03/07/2025
Walter Panciera
La cartiera di Vivaro, manifattura nella quale si è lavorato fino al 1967, è un insediamento industriale di eccezionale interesse per almeno tre ordini di motivi. Innanzi tutto, il territorio sul quale insiste rappresenta un esempio del tipico ambiente di risorgiva. Posta a pochi passi dall'area del "Bosco di Dueville", di grande suggestione naturalistica, la cartiera si situa sulla roggia Molina, un antico canale artificiale alimentato dai numerosi fontanili sparsi nella zona. In secondo luogo, l'immobile è simbolo di un raro caso di continuità storica, a partire dal 1581, quando il nobile vicentino Iseppo Porto acquisì con una permuta un preesistente mulino da grani e decise poi di trasformarlo in cartiera. Gli ampliamenti e gli adattamenti subiti nel corso dei secoli non hanno snaturato la fisionomia dell'edificio, che anzi si presenta come un insieme coerente, leggibile nelle sue diverse componenti, quasi affascinante. Infine, la cartiera contiene ancora alcuni macchinari originali, tra cui un maglietto da carta del XVIII secolo, più unico che raro. Purtroppo, il progressivo degrado subito tra la generale indifferenza, lascia pensare oggi a un crollo imminente, nonostante l’interesse dimostrato da appassionati locali, da storici come Giovanni Luigi Fontana e da chi scrive questa nota, da artisti del calibro di Pino Guzzonato e di Luigi Meneghello. In compenso, nei pressi della cartiera sono sorte nuove abitazioni e nuovi capannoni, che contribuiscono a rendere sempre meno leggibile e sempre più anonimo l’antico paesaggio di risorgiva.
Walter Panciera