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🚨 PARCO VERZIERE: NUOVA OPERA D’ARTE CONTEMPORANEA A COLOGNE! 🎨😂Ieri sera, passeggiando al Parco Verziere, ci siamo imba...
23/10/2026

🚨 PARCO VERZIERE: NUOVA OPERA D’ARTE CONTEMPORANEA A COLOGNE! 🎨😂

Ieri sera, passeggiando al Parco Verziere, ci siamo imbattuti in una nuova installazione artistica: una bella scritta con lo spray sul marciapiede, “ABDELLAH”.

Che dire… a Cologne l’arte urbana sembra prendere piede! Peccato che, tra musei a cielo aperto e libertà d’espressione, qualcuno continui a confondere i beni pubblici con una tela personale. 🤦‍♂️

Una domanda alla Giunta: il decoro urbano è ancora una priorità o ormai vale il principio “ognuno faccia come gli pare”?

Perché va bene tutto: iniziative culturali, spazi pubblici vissuti e libertà di espressione. Ma un parco pubblico è di tutti, e rispettarlo dovrebbe essere il minimo sindacale, non un optional!

E allora, cara Amministrazione, che si fa? Si interviene per ripristinare il marciapiede oppure aspettiamo che il Parco Verziere diventi una galleria d’arte abusiva a cielo aperto? 😏

Noi di Noi Cologne pensiamo che la cura del paese passi anche da queste piccole cose. Perché il degrado non si combatte con gli slogan, ma con attenzione, manutenzione e rispetto delle regole.

La domanda è semplice: a Cologne chi controlla il decoro urbano? 👀

Gli utili idioti: Sabato a Parigi questa donna si è piazzata davanti alla porta di un negozio, mentre un gruppo di uomin...
21/10/2026

Gli utili idioti: Sabato a Parigi questa donna si è piazzata davanti alla porta di un negozio, mentre un gruppo di uomini a volto coperto cercava di entrare per svuotarlo.

"Perché lo fate? Fermatevi! Non è questa la causa!". La spingono via di peso ed entrano urlando. Guardatela in faccia mentre diceva "Sono dalla vostra parte!" e per riconoscenza il gruppo di immigrati entrava per spaccargli e saccheggiarle tutto.

Esattamente come un coniglio possa essere dalla parte del coccodrillo e sperare che questo per riconoscenza non lo mangi.

Poi arriva un passante. Non per aiutarla a tenere la porta. Per portarla via, e spiegarle con gentilezza che è inutile, che deve lasciar perdere.

Nello stesso weekend, sempre a Parigi, una commerciante che da un anno aveva aperto un negozio di accessori per bici si è ritrovata con la vetrina sfondata e il magazzino vuoto.

Le hanno preso tutto. Il giorno dopo ha aperto una raccolta fondi per riaprire, e ha scritto che capisce la rabbia della piazza e che non cerca colpevoli.

Rileggetela. Le hanno raso al suolo un anno di lavoro, e ventiquattr'ore dopo è lei a spiegare le ragioni di chi l'ha rovinata. Capite il livello irrecuperabile di follia?

Ma quella frase non l'ha scritta lei. L'ha scritta una cultura che da decenni ci insegna a capire tutti, tranne noi stessi. Sempre loro, sempre dello stesso colore e sempre dalla stessa parte (sbagliata). Fino alla morte. Letteralmente però.

Utili idioti in completa negazione della realtà. Nemmeno quando gli sfasciano tutto o li uccidono ci arrivano.

Un altro negoziante ha parlato con uno dei saccheggiatori attraverso il microfono della telecamera di sorveglianza. Il ragazzo gli ha detto: ti spacchiamo tutto, ma non è contro di te.

Ah, meno male. Non era niente di personale.

Oltre tremila negozi saccheggiati in Francia. Quasi mille agenti feriti. Macron giura che chi ha distrutto pagherà, e un sindacalista di polizia gli risponde che quelle pene nessuno le pronuncerà mai. Quindi tranquilli, qualcuno pagherà di sicuro. Il commerciante.

Questo è il conto delle buone azioni fatte senza pensare alle conseguenze. L'accoglienza senza filtri, il poliziotto che non deve alzare le mani, il ragazzo che va sempre capito, il carcere che è sempre sbagliato.

Decisioni bellissime, che ti fanno sentire buono il giorno in cui le prendi. Le conseguenze arrivano dopo, e arrivano sempre a casa di qualcun altro. A casa di chi ha appena aperto un negozio. Mai nel loro attico.

E qui arrivano gli utili idioti. Li riconoscete al volo.

Sono quelli che amano l'umanità purché sia lontana. Il vicino, il fratello, il padre, il commerciante sotto casa, quelli no. Quelli sono privilegiati, e se gli svaligiano il negozio qualcosa avranno fatto.

Sono quelli che sfilano con la bandiera arcobaleno per regimi e movimenti che i gay li perseguitano. In Iran l’omosessualità è punita con la morte, e nel solo 2025 il regime ha impiccato più di 1.600 persone, un record dal 1989. A Gaza Hamas ha messo a morte perfino un suo comandante, accusato tra le altre cose di essere gay. Ma guai a farglielo notare. Sei islamofobo.

Sono i rivoluzionari col Rolex, che spiegano al commerciante di periferia che la sua vetrina è un privilegio. La polizia la disprezzano per principio, finché non gli rubano la bici elettrica. Quel giorno chiamano il 112, e si lamentano pure se la volante arriva tardi.

Sono quelli che applaudono quando il tabaccaio che si è difeso finisce sotto processo, e per chi gli ha svaligiato il negozio trovano sempre un'infanzia difficile.

E sono quelli che, appena chiedi chi entra in casa nostra, ti danno del razzista. Non rispondono alla domanda. Ti danno del razzista.

Sempre dalla parte sbagliata della storia, con una coerenza commovente. Nel 1956 i loro nonni politici stavano con i carri armati sovietici a Budapest, e per decenni hanno preso i soldi da Mosca. Oggi il nemico è cambiato, il riflesso no: tra il proprio vicino e chiunque altro, scelgono sempre chiunque altro.

E se volete sapere come va a finire, chiedetelo ai comunisti iraniani. Nel 1979 il Tudeh, il partito comunista dell'Iran, applaudiva la rivoluzione di Khomeini contro lo scià.

Erano convinti di usare gli islamisti. Quattro anni dopo il partito era fuorilegge e i suoi dirigenti erano in galera, costretti a confessare in televisione.

Nel 1988 il regime impiccò migliaia di prigionieri politici, e tra loro c'erano tutti i militanti di sinistra che riuscirono a rastrellare. Gli utili idioti, appunto. Usati e poi buttati via.

La sinistra di oggi sta rifacendo lo stesso errore. Non parlo dei musulmani che lavorano e pagano le tasse. Parlo di chi entra senza che nessuno controlli cosa si porta dietro, compreso chi predica che le donne valgono meno e che l'Occidente va abbattuto.

La sinistra gli apre la porta in nome della tolleranza. Loro la tolleranza la considerano una debolezza. E quando avranno finito con noi, i primi della lista saranno proprio quelli che la porta l'hanno aperta.

Per me questo ha un nome: tradimento. Mi piacerebbe vederli processati. Non in tribunale, perché io in galera per le idee non ci mando nessuno, nemmeno loro. Li processano già i fatti, e la sentenza la scrivono ogni sabato le vetrine.

E adesso la parte in cui mi date del razzista. Facciamo prima: il "ma" lo metto io.

Non sono razzista. Non scherziamo. Ma non ne posso più.

Non ne posso più di un'immigrazione che nessuno controlla, fatta di gente senza documenti che lo Stato non sa nemmeno di avere in casa. Gente che non puoi identificare né espellere, e che soprattutto non ha niente da perdere.

È questo che la gente non sopporta. Non il colore della pelle. Il ragazzo straniero che lavora nella pizzeria sotto casa, con il permesso in regola e il turno doppio del sabato, nessuno lo odia.

Lo conosci e tifi per lui quando prende la patente. La gente odia non sapere chi ha davanti. E odia sentirsi dare del razzista perché ha paura di quello che nessuno ha il coraggio di governare.

E i numeri le danno ragione. In Italia gli stranieri sono circa il 9% dei residenti e oltre il 31% dei detenuti. Uno studio della Bocconi che mi sono andato a recuperare ha confrontato immigrati che avevano chiesto il permesso nello stesso giorno, a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro.

Chi l'ha ottenuto, l'anno dopo commetteva circa la metà dei reati di chi era rimasto irregolare. Stessa origine, stesso colore della pelle. Cambia una cosa sola: avere qualcosa da perdere.

L'autore dello studio ne deduce che servono più ingressi legali. NO. Io ne deduco che servono SOLO ingressi legali.

E a chi sta già scrivendo che sabato erano tutti immigrati, rispondo subito che non è vero. In Francia oltre a loro c'erano militanti dell'ultrasinistra, ragazzi di periferia, liceali radical-chic di buona famiglia. Notate un "fil rouge"?

Il problema non è la pelle. È centinaia di migliaia di persone senza documenti, che nessuno identifica e nessuno rimanda indietro.

Quel limbo non l'ha creato la cattiveria. L'ha creato la bontà senza filtri. Voi la chiamate gestione dei flussi. Io la chiamo per quello che è: un'invasione che nessuno controlla.

E il razzismo vero, quello che da domani farà guardare come un ladro anche il ragazzo della pizzeria che si fa il c**o e non c'entra niente, l'avete fabbricato voi. Idioti. Complimenti.

Allora, da lunedì mattina una cosa.

Dai politici, tutti, pretendiamo filtri. Chi entra lo decide lo Stato. Chi non ha diritto di restare, o delinque, se ne va davvero. E chi risponde "razzista" invece di rispondere alla domanda, si prende la risposta che merita ogni giorno che passa per strada.

Decidete voi chi volete essere. Possibilmente non traditori della patria e utili idioti.

(Frank Merenda)

19/10/2026

Sabato pomeriggio, a Milano, un branco di ragazzini ha protestato contro il carovita svaligiando un Foot Locker.

Rileggetela con calma. Contro il carovita. Hanno sfondato le vetrine a colpi di mazza e di sassi e si sono portati via la merce, mentre gli amici riprendevano tutto col telefonino. Perché se non finisce su TikTok non è successo.

Facciamo l’inventario, perché sui fatti non accetto storie.

- Piazza Duomo evacuata, con i turisti che si rifugiavano nella metropolitana per non prendersi una bomba carta in testa.

- La fermata Duomo della M1 e della M3 chiusa per ore.

- Un’auto dei carabinieri presa d’assalto e saccheggiata, i blindati danneggiati.

- Un cantiere dato alle fiamme sotto le guglie, e già che c’erano anche un bagno chimico.

- Barricate attorno al monumento a Vittorio Emanuele. Contro la polizia sono volati sassi, cubetti di porfido, bottiglie, transenne, sedie dei bar e perfino i monopattini.

- Pensiline dell’ATM spaccate, vetrate di palazzi storici rotte.

- Vetrine sfondate in corso Vittorio Emanuele, a San Babila, in via Torino e in via Speronari.

- Cassonetti in fiamme in via Mazzini. In Galleria i negozi hanno abbassato le saracinesche con i clienti e i commessi chiusi dentro.

Venticinque persone in ospedale, dieci sono agenti. Più di cinquanta fermati, metà minorenni.

Il sindaco parla di danni molto ingenti. Il conto in euro ancora non c’è, ma sappiamo già benissimo chi lo pagherà.

Non “i ricchi di Milano”, che a quanto pare erano il bersaglio degli slogan urlati in piazza. Complimenti per la mira. I ricchi di Milano sabato alle sei non stavano dietro la cassa di Foot Locker.

Dietro quella cassa c’era un commesso. Uno che porta a casa milletrecento euro al mese e che adesso deve spazzare i vetri e rifare l’inventario della merce che non c’è più.

C’era il cameriere che ha visto i suoi tavolini volare contro gli scudi della polizia. C’erano gli operatori ecologici che hanno raccolto pietre e detriti fino a tarda notte.

C’erano dieci uomini e donne in divisa finiti al pronto soccorso per uno stipendio che vi farebbe ridere.

E c’erano i milanesi normali, quelli che a fine serata sono scesi in strada a pulire da soli, senza che nessuno glielo chiedesse.

Questa è la Milano che lavora. Sabato l’hanno presa a sprangate.

Chi erano? Secondo la polizia, centinaia di ragazzi arrivati a gruppetti dalle periferie e da fuori Milano, senza un capo e senza una sigla. Apolitici, scrivono. Fuori dalla questura un genitore l’ha detta meglio di qualunque sociologo: metà sono minorenni, l’altra metà p***a.

E qui sta il punto. Provate a chiedere a uno di questi scemi di m***a con chi ce l’ha. Non lo sa. Col governo, con la polizia, coi ricchi, con la vetrina, con la sedia del bar. Ce l’ha con nessuno, quindi con chiunque gli capiti a tiro. Non ha una causa. Ha un cappuccio e un sabato libero.

Manzoni l’aveva già raccontato quasi duecento anni fa. Milano, la rivolta per il prezzo del pane, e la folla che per protestare va a distruggere i forni, cioè l’unico posto dove il pane si fa. Siamo ancora lì. Solo che al posto del forno delle grucce c’è un negozio di scarpe, e al posto della folla del Seicento c’è uno col passamontagna che si fa il video.

E adesso veniamo a voi. Sì, proprio a voi: l’intellighenzia con la giacca di velluto, le cattedre, le redazioni, i salotti dei talk show.

So già cosa state per dire. Che in quella piazza la sinistra non c’era. Che il corteo era apartitico, con le sole bandiere italiane. È vero, lo sottoscrivo. Ed è esattamente questo il problema.

Non avevate bisogno di esserci. Avete fatto un lavoro molto più profondo: avete passato quarant’anni a costruire l’alibi. Gramsci la chiamava egemonia. Non serve la tessera del partito, basta che la tua idea diventi l’aria che tutti respirano.

E l’aria che respira un sedicenne oggi gli dice che la polizia è il nemico, che chi apre un negozio è un padrone, che la proprietà degli altri è un’opinione e che la rabbia è sempre una domanda sociale da ascoltare. Quei ragazzi non sanno nemmeno chi fosse Gramsci. Ma la lezione l’hanno imparata a memoria.

Negli anni Settanta li chiamavano cattivi maestri. Quelli che la chiave inglese non la impugnavano, ma spiegavano perché fosse giusto impugnarla. Oggi non serve neanche spiegare. Basta una parolina sola: però.

“Condanno la violenza, PERÒ le ragioni sono legittime.”

“Condanno la violenza, PERÒ bisogna capire.”

Fratoianni ha detto proprio questo: condannare non basta, bisogna capire. No, onorevole. Qui non c’è niente da capire.

C’è un negozio svaligiato e ci sono dieci agenti in ospedale. Ogni volta che dopo la parola violenza ci mettete un però, state firmando una giustificazione. E quei ragazzi il però lo sentono benissimo, anche senza leggere i giornali.

Lo stesso sabato pomeriggio mezza opposizione sfilava a Roma, in piazza del Popolo, con la Cgil. E sabato sera, con il porfido ancora per terra, il centro sociale Lambretta e il collettivo Deriva avevano già messo in rete un hub legale per i fermati, con tanto di indirizzo email per trovare l’avvocato. Gli spazzini non avevano finito il turno e l’assistenza legale era già operativa.

Ecco cos’è la vostra egemonia. Non organizza la devastazione. Le prepara il materasso su cui atterrare.

Allora smettiamola con le parole sbagliate. Quella di sabato non era una manifestazione e non era una protesta. Una protesta ha una richiesta. Questi avevano una mazza.

Si chiama guerriglia urbana, e chi la fa non è un manifestante, è un delinquente. Minorenne o maggiorenne, figlio di immigrati o figlio di avvocato.

Niente giustifica la devastazione. Non il prezzo della benzina, non lo stipendio fermo da anni, non l’affitto impossibile, non la scuola che cade a pezzi. Sono problemi veri e nessuno li nega. Ma il carovita non si combatte con un paio di scarpe rubate.

Questa gente conosce una sola lingua, quella della forza. E allora lo Stato deve parlarla meglio di loro, con un fuoco più grande del loro: la legge applicata fino all’ultima virgola, senza sconti e soprattutto senza però.

Il bello è che non servono leggi nuove. Basta usare quelle che ci sono già.

Uno. Coprirsi la faccia in un corteo è già reato. Dal 1975, legge Reale, articolo 5. Casco o passamontagna, non fa differenza. Chi in piazza si copre il volto esce dal corteo e sale sul cellulare. Subito, non dopo la terza vetrina.

Due. Più uomini in piazza. E non lo dico io, lo dice Sala. Il sindaco di Milano ha ammesso che in piazza Duomo c’era una massa di violenti contro uno sparuto gruppo di poliziotti e che il momento è stato sottovalutato. Quando a chiedere più polizia è il sindaco di centrosinistra, la discussione è chiusa.

Tre. Si sono filmati da soli. Hanno fatto video e selfie davanti alle vetrine rotte, cioè il lavoro della Scientifica, gratis. Identificateli tutti, uno per uno, fotogramma per fotogramma.

Quattro. Il conto. Articolo 2048 del codice civile: i genitori rispondono dei danni causati dai figli minorenni. Quindi fattura a casa, voce per voce. La vetrina, la pensilina, l’auto dei carabinieri, la pulizia delle strade. Vediamo quanti papà e quante mamme, aperta quella busta, continuano a parlare di rabbia generazionale.

Cinque. Chi convoca una piazza risponde della piazza. Se organizzi una festa in condominio, fai entrare co****ni e deficienti e la mattina dopo hanno devastato le scale, non puoi dire che non c’entri. Paghi tu. Chi chiama a raccolta migliaia di ragazzi sui social e poi, secondo un funzionario di polizia presente, ammette già in via Broletto di non riuscire a gestire quelli vestiti di nero, non è un passante. È il padrone di casa.

E adesso la parte che non piacerà a nessuna delle due tifoserie.

Il problema non è il passaporto. Tra quei ragazzi, dice la polizia, ce n’erano tanti di seconda e terza generazione e altrettanti italiani da generazioni. Qualcuno con la retta della scuola privata pagata dai genitori. Chi vi racconta che è tutta colpa degli stranieri vi vende una scorciatoia comoda, esattamente come chi vi racconta che è tutta colpa del disagio.

Se proprio volete parlare di remigrazione, io ci sto. Remigriamo tutte le teste di c***o col casco integrale e il passamontagna. Al Polo Sud, dove coprirsi la faccia ha finalmente un senso. Oppure a Cuba, così il carovita lo vedono dal vivo, in fila con la tessera annonaria e la luce che va e viene.

Intanto a Parigi hanno fermato 855 persone, record per la capitale francese. Non ci sono arrivati in un pomeriggio. Ci sono arrivati un sabato alla volta e un però alla volta.

Se il 17 ottobre non costa niente a nessuno, il prossimo sabato lo rifanno. E fra dieci anni l’Italia sarà questa: centri storici blindati, saracinesche giù il sabato pomeriggio, commercianti che mettono a bilancio le vetrine nuove come una tassa in più e un dibattito televisivo infinito su quanto fossero arrabbiati i ragazzi.

Io quell’Italia non la voglio. E non la vuole nemmeno il commesso di Foot Locker o quello della Feltrinelli, che domani torna al lavoro in mezzo ai vetri di una rabbia che non era nemmeno la sua.

(Frank Merenda)

A Cologne è così da tempo.Tutti i vari surrogati di hamburger di verdure o impasti di legumi....Voi colognesi cosa ne pe...
05/10/2026

A Cologne è così da tempo.
Tutti i vari surrogati di hamburger di verdure o impasti di legumi....

Voi colognesi cosa ne pensate?

19/09/2026

🚨 MA LA SICUREZZA DEI BAMBINI È UNA PRIORITÀ O NO?

Questa mattina, all’ingresso dei bambini alle scuole elementari di Via Roma e Via Don Antonelli a Cologne, c’è stata una situazione che non vorremmo mai più vedere.

❌ Nessun vigile presente a presidiare l’ingresso.
❌ La strada, che dovrebbe essere chiusa al traffico, è stata percorsa da due automobili.
❌ Una delle due, addirittura, pretendeva di passare a tutti i costi tra bambini e genitori, nonostante la presenza di persone in strada.

Ma stiamo scherzando?

Parliamo di bambini di pochi anni che entrano a scuola, di genitori che li accompagnano e di una strada che dovrebbe essere liberata dal traffico proprio per garantire la loro sicurezza.

Non aspettiamo che succeda qualcosa di grave prima di intervenire.

L'Amministrazione comunale si è dimenticata che oggi era giorno di scuola?

Perché se esiste una chiusura al traffico, deve essere rispettata e fatta rispettare. E se l'obiettivo è proteggere i bambini, il presidio negli orari di ingresso dovrebbe essere una priorità.

👉 La sicurezza non può essere affidata alla buona volontà degli automobilisti.

Chiediamo all'Amministrazione di intervenire immediatamente affinché situazioni come quella di questa mattina non si ripetano mai più.

I nostri bambini devono poter entrare a scuola senza rischiare di essere investiti da un'auto.

Noi Cologne

14/09/2026

🏐 BENVENUTI IN PALESTRA!

Oggi è ricominciata la scuola e i corsi sportivi, la pallavolo da un paio di settimane.

E cosa troviamo nella palestra delle scuole medie di Cologne?

🕊️ Piume.
💩 Escrementi di piccione.

Non male. Non male davvero.

Il video è stato girato questa sera, dopo diverse segnalazioni già fatte in precedenza e, evidentemente, rimaste nel vuoto.

Perché qui non stiamo parlando solo di decoro: stiamo parlando di una palestra utilizzata da ragazzi e bambini per fare sport.

Assessore allo Sport?
Sindaco?

È davvero questo il modo in cui vogliamo accogliere i nostri ragazzi nelle strutture sportive comunali?

01/09/2026

IL MONTE ORFANO È LO SPECCHIO DI COLOGNE.

Questa mattina ci siamo allenati sul Monte Orfano. Lo facciamo spesso.

E proprio perché lo viviamo, lo conosciamo e lo amiamo, siamo stanchi di chiudere gli occhi e far finta che vada tutto bene.
Il degrado è ormai evidente e non più accettabile.

❌ Sentieri abbandonati.
❌ Cartellonistica assente, scolorita o completamente inutile.
❌ Canaline di scolo intasate.
❌ Aree imbrattate da scritte spray, in particolare nel Riservario.
❌ E persino un tronco infilato deliberatamente dove non avrebbe dovuto esserci, che questa mattina abbiamo provveduto a rimuovere.

E allora una domanda ce la facciamo:
Dove sono finiti i tanti “comitati per il Monte Orfano”?
Dove sono le foto, i post, le dichiarazioni, le iniziative?
Perché è facile riempire Facebook quando c'è da farsi vedere.
È molto più difficile esserci quando bisogna sporcarsi le mani, intervenire e risolvere i problemi.
Il Monte Orfano non ha bisogno di passerelle mediatiche.
Ha bisogno di cura, manutenzione, controllo e responsabilità.
E purtroppo oggi il nostro Monte rappresenta perfettamente quello che sta succedendo a Cologne da troppo tempo:
si lascia andare, si aspetta che i problemi diventino emergenze e poi si fa finta di non sapere.

Noi di NOI COLOGNE non vogliamo abituarci al degrado.
Non vogliamo limitarci a fotografarlo.
Vogliamo denunciarlo, affrontarlo e cambiare le cose.

Perché Cologne merita molto di più.
E il Monte Orfano, patrimonio di tutti, merita rispetto.

Finalmente i Carabinieri di Palazzolo hanno preso il “gran signore”….. speriamo che non abbiano usato i guanti bianchi e...
11/08/2026

Finalmente i Carabinieri di Palazzolo hanno preso il “gran signore”….. speriamo che non abbiano usato i guanti bianchi e che sia la volta buona che stia al fresco per un po!… Anche Cologne vi ringrazia per aver (almeno per ora) estirpato un insetto infestante! 🇮🇹💪🏻🥇

Il ladro, un 33enne albanese, alle spalle aveva già numerose denunce per episodi simili e l'obbligo di firma in caserma

27/07/2026

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