10/02/2026
Questa foto, ad esempio, è stata usata per diversi anni, e a volte circola ancora, a supportare le bugie storiche sulle foibe, scambiando le vittime, questa giovane partigiana impiccata dai nazisti, con i carnefici...
La ragazza nella foto sta per essere impiccata.
Il suo nome è Lepa Radić, ha 17 anni ed è una partigiana jugoslava.
Quando le infilano la corda al collo grida: «Combattete, gente, per la vostra libertà! Non arrendetevi ai malfattori! Sarò uccisa, ma c’è chi mi vendicherà!»
Lepa Radić nacque nel 1925 a Bosanska Gradiška, all’epoca Regno di Jugoslavia. Dopo l’invasione nazifascista del 1941 e la nascita dello Stato Indipendente di Croazia, ovvero il regime collaborazionista degli ustascia, parte della sua famiglia venne arrestata o uccisa. Lei, ancora adolescente, scelse allora di unirsi alla resistenza partigiana jugoslava. A soli quindici anni entrò nella Lega della Gioventù Comunista e iniziò a svolgere compiti di collegamento, assistenza ai feriti e supporto logistico ai combattenti. Nel 1943, durante un’operazione contro le forze partigiane condotta dalla 7ª Divisione SS “Prinz Eugen”, Lepa venne catturata mentre aiutava civili e partigiani in ritirata. Subì interrogatori e torture, nel corso dei quali le fu promessa la salvezza in cambio di informazioni sensibili, ma lei oppose sempre un netto rifiuto. Condannata a morte, venne impiccata pubblicamente l’8 febbraio 1943, a soli 17 anni. Le fotografie della sua esecuzione divennero una delle immagini più dure e simboliche della brutalità dell’occupazione nazifascista nei Balcani. Dopo la guerra, Lepa Radić divenne un simbolo per tutte le persone antifasciste dentro e fuori la Jugoslavia: il suo estremo coraggio di fronte alla tortura e alla morte rappresentano ancora oggi una delle massime espressioni di fedeltà ai propri ideali.
Cronache Ribelli