02/08/2021
“𝗦𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗗𝗥𝗔𝗚𝗛𝗜 𝗠𝗔 𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗜 𝗔𝗦𝗖𝗢𝗟𝗧𝗜”
Qui di seguito la mia intervista pubblicata oggi su “La Stampa” ⤵️
𝘚𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘯𝘵𝘰 𝘢 𝘧𝘢𝘳 𝘤𝘢𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘨𝘰𝘷𝘦𝘳𝘯𝘰, 𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘭𝘦 𝘮𝘰𝘥𝘪𝘧𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘷𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘱𝘦𝘯𝘢𝘭𝘦? 𝘎𝘪𝘶𝘴𝘦𝘱𝘱𝘦 𝘊𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦: «𝘔𝘢𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘤𝘢𝘶𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘳𝘪𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘨𝘰𝘷𝘦𝘳𝘯𝘰». 𝘛𝘳𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰 𝘭’𝘦𝘹 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘰𝘯𝘴𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘴𝘢𝘳𝘢̀ 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘳𝘰𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘭𝘦𝘢𝘥𝘦𝘳 𝘥𝘦𝘭 𝘔5𝘚. 𝘜𝘯 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰 𝘳𝘶𝘰𝘭𝘰, 𝘶𝘯𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘦 𝘶𝘯 𝘰𝘣𝘪𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘱𝘦𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘴𝘵𝘦 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘷𝘪𝘴𝘵𝘢: 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘭 𝘨𝘰𝘷𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘴𝘪𝘮𝘦 𝘦𝘭𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪. 𝘓𝘢 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘻𝘪𝘢 𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘰 𝘵𝘦𝘴𝘵 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘭𝘦𝘢𝘥𝘦𝘳𝘴𝘩𝘪𝘱 𝘦 𝘭𝘰 𝘢𝘧𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘢 𝘵𝘳𝘢 𝘥𝘶𝘦 𝘧𝘶𝘰𝘤𝘩𝘪: 𝘵𝘳𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘴𝘰𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘶𝘵𝘰 𝘧𝘢𝘳 𝘵𝘳𝘢𝘣𝘢𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘭’𝘦𝘴𝘦𝘤𝘶𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘋𝘳𝘢𝘨𝘩𝘪 𝘦 𝘤𝘩𝘪 𝘥𝘪𝘤𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘰𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘤𝘳𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘥𝘢 𝘣𝘰𝘤𝘤𝘪𝘢𝘳𝘦.
𝗦𝗶𝗰𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮? 𝗜𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝗵𝗮 𝗮𝘃𝘂𝘁𝗼 𝟰𝟬 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶, 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝘀𝗼, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼-𝗿𝗲𝗹𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗦𝗮𝗿𝘁𝗶. 𝗨𝗻 𝗱𝗲𝗽𝘂𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘃𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮̀ 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗲 𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗶𝗻 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝗱𝘂𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 “𝘂𝗻 𝗮𝗯𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶𝗼”.
«Nel nuovo corso del M5S la presenza compatta sarà la cifra della nostra forza politica. Sulle assenze mi sono espresso ieri: non mi piacciono. Ma la fiducia è assicurata».
𝗠𝗮 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝘂𝗼𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼?
«Essere in questo governo ci ha permesso di apportare dei miglioramenti significativi per tutti gli italiani. Senza di noi non ci sarebbero stati. Con il presidente Draghi e con la ministra Marta Cartabia siamo stati chiari sin dall’inizio: il disegno originario della riforma, come evidenziato dai più autorevoli addetti ai lavori, avrebbe provocato un collasso della giustizia penale. E noi non potevamo permetterlo».
𝗠𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗺𝗮𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗚𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼, 𝗹’𝗔𝗻𝗺, 𝗶𝗹 𝗖𝘀𝗺 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗽𝗲𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮.
«Faccio presente che, di fronte a un blocco di forze politiche che ha fortemente contrastato i nostri interventi migliorativi, a partire dalla Lega che pubblicamente sostiene la lotta alla mafia e poi ha tentato di boicottarci in tutti i modi, abbiamo ottenuto importanti modifiche: un regime transitorio che introduce tempi più lunghi per i processi fino a dicembre 2024, un comitato tecnico-scientifico che monitora l’impatto delle norme e degli investimenti, da qui al 2024 e sollecita al ministro della Giustizia eventuali correttivi. Infine: la possibilità di portare al limite della durata massima tutti i processi su semplice iniziativa del giudicante».
𝗔𝗶 𝗺𝗮𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗮𝗹 𝗠𝟱𝗦, 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗻𝗮𝗹𝗲 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗼𝗹𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲?
«Quella norma a noi non è piaciuta ma abbiamo ottenuto il suo depotenziamento. Prometto a tutti i cittadini che, se alle prossime elezioni politiche ci daranno ampia fiducia col loro voto, il M5S si farà garante di ulteriori interventi migliorativi, se serviranno. Il principio di legalità, il contrasto alla mafia, alla corruzione e ai reati ambientali sono per noi valori assoluti».
𝗠𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗠𝟱𝗦? 𝗔𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲.
«La valutazione andrebbe ribaltata. Grazie alle nostre osservazioni il governo ha ammesso pubblicamente che servivano importanti miglioramenti sul testo originario e si è predisposto ad attuarli».
𝗨𝗻 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝘃𝗼𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗖𝗱𝗺, 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗼 𝗽𝗼𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗹𝗼.
«Diciamo che in quel momento non c’era una leadership chiara e riconosciuta con cui il premier e gli altri partiti potevano interloquire. La nostra forza in questa trattativa è stata che non abbiamo fatto valere bandierine ideologiche ma l’interesse generale».
𝗣𝗲𝗿𝗼̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗕𝗼𝗻𝗮𝗳𝗲𝗱𝗲, 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗲 𝗯𝗲𝗻 𝗽𝗼𝗰𝗼.
«Guardi che è improprio parlare di riforma Cartabia. Perché per buoni due terzi resta la riforma di Bonafede che, contrariamente alle polemiche strumentali, ha sempre avuto l’obiettivo di rendere più efficiente la giustizia penale, assicurando tutte le tutele costituzionali agli imputati. Resta in piedi, infatti, il poderoso piano di assunzioni, mai concepito prima di Bonafede. Sono questi gli strumenti più efficaci per velocizzare i processi. Per il resto, come ho già detto, non è esattamente la riforma che avremmo fatto se fossimo stati da soli».
𝗥𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼? 𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲 𝘃𝗶 𝘀𝗳𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝘂𝗹 𝗥𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗥𝗲𝗻𝘇𝗶 𝗲 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗶𝗻𝗶?
«Mettiamola così: sulla giustizia ci siamo fatti trovare forse un po’ impreparati, perché eravamo in piena transizione e non siamo riusciti a esprimere chiarezza di posizioni. Sul Reddito non ripeteremo lo stesso errore, perché non permetterò nemmeno che si arrivi a metterlo in discussione. Il Reddito di cittadinanza non si discute, al massimo si migliora».
𝗠𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼?
«E’ evidente che il premier e le altre forze politiche devono comprendere che il primo partito in Parlamento risponde agli oltre dieci milioni di elettori che lo hanno votato nel 2018. Ma la responsabilità che ha assunto il M5S appoggiando Draghi non verrà meno in questa fase in cui l’emergenza sanitaria continua e si cominciano a vedere i frutti degli interventi pianificati nel periodo più acuto della pandemia».
𝗦𝘁𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗣𝗶𝗹 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝟱 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼? 𝗣𝗲𝗿 𝗥𝗲𝗻𝘇𝗶 𝗲̀ 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝘀𝗲 𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗵𝗮 𝘀𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼.
«Renzi è lesto di parola, ma duro di pensiero, soprattutto economico: la crescita attuale, che sono fiducioso potrà arrivare anche al 6%, in parte è dovuta al rimbalzo più forte per un Paese come il nostro che è stato colpito più duramente dalla pandemia, per il resto è merito delle politiche economiche e degli stimoli fiscali attuati lungo tutto il 2020: un totale di 100 miliardi di espansione, più 4 decreti Ristori e una manovra di bilancio da 40 miliardi».
𝗦𝗳𝗶𝗱𝗮 𝘂𝗻 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶?
«Non la mettete sul piano della sfida. Lavoriamo tutti per obiettivi comuni. In questi mesi Draghi si è dovuto concentrare sull’emergenza sanitaria e sul piano vaccini. L’unico decreto Sostegni adottato quest'anno deve ancora dispiegare i suoi effetti. Lavoreremo con lui e daremo il nostro contributo alle scelte in materia di fisco, concorrenza e pensioni, determinanti per far correre e tenere coeso il Paese».
𝗜𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶? 𝗛𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗶 𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗶...
«Io rispetto molto i ruoli ed è evidente che un premier deve esercitare tutte le prerogative che gli spettano. Di lui ho apprezzato il fatto che abbia dato ragione ai nostri dubbi sulla giustizia e si sia fatto promotore di un punto di mediazione più avanzato».
𝗩𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗮𝗹 𝗤𝘂𝗶𝗿𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲?
«Candidare adesso Draghi al Quirinale può essere frainteso, risulterebbe un promoveatur ut amoveatur. Ogni cosa a suo tempo»
𝗘 𝗟𝘂𝗶𝗴𝗶 𝗗𝗶 𝗠𝗮𝗶𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲𝗶?
«In quest’ultimo passaggio sulla giustizia abbiamo introdotto un nuovo metodo di lavoro che varrà anche in futuro. Il leader di turno non decide da solo, ma mette al tavolo tutti coloro che sullo specifico dossier hanno titolo per essere coinvolti. È dal confronto che scaturisce la sintesi finale, che ovviamente spetta al leader. Dopodiché tutti ma proprio tutti devono uniformarsi alla decisione e all’indirizzo assunti, altrimenti non avremo un movimento politico ma un condominio. La libertà di coscienza non va invocata a sproposito. Altrimenti maschera la libertà di incoscienza».
𝗥𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗗𝗶 𝗠𝗮𝗶𝗼 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘃𝗼𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗻𝗴𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝘀𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗖𝗱𝗺.
«Tutti i ministri e non solo Luigi hanno pienamente accolto questo nuovo metodo di lavoro collegiale. Se abbiamo ottenuto di correggere significativamente l’originario testo sulla giustizia è stato solo grazie alla compattezza che abbiamo avuto tra vertice politico, commissioni competenti e delegazione governativa».
𝗡𝗼𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗱𝘂𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗲-𝗗𝗶 𝗠𝗮𝗶𝗼, 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗚𝗿𝗶𝗹𝗹𝗼?
«Il chiarimento con Grillo sta dando i suoi frutti. Nessun dualismo. Oggi parte la votazione per il nuovo statuto. Se sarà approvato e se poi verrò indicato come leader agirò di conseguenza in una struttura con ruoli e funzioni. Ma chi è nel M5S deve comprendere che può far valere la propria opinione nell'ambito degli organi predisposti e delle assemblee, non mandando veline ai giornali per farsi notare».
𝗟𝗲𝗶 𝗵𝗮 𝘃𝗶𝗲𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝘁𝗮𝘁𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶. 𝗠𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘃𝗲 𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮, 𝘂𝗻 𝘃𝘂𝗹𝗻𝘂𝘀 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝟱𝗦.
«Le correnti erano già vietate nel precedente statuto. A differenze delle altre forze politiche noi consentiamo agli iscritti di poter partecipare attivamente alla linea politica. Ieri poi abbiamo avuto un confronto con tutti i gruppi parlamentari in vista della fiducia. Il dibattito, anche acceso, non mancherà mai ma dobbiamo creare le premesse perché i luoghi di discussione poi diventino anche luoghi di sintesi politica. Dopo 19 mesi di transizione il M5S ha bisogno di una leadership chiara, di un indirizzo politico univoco».
𝗨𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿𝘀𝗵𝗶𝗽 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀.
«Ma come no: è pienamente contendibile. Primo: il leader può essere sfiduciato. Secondo: se perde un appuntamento elettorale significativo si dovrà dimettere. Terzo: è un ruolo che ha una precisa scadenza temporale».
𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗲 𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲, 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗴𝗶𝗮̀ 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝘁𝘁𝗼.
«Farò campagna elettorale ovunque ci sia un candidato del M5s o sostenuto dal M5S. Ma è evidente che ci vuole tempo per sviluppare il nuovo progetto, e le nuove alleanze».
𝗖𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗣𝗱 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝗼𝘃𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲.
«Nei fatti il Pd di Enrico Letta si sta dimostrando la forza più attenta alla nostra agenda e più disponibile a costruire un percorso comune. Solo che un’alleanza non si improvvisa. Per il momento accontentiamoci di crearla in quelle città dove ci sono i presupposti, come a Napoli e a Bologna».
𝗜𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗮̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮?
«Al centro del nostro progetto non ci sono vecchie appartenenze ma la sostenibilità ambientale, culturale e sociale. Ci metteremo alle spalle i no ideologici e i veti pregiudiziali, ma anche i toni aggressivi. Il M5S si farà portatore di una cultura ecologica che parlerà ai giovani. L’empowerment femminile sarà un obiettivo prioritario come lo sarà colmare il divario territoriale, anche dei tanti sud che si trovano a nord. Ma sia chiaro: resteremo intransigenti nella lotta alla corruzione, alla mafia, ai disastri ambientali. Come anche nel sostenere una legge sul conflitto di interessi e che regolamenti i rapporti tra politica e lobby. Legge che c’è in tutta Europa».
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗶 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗣𝗱?
«Diciamo che noi siamo disponibili a fare anche battaglie contro tutti. Come abbiamo fatto sulla giustizia. Saremo moderati nei toni ma intransigenti nei principi e radicali negli obiettivi. Vogliamo con noi tutta la parte sana del Paese».
𝗘 𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲? 𝗖𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗥𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝘀𝗲 𝗹𝗲 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗶𝗺𝗶𝗰𝗮𝘁𝗲...
«Le imprese troveranno un M5S con posizioni del tutto nuove. Lo dimostrerò presentando uno statuto fondativo dei diritti delle imprese, come lo fu per i lavoratori, che favorirà tutti i processi di semplificazione e di certezza dei tempi delle autorizzazioni. Sono pronto a raccontarlo agli imprenditori che incontrerò, partendo dal Nord».
𝗔𝗹 𝗡𝗼𝗿𝗱 𝗶𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝗲̀ 𝘀𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝘀𝗼.
«Comincerò lì la mia campagna in giro per l’Italia. Ma prima farò tappa a Palermo, come promesso, per ringraziare chi si è ribellato al pizzo».
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗯𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗠𝗽𝘀?
«I recenti stress test hanno segnalato serie criticità ma ci sono anche segnali positivi come l’utile del primo trimestre. Credo che il governo debba farsi valere sia con l’Europa per avere più tempo, sia con le negoziazioni in corso per avere maggiori garanzie sulla tutela dei posti di lavori e dei soldi dei contribuenti».