrei risponderle. - Andiamo dentro che ordino una bottiglia di ch*****ne, no?»

Invece ribatto con una puttanata da manuale:

— Senti Nives, sono problemi vostri, questi. Non hai il diritto di coinvolgermi nelle paturnie di quello là.

— Non sono io che ti coinvolgo, è lui che si prende il suo tempo. Gli ho detto di andarsene, ma non posso pretendere che mi ubbidisca a comando. Cosa vuoi che faccia, che lo sbatta fuori dal ristorante? In fondo ha anche ragione: ha scoperto che gli ho mentito.

— Oh, per l’amor di Dio, Nives, che vuoi da me, che gli dia pure ragione, adesso?

— Al contrario. Io volevo restare a pranzo con te, e lo voglio ancora. Decidi tu. Se vieni dentro, lui se ne va: praticamente, lo mandiamo via insieme. Se te ne vai, invece, è probabile che resti.

— Però potresti andartene tu.

— E che differenza fa per te, se te ne vai?

— Eh. Nessuna.

Dovreste proprio vederla, la sequenza di espressioni che si proietta sulla faccia di quel cretino quando arriviamo al tavolo. Una gamma che va dallo sbigottimento alla consapevolezza, dall’incredulità allo scandalo. Un trailer. Il problema, penso lì per lì, è che spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee.

Diego De Silva, «Non avevo capito niente» (Einaudi, 2007).

Questo ti farà soffrire, mio povero amore. Il nostro picnic è finito; la strada è buia, piena di buche, e sull’auto il b...
01/07/2026

Questo ti farà soffrire, mio povero amore. Il nostro picnic è finito; la strada è buia, piena di buche, e sull’auto il bambino più piccolo comincia a sentirsi male. Un povero sciocco ti direbbe: devi essere coraggiosa. Ma qualunque cosa io possa dirti per farti animo o consolarti sarà come una minestrina insipida – tu sai quello che voglio dire. Tu l’hai sempre capito.

La vita con te è stata incantevole – e quando dico “incantevole” intendo canti e voli e viole, e quella morbida, rosea “v” nel mezzo, e quelle sillabe sulle quali si curvava indugiando la tua lingua.

La nostra vita insieme è stata allitterativa, e quando penso a tutte le piccole cose destinate a morire, ora che non le possiamo più condividere, sento come se fossimo morti anche noi. E forse lo siamo. Vedi, quanto più grande era la nostra felicità, tanto più sfumavano i suoi bordi, come se i contorni si sciogliessero, e ormai essa si è dissolta del tutto.

Non ho smesso di amarti; ma qualcosa è morto in me, e nella nebbia non riesco a vederti...

Credo tu abbia intuito come stanno le cose: la solita dannata formuletta, “un’altra donna”. Con lei sono disperatamente infelice – ecco, questo almeno è vero.

Non posso fare a meno di pensare che nell’amore ci sia qualcosa di essenzialmente sbagliato. Tra amici si litiga o ci si perde di vista, e anche tra parenti stretti, ma non c’è questo spasimo, questo pathos, questa fatalità che sta attaccata all’amore.

L’amicizia non ha mai l’aspetto di una condanna. Perché, cosa succede? Non ho smesso di amarti, ma poiché non posso continuare a baciare il tuo caro, pallido volto, dobbiamo lasciarci, dobbiamo lasciarci. E perché? Perché l’amore è così misteriosamente esclusivo? Si possono avere mille amici, ma si deve amare una sola persona.

Quando dico “due”, ho già cominciato a contare e non vi è più limite. Esiste solo un numero vero: Uno. E l’amore, a quanto pare, è l’esponente migliore di questa unicità.

Vladimir Nabokov, da «La vera vita di Sebastian Knight», (Adelphi, 1992).

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