TIFERNUM TIBERINUM odierna Città di Castello in Umbria Italia
.Mi fermerò un giorno a Tiferno poi ti raggiungerò.. Le tue nuove ci hanno riempito di grande gioia, soprattutto perchè desideri, dopo tanto tempo, rivederci, tua nipote e me. Anche noi, dal canto nostro, nutriamo un incredibile, e improrogabile, desiderio di rivederti. Ma già prepariamo i bagagli per la partenza, con l’intenzione di
sbrigarci, strade permettendo. Faremo un’unica sosta, ma breve: devieremo alla volta della villa di Toscana, ma non per ispezionare i campi, bensì per ottemperare ad un necessario impegno. C’è una cittadina, chiamata Tiferno Tiberino, adiacente alle nostre proprietà, la qual cittadina, all’unanimità, mi stimò degno – ed ero quasi ancora fanciullo – d’essere suo patrono. Per la qual cosa, (la cittadinanza) accoglie in festa i miei arrivi, si duole per le mie partenze, s’inorgoglisce per i miei successi. Ora, poichè sono uno che ritiene molto sgarbato esser vinto in quanto ad affetto, ho fatto costruire, a mie spese, un tempio, a mo’ di ringraziamento, tempio la cui inaugurazione sarebbe empio differire ancora. Ci troveremo dunque lì per il giorno dell’inaugurazione, che ho deciso di celebrare con un banchetto. Il giorno seguente, dopo aver salutato gli amici, ci rimetteremo in viaggio lungo il precedente itinerario. Plinio il Giovane all'amico Fabato
Tifernum Tiberinum romana
Dopo il 283 a.C. Roma assorbe via via gli Umbri e Città di Castello, con il nome di Tifernum Tiberinum viene federata a Roma. L’ordinamento augusteo la include nella VI regio Umbra et Ager Gallicus. Tifernum Tiberinum fu Municipio fiorente sin dalla fine del I secolo, anche in virtù della munificenza del potente patrono, Plinio il Giovane, che nelle sue epistole scrive della città e del paesaggio circostante con parole di schietta ammirazione. Tifernum estendeva il suo territorio alla sinistra del Tevere in una regione più tardi definita Massa Trabaria, sin quasi, forse alle sorgenti dello stesso Tevere, oltrechè del Savio e del Marecchia. Il nucleo romano centrale con ogni probabilità sorgeva nell’attuale area sud-ovest della città, in corrispondenza dei rioni Prato e Mattonata dove in passato fu trovato un mosaico ascrivibile al II sec.a.C. e dove in tempi recenti sono stati rinvenute porzioni consistenti di antiche mura (e forse di un anfiteatro) di epoca romana. Alcuni altri reperti sono conservati nella Sala Consiliare del Comune, mentre i sarcofagi conservati nella Pinacoteca comunale attestano che anche nel III secolo risiedevano in loco ceti sociali capaci di commissionare opere artistiche di buon livello. I documenti attestanti la presenza di strutture riferite da un lato a grandi ville legate al sistema di produzione schiavistico e dall’altro a piccole proprietà terriere dimostra che la popolazione tifernate godette, in età imperiale, di una certa agiatezza economica, almeno negli strati sociali più elevati, dovuta a un’economia basata su agricoltura (e anche viticoltura), allevamento, raccolta di legname direttamente trasportato a Roma per via fluviale, commercio, ma anche su attività collaterali quali caccia e pesca. In seguito alla riforma di Diocleziano (285/305 d.C.) il territorio tifernate fu incluso nella provincia “Tuscia et Umbria” sotto la diretta amministrazione romana. È questo il momento della diffusione del Cristianesimo che, secondo tradizione, vede la città evangelizzata da San Crescenziano martirizzato a sud-est della città (Pieve de’ Saddi). Il primo “Episcopus Tifernas” ricordato, Eubodio, risale alla metà del V sec. ma il personaggio più importante nella storia della città di questo periodo è il vescovo Florido, all’epoca di Papa Gregorio Magno(540/604). Santo nella storia della Chiesa, Florido fece risorgere la città, di cui è patrono, dopo la distruzione operata dai Goti di Totila. La diocesi estese la sua giurisdizione su un vastissimo territorio tra la fine del VI sec. e l’inizio del VII anche sulle terre alla destra del Tevere, sino alla Massa Verona (Pieve Santo Stefano e monte Coronaro), alla Valle del Sovara (Anghiari), alla Pieve di Sant’Antimo (tra Citerna e Monterchi dove anche allora c’era una via di collegamento per Arezzo). Testimonianza altissima e rarissima di arte paleocristiana (secc.V/VI) è il cosiddetto “Tesoro di Canoscio”, con preziosa suppellettile liturgica, rinvenuto nel 1935. L'insediamento originario fu fondato dagli Umbri sulla riva sinistra del Tevere in prossimità del territorio assoggettato al controllo degli Etruschi; a partire dal III secolo a.C., a causa dell'espansione romana, la città fu federata di Roma e, successivamente, fu inserita nella Regio VI Umbria. divenne municipio romano, di cui patrono più illustre fu Gaio Plinio Cecilio Secondo, detto Plinio il Giovane, il quale, secondo quanto affermato in una sua lettera, fece erigere un tempio, ultimato nel 103 o 104, di cui non si conosce la collocazione. Certamente, la gens Plinia possedeva vasti latifondi nelle vicinanze della città ed una villa è più volte ricordata dallo stesso Plinio il Giovane, nelle sue lettere; gli scavi operati dall'Università di Perugia in collaborazione con l'Università di Alicante, in località Colle Plinio nel comune di San Giustino, hanno permesso di individuare la collocazione della villa di Plinio il Giovane. La città fu chiamata Tifernum Tiberinum dai Romani, al fine di distinguerla dall'omonimo insediamento posto sul Metauro, Tifernum Metaurense, e sembra che assunse una discreta rilevanza visto che è citata anche da Plinio il Vecchio. Non è possibile, però, ricostruire con certezza la struttura urbanistica della città romana; sicuramente, però, la parte più antica della città corrisponde alla zona sud, dove, nel quartiere denominato Mattonata, sono stati rinvenuti alcuni mosaici, resti di strutture idrauliche e una porzione di muro di quello che con ogni probabilità doveva essere un anfiteatro. Incerta è la datazione della diffusione del Cristianesimo, attribuita dalla tradizione a san Crescentino o Crescenziano, vissuto tra il III ed il IV secolo, che fu martirizzato a seguito di una condanna emessa proprio a Tifernum. Il primo vescovo di Tifernum Tiberinum, Eubodio, è documentato nell'anno 465. Secondo la tradizione, la città fu distrutta nel VI secolo ad opera del goto Totila e successivamente ricostruita dal vescovo Florido, poi santificato e proclamato patrono della città. La città venne dunque conquistata dai Longobardi e denominata Castrum Felicitatis, per passare poi sotto il dominio dei Franchi prima e dello Stato della Chiesa poi. https://www.anticaviaflaminiaumbra.it/it/tifernum-tiberinumcitta-di-castello-pg