Alba Riformista

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17/06/2026

POLITICA 17.06.2026 06:46 di Claudio [email protected] Intervista a Domenico Ziccarelli, dirigente di Alba Riformista «Abbiamo scelto di chiamare il nostro movimento Alba Riformista perché crediamo che il territorio abbia bisogno di una nuova alba, di una nuova stagione politica e cultura...

16/06/2026

Amici, guardiamo in faccia la realtà, senza infingimenti ideologici e senza ipocrisie.
Da qualche tempo si fa un gran parlare di un’onda nuova, di una presunta svolta che si muove dietro le parole e le tesi del Generale. C'è chi si illude, o vuole illuderci, che i suoi seguaci rappresentino l'avanguardia di una nuova epoca, i pionieri di un mondo da ricostruire. Ma non scherziamo. Solleviamo la nebbia della propaganda e guardiamo i fatti: qui non siamo di fronte all'avvenire, siamo di fronte ai rimasugli di vecchi impulsi sentimentali del passato. È la solita, vecchia reazione che si traveste da novità.
La narrazione del Generale non inventa nulla; si limita a capitalizzare la merce più antica del mondo: la paura. Si agita lo spauracchio del futuro per paralizzare l'iniziativa, si solleva la paura del diverso per raccogliere un consenso facile nelle piazze e nelle urne.
Dobbiamo però avere il coraggio della chiarezza. Questo fenomeno non nasce dal nulla. È evidente che esso esercita una forza seducente, e lo fa come reazione immediata a certe esagerazioni ridicole del cosiddetto woke. Siamo tutti stanchi di un certo moralismo astratto, di quel politicamente corretto d’importazione che pretende di processare il senso comune e il linguaggio dei cittadini. È comprensibile che l'uomo della strada, di fronte a certe derive, cerchi una sponda.
Ma la risposta a un'estremità non può essere l'estremità opposta. Non si cura il mal di testa con la ghigliottina.
La sensibilità dell'Italia civile, l'Italia dei lavoratori, delle imprese, delle riforme concrete, si muove su una traiettoria ben diversa, che non può essere deviata da un bestseller o da una fiammata elettorale. La direzione intrapresa dal nostro Paese è quella della modernizzazione e del riconoscimento dei diritti dell'individuo. Una società forte, una democrazia matura e socialista nel senso più alto del termine, non ha paura dei diritti, li garantisce. E li garantisce a tutti, senza distinzione di colore della pelle: perché il merito e la dignità del cittadino si misurano sul contributo che dà alla Repubblica, non sulla sua origine. Senza distinzione di orientamento sociale o personale: perché la libertà dell'individuo è il pilastro su cui si fonda lo Stato moderno.
Per questo dico che un "ritorno al passato" non è semplicemente un errore: è un'ipocrisia irrealizzabile. I passaggi storici e civili di una grande nazione non si cancellano con i rimpianti o con i colpi di spugna della nostalgia.
Possiamo discutere sul ritmo delle riforme, possiamo e dobbiamo governare i processi migratori e sociali con fermezza e realismo, senza cedere a buonismi di facciata. Ma non possiamo pensare di guidare il Paese guardando fisso nello specchietto retrovisore. Non si può camminare con la testa rivolta all'indietro: si finisce solo per sb****re contro il primo muro che la realtà ci mette davanti. L'Italia deve guardare avanti, con orgoglio, con coraggio e verso il progresso.

Antonio Chiappetta

16/06/2026

POLITICA 16.06.2026 14:07 di Claudio [email protected] Sanità a Cosenza - Alba Riformista: «Fate funzionare ciò che esiste» Mentre il dibattito politico continua a concentrarsi sulla localizzazione del nuovo ospedale tra Cosenza e Rende, il vero problema della sanità calabrese resta la...

IL VERO SCANDALO NON È DOVE COSTRUIRE, È FAR FUNZIONARE CIÒ CHE ESISTELa sanità calabrese vive una situazione che defini...
16/06/2026

IL VERO SCANDALO NON È DOVE COSTRUIRE, È FAR FUNZIONARE CIÒ CHE ESISTE

La sanità calabrese vive una situazione che definire paradossale è persino riduttivo.
Mentre Cosenza e Rende continuano a dividersi e a litigare sul nuovo ospedale, i cittadini fanno i conti con strutture esistenti che non riescono a garantire servizi essenziali. È davvero normale tutto questo?

Nella nostra provincia esistono oltre venti ospedali e presidi sanitari. Su molte strutture sono stati investiti centinaia di migliaia di euro, in alcuni casi milioni. Le attrezzature spesso ci sono. Gli edifici ci sono. Quello che manca è il personale, l'organizzazione e una visione complessiva della sanità.
Il problema della Calabria non è soltanto costruire nuovi muri, ma far funzionare quelli che già esistono.
Perché se mancano medici, infermieri e anestesisti, se le sale operatorie rischiano di fermarsi, se i cittadini attendono mesi per una visita o un esame, allora il tema non è il taglio del nastro di un nuovo ospedale, è garantire il diritto alla salute oggi.
La politica dovrebbe smettere di tifare per un luogo o per una bandiera e iniziare a risolvere i problemi reali. Perché la salute dei cittadini non può diventare terreno di scontro tra partiti o amministrazioni.
Assistere a tutto questo genera amarezza. Perché in Calabria non manca solo il denaro, troppo spesso manca la volontà di far funzionare ciò che già abbiamo.

Domenico Ziccarelli
Portavoce di Alba Riformista.

15/06/2026

Il dibattito sullo sviluppo urbanistico di Rende si arricchisce di una nuova riflessione.

C’è un’idea vecchia, in Calabria. Un'idea tenace, come il calcare nei tubi, che non se ne vuole andare. È l’idea che la ...
15/06/2026

C’è un’idea vecchia, in Calabria. Un'idea tenace, come il calcare nei tubi, che non se ne vuole andare. È l’idea che la politica sia una cosa per pochi. Per "illuminati", dicono loro.
Quelli dei salotti giusti, delle cravatte abbinate bene, delle lobby che contano, delle dinastie che si tramandano le poltrone come fossero l'argenteria di famiglia. Una stanza chiusa, insomma. Con la chiave dentro.
Noi di Alba Riformista, quella chiave, abbiamo sempre voluto girarla al contrario. Non l’abbiamo mai pensata così. Mai.
È per questo che guardiamo a quello che sta succedendo intorno a Francesco De Cicco e ai Democratici Progressisti Meridionalisti non come a un accordo da manuale Cencelli, ma come a un fatto. Un fatto vero, di quelli che respirano. Ci aderiamo con interesse, con rispetto, con convinzione.
Perché provate a guardarlo, Francesco.
Non è nato in un laboratorio politico.
Non è il clone di qualche segreteria di partito calato da Roma o da Catanzaro.
Non ha padrini corazzati dietro le spalle.
Francesco De Cicco è un’anomalia. L’espressione più antica e quindi più nuova della democrazia: un uomo che viene dal popolo. Uno che si è imposto dal basso, rompendo i vetri polverosi di quella vecchia politica aristocratica, cosentina e calabrese, che pensa ancora di governare per diritto divino.
La sua forza non sta nelle correnti, sta nelle scarpe. Nella fiducia conquistata strada per strada, faccia a faccia, problema dopo problema. Consumando le suole, non i divani.
La politica dei fantasmi contro la politica dei corpi
Oggi la politica sembra diventata un casting di fantasmi. Ti stendono davanti schede elettorali con nomi che sembrano sigle, facce mai viste, candidati paracadutati dall'alto che se li lasci in mezzo a una strada della nostra terra non sanno nemmeno dove girarsi per trovare una fontana. Gente lontana dalla vita reale, quella dove la mattina bisogna fare i conti con la spesa, il lavoro che non c'è, la salute che trema.
Noi crediamo in un’altra cosa. Crediamo in una politica fatta di corpi. Di presenza, di ascolto, di umanità.
E poi ci sono i custodi del galateo politico. Quelli che arricciano il naso. Quelli che, con quel filo di snobismo che puzza di muffa, dicono: «Sì, d'accordo... ma De Cicco non ha la preparazione politica. Non ha studiato i testi sacri della burocrazia».
A loro rispondiamo con calma. Con la serenità di chi sa come gira il mondo.
Esiste una sapienza che non si compra all'università e che non si scrive sui curriculum patinati. È la sapienza che viene dal cuore, dall'esperienza vissuta sulla pelle, dal sacrificio quotidiano. È l’anima di chi conosce la fatica della propria gente perché quella fatica l'ha masticata.
La cultura non è un bastone per farsi largo con arroganza.
La cultura vera è la capacità di capire la sofferenza delle persone. E, subito dopo, avere il coraggio di battersi per loro.
Per tutte queste ragioni, come movimento, abbiamo deciso che è il momento di camminare insieme. Di costruire un percorso comune e di scrivere, pagina dopo pagina, un programma politico regionale insieme ai Democratici Progressisti Meridionalisti.
Non è una scommessa, è una necessità. Perché questa terra, la nostra Calabria, non ha bisogno di altri guardiani del faro spento. Ha bisogno di una politica nuova. Popolare nel senso più nobile del termine. Libera da catene, e profondamente, ostinatamente umana.

Antonio Chiappetta

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