01/08/2026
Esprimiamo ferma condanna all'ulteriore recrudescenza delle persecuzioni e delle violenze poste in essere dai coloni organizzati, finanziati e protetti dal governo isra elia no in Cisgiordania, in violazione di decine di risoluzioni Onu, e ribadiamo il nostro incondizionato sostegno al popolo pale stin ese ed ai coraggiosi percorsi di pace intrapresi dalla guida politica pale stin ese in queste ore.
Nonostante ciò, apprezziamo la decisione del comitato nazionale Anpi di cercare una normalizzazione delle relazioni con la comunità eb raica italiana, trattandosi di una coraggiosa manifestazione di volontà di riallacciare rapporti seri e proficui, recuperando un confronto di merito sui temi che più ci stanno a cuore.
Probabilmente, tuttavia, per tali alti fini è stato scelto un interlocutore non rappresentativo. All’indomani della sigla del documento congiunto, alcune formazioni che l'Ucei mostra di voler rappresentare e tutelare (brigata eb raica in testa) hanno denunciato penalmente i militanti dell’Anpi milanese che avevano tentato di impedire la bieca strumentalizzazione della manifestazione del 25 aprile 2026. L’Ucei dunque non è stata in grado di indurre la distensione dei toni (che pretende dall’ANPI) e neppure ha condannato questa intenzionale provocazione. Tale atteggiamento appare molto significativo del concetto che l’Ucei stessa ha di “apertura” e di “dialogo” ma anche dell’idea che l’Ucei è in grado di esprimere in tema di libertà e di libera manifestazione del pensiero.
Alla luce di tutto ciò, riteniamo che il punto da chiarire non riguardi le ragioni che hanno spinto l’Anpi ad operare un’apertura di credito verso chi ci ha attaccati e boicottati, arrivando ad attentare all’incolumità dei nostri compagni, come è stato nel caso della sparatoria avvenuta a Roma lo scorso 25 aprile. Il punto da chiarire è, semmai, quale sia l’idea di collaborazione politica, di reciproco riconoscimento, di reale legittimazione che l’Ucei, nella sua attuale conformazione e declinazione politica, è in grado di esprimere.
Riteniamo infatti difficile - se non impossibile - giungere ad una reale comunione d'intenti con l'Ucei fino a quando l'Ucei stessa non darà seguito alla presa di responsabilità conseguente alla firma del documento congiunto, mostrando di essere in grado di indurre nella comunità eb raica organizzata comportamenti civili e rispettosi nei confronti delle controparti politiche; fino a quando non condannerà apertamente i massacri e gli abusi in atto in Pale sti na; fino a quando non riuscirà a prevenire provocazioni e le aggressioni come quelle perpetrate il 25 aprile 2026 a Milano e a Roma. Solo così riuscirà a legittimarsi come parte rappresentativa di un autentico e moderno milieu democratico, che costituisce l'unico ambito al cui interno l'ANPI - per ragione sociale anti fas cista - può e deve scegliere i propri interlocutori.
Convinti come siamo che nella nostra storia non vi sono mai state ombre nel rapporto con le compagne e i compagni di discendenza o religione eb raica, noi non dimentichiamo le centinaia di giovani ebrei che in vario modo si unirono alle formazioni parti giane in montagna partecipando attivamente alla nascita della Repubblica anti fas cista e proprio per questo riteniamo che l’esplorazione della possibilità di recuperare un rapporto sereno col mondo eb raico nella sua complessità debba partire dalle tante organizzazioni e formazioni che manifestano una più compiuta compatibilità valoriale e culturale con noi, con la nostra storia e con il nostro orizzonte politico, ossia con la Costituzione.