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28/05/2026

Senza industria l’Italia non sta in piedi.

E senza una vera politica industriale europea, l’Italia rischia di pagare due volte: per i costi dell’energia e per regole pensate troppo spesso lontano dalle fabbriche.

Per anni l’Europa ha inseguito transizioni ideologiche e vincoli astratti, mentre la manifattura veniva stretta tra concorrenza globale, energia cara e burocrazia.

Oggi serve un cambio di passo: energia stabile, pulita e competitiva, investimenti, tecnologia. Anche per questo il Governo ha fatto una scelta importante, riportando finalmente il nucleare di nuova generazione dentro una discussione seria, concreta, non ideologica, con un disegno di legge oggi all’esame della Camera.

Difendere l’ambiente sì. Spegnere l’industria no.

Perché senza industria non c’è lavoro, non c’è crescita, non c’è sovranità.

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27/05/2026

, la notte che resta

La mafia quella notte colpì Firenze nel punto più indifeso: una casa, il sonno, la vita normale.

Fabrizio Nencioni, Angela Fiume, Nadia, Caterina, appena cinquanta giorni, e Dario Capolicchio non tornarono più al mattino.

Io abitavo a pochi metri da lì.

Il boato arrivò nel buio.
Poi il soffitto, le travi, i calcinacci, la polvere, le sirene, le fiamme.

E una paura che non finisce quando riesci a uscire.
Resta addosso.
Ritorna negli anni.
Ha l’odore acre della polvere da sparo e il rumore di una notte che non si cancella.

Poco sopra di me, in quello stesso palazzo, un ragazzo morì.

Da allora so che sopravvivere non è mai una cosa neutra.
È una domanda.
E poi, col tempo, diventa una responsabilità.

La mafia voleva lasciare paura.
Noi dobbiamo lasciare memoria, giustizia, Stato.

Contro la mafia non ci sono sfumature comode.
Non ci sono mezze distanze.

Certe notti restano.
Ma non devono decidere chi diventiamo.

        “Sto seguendo personalmente la vicenda dei due cittadini livornesi fermati nell’ambito delle operazioni sulla Fl...
20/05/2026



“Sto seguendo personalmente la vicenda dei due cittadini livornesi fermati nell’ambito delle operazioni sulla Flotilla.

Sono in costante contatto con la Farnesina per seguire passo dopo passo l’evoluzione della situazione e assicurarmi che sia garantita ogni forma di tutela e assistenza.

Gli italiani coinvolti stanno sbarcando in due gruppi e la Farnesina sta lavorando senza sosta per favorire il loro immediato rientro in Italia.

Quanto sta accadendo è inaccettabile e va affrontato con fermezza, serietà e piena responsabilità istituzionale.

La mia vicinanza va innanzitutto ai due cittadini livornesi e alle loro famiglie, ma il pensiero è naturalmente rivolto anche a tutti gli italiani coinvolti in questa vicenda.

Continuerò a seguirla fino al loro ritorno a casa”.

On. Chiara Tenerini

15/05/2026

Salario giusto, non slogan: noi stiamo con la contrattazione vera

La pregiudiziale delle opposizioni non sfiducia il Governo: sfiducia la contrattazione collettiva nazionale.
Sfiducia CGIL, CISL e UIL.
Sfiducia le parti sociali che rappresentano milioni di lavoratori.

Noi invece stiamo dalla parte dei contratti veri, dei sindacati rappresentativi, delle imprese serie e del salario giusto.

Non servono slogan da campagna elettorale.
Servono strumenti concreti per aumentare le tutele e rafforzare il lavoro.

08/05/2026

A Tagadà ho detto una cosa semplice: sul Medio Oriente non si fa campagna elettorale sulla pelle dei popoli.

Una parte dell’opposizione, a partire dal Movimento 5 Stelle, riduce una crisi antica, dolorosa e complessa a slogan facili, buoni forse per prendere qualche applauso, ma inutili per costruire la pace.

La verità è che una posizione seria deve tenere insieme tre principi: il diritto di Israele a vivere in sicurezza, il rispetto del diritto internazionale, il diritto del popolo di Gaza a vivere in pace e senza privazioni.

Se si prende solo un pezzo della realtà e si cancella il resto, non si fa politica estera: si fa tifo. E il tifo, in Medio Oriente, non spegne gli incendi. Li alimenta.

Le sofferenze dei popoli non si mettono in graduatoria. Non esiste un dolore più comodo alla propria propaganda e un dolore da ignorare perché scomodo.

Per questo trovo vergognosa la semplificazione di chi trasforma Gaza in un manifesto elettorale. Così come è stata una semplificazione pensare che un conflitto così profondo potesse risolversi in tre giorni, con una formula rapida e un annuncio a effetto.

L’Italia, con il Governo, con la Presidente Meloni e con il Ministro Tajani, ha scelto la strada più difficile ma più seria: equilibrio, fermezza, umanità.

Senza equilibrio non c’è giustizia.
E senza giustizia non ci sarà mai pace.

01/05/2026

La crisi di Stellantis non nasce oggi e non ha una sola causa.

Certo, pesano le scelte industriali dell’azienda. Ma sarebbe miope non vedere il contesto: anni di politiche europee che hanno imposto una transizione senza realismo.

Lo stop al motore endotermico dal 2035 non è una semplice svolta tecnologica. È un cambio radicale che riduce componenti, filiere, lavoro. E quindi occupazione.

Quando la transizione diventa ideologica e non accompagnata, il conto lo pagano le imprese e soprattutto i lavoratori.

Serve una transizione, sì. Ma sostenibile. Economicamente, industrialmente, socialmente.

Altrimenti non è progresso. È un errore che rischiamo di pagare caro.

Non è solo una cifra.È un segnale politico.L’Europa sblocca la nona rata del PNRR: oltre 12 miliardi all’Italia.Non per ...
29/04/2026

Non è solo una cifra.
È un segnale politico.

L’Europa sblocca la nona rata del PNRR: oltre 12 miliardi all’Italia.
Non per fiducia sulla parola, ma per risultati verificati.

In un tempo in cui si parla per slogan e si governa per emergenze, questo dato rimette le cose al loro posto:
la credibilità non si racconta, si costruisce.

Dentro questi miliardi non ci sono promesse, ma riforme già messe a terra, cantieri aperti, obiettivi rispettati.
È l’Italia che smette di inseguire e torna a guidare.

Perché la differenza, alla fine, è tutta qui:
tra chi usa l’Europa come alibi
e chi la rende uno spazio da conquistare con serietà.

E quando accade, succede una cosa semplice, quasi dimenticata:
l’Italia torna ad essere percepita per quello che è davvero.

Un Paese solido.
Affidabile.
All’altezza delle sfide che contano.

28/04/2026

Il fascismo è stato sepolto, definitivamente, dall’altezza della nostra Costituzione.

Per questo il 25 aprile non può essere una memoria di parte.
Non può diventare uno strumento contro qualcuno.

Quando la Liberazione viene usata come clava politica, non la si difende: la si tradisce.

Quegli uomini e quelle donne non sono morti per consegnare una bandiera a qualcuno, ma la libertà a tutti.

La libertà non si usa.
Si custodisce.

27/04/2026

Un confronto acceso a Tagadà, ma il punto resta semplice.

Se si attacca questo decreto, bisogna dire chiaramente da che parte si sta.
Davvero qualcuno pensa che sia accettabile che minori girino con coltelli, o che nelle manifestazioni si entri con passamontagna e caschi per devastare e aggredire le forze dell’ordine?

Io continuo a credere che la libertà vera sia quella dei cittadini onesti, delle famiglie, di chi vuole vivere e lavorare senza paura.

Questo decreto non è propaganda: è prevenzione, è tutela, è presenza dello Stato dove troppo spesso è mancato.

27/04/2026

ll giorno dopo il 25 aprile resta una domanda amara: come può chi sventola la pace trasformarla in intolleranza? Come può chi invoca libertà impedire ad altri di manifestare? Come può chi si proclama custode dell’antifascismo arrivare a rivolgere alla Brigata ebraica parole indegne come “saponette mancate”?

Qui non siamo davanti ad una semplice contestazione politica. Siamo davanti a una frattura morale.

Perché la Liberazione non può diventare il luogo in cui qualcuno decide chi ha diritto di esserci e chi no. Il 25 aprile non è una proprietà privata, non è un tribunale ideologico, non è una patente di superiorità morale da esibire mentre si calpestano proprio i valori che si dice di difendere.

La pace, se diventa odio, non è più pace.
L’antifascismo, se diventa esclusione, tradisce se stesso.
La memoria, se diventa insulto antisemita, smette di essere memoria e diventa barbarie.

Il punto è tutto qui: non basta pronunciare parole giuste per stare dalla parte giusta. Bisogna viverle. E ieri qualcuno ha dimostrato che si può gridare “libertà” mentre la si nega agli altri.

Il 25 aprile dovrebbe ricordarci che la democrazia nasce quando l’odio arretra. Non quando cambia bandiera.

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