Alpha Cooperativa Sociale

Alpha Cooperativa Sociale La cooperativa, costituita nel 1997, svolge attività di prevenzione, assistenza, sostegno e consulenza al singolo, coppie e famiglie.

La cooperativa Alpha gestisce:
- Un Consultorio Familiare privato, riconosciuto dalla Regione L.21/78, con autorizzazione definitiva L.32/2007, presente sul territorio dal 1997, in rete con tutti i servizi territoriali al fine di sostenere e ampliare la rete dei servizi rivolti alla prevenzione e cura di ogni forma di disagio e violenza;
- Centro Antiviolenza Alpha dal 2008 sul territorio e in co

nvenzione con il Comune di Chieti, opera grazie al riconoscimento della L.31/2006, attraverso azioni mirate alla protezione e sostegno della donna, finalizzate all’uscita dalla violenza;
- Centro Polivalente Immigrati della Provincia di Chieti, cofinanziato dalla Regione Abruzzo ai sensi della L.R. 46/2004, opera in diverse sedi su tutto il territorio provinciale per favorire l’integrazione socio-culturale degli stranieri. Nel 2013 è stata inserita nel Bilancio Sociale della ASL 02 Lanciano Vasto Chieti per la proficua collaborazione sui servizi che la Cooperativa Sociale Alpha offre.

21/06/2026

● In Italia non sappiamo quante siano. I dati mancano, sono frammentati, o semplicemente non vengono raccolti.

Nel 2024, secondo l’indagine Istat sull’utenza dei centri antiviolenza, sono state 375 le donne in un percorso di uscita dalla violenza che avevano subìto un matrimonio forzato o precoce: l’1% del totale, l’85% cittadine straniere.

Nel mondo, secondo il rapporto The State of World Population 2023, sono circa 650 milioni le donne che hanno subìto un matrimonio forzato o precoce

Adil Mauro
La Stampa
21 Giugno 2026
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Una domenica di primavera, lungo i canali del porto di Ravenna, tre ragazze si raccontano. Una è di origine afghana, una marocchina, una del Bangladesh. Si sono conosciute da poco e parlano delle loro famiglie e delle violenze che hanno subìto.

Una ha denunciato i genitori per violenza religiosa domestica. Un’altra è incinta del suo compagno – non dell’uomo a cui era stata data in moglie – ed è riuscita a sottrarsi a quel matrimonio imposto. La terza sta ancora percorrendo la sua strada.

A seguirle, da anni, un’avvocata e le operatrici di un’associazione del territorio.

La ragazza incinta, a chi la segue, ha fatto una domanda: «Secondo te, quando verrà il momento di partorire, potrà esserci la mia mamma?». Non è una domanda sentimentale. È la domanda di chi ha scelto la libertà sapendo che ha un prezzo, e che quel prezzo è spesso la famiglia.

Storie come queste emergono raramente. Nel mondo, secondo il rapporto The State of World Population 2023, sono circa 650 milioni le donne che hanno subìto un matrimonio forzato o precoce.

In Italia non sappiamo quante siano. I dati mancano, sono frammentati, o semplicemente non vengono raccolti. E questa lacuna non è un caso.

Alessandra Capobianchi, ricercatrice dell’Istat per la Struttura Violenza, Sicurezza e Statistiche giudiziarie, ha presentato di recente a un convegno a Brescia una mappa delle fonti disponibili.

È una mappa che fotografa, più che i dati, i buchi nei dati. I confini tra consenso e coercizione non sono sempre nitidi. Le definizioni cambiano a seconda della fonte. I dati sono frammentati tra soggetti istituzionali diversi. Il sommerso, per definizione, non emerge.

La Convenzione di Istanbul, che l’Italia ha ratificato nel 2013, distingue il matrimonio forzato, dove manca il consenso libero e informato, dal matrimonio precoce, dove almeno una delle parti ha meno di diciott’anni, e da quello combinato, organizzato dalla famiglia ma teoricamente consensuale.

Le tre categorie si sovrappongono. Quando si confrontano i dati tra fonti diverse, o tra Paesi diversi, spesso si parla di cose diverse con lo stesso nome.

«Il fenomeno rimane sottostimato, i dati sono disaggregati e il matrimonio forzato non è incluso nel piano d’azione nazionale antiviolenza. Il sommerso è immenso», riassume Simona Lanzoni, vicepresidente di Fondazione Pangea.

Non esistono, aggiunge, dati ufficiali che isolino il fenomeno senza limiti d’età: la maggior parte delle convenzioni internazionali si concentra sulla protezione dei minori. Ma il matrimonio forzato colpisce anche le donne adulte.

Quello che i numeri disponibili ci dicono è comunque eloquente.

Nel 2024, secondo l’indagine Istat sull’utenza dei centri antiviolenza, sono state 375 le donne in un percorso di uscita dalla violenza che avevano subìto un matrimonio forzato o precoce: l’1% del totale, l’85% cittadine straniere. Il sistema Sirit, quello sulla tratta, ne ha registrati 32.

La polizia, nel suo primo report sul reato introdotto nel 2019 dal Codice Rosso – che ha introdotto il reato specifico di costrizione o induzione al matrimonio, rafforzando la rilevazione dei cosiddetti "reati spia" – ha rilevato 24 casi tra agosto 2019 e maggio 2021, un terzo dei quali a danno di minorenni, ammettendo che la fotografia è sottodimensionata. L’Università Cattolica ha stimato almeno 150 casi accertati all’anno.

Il problema non è solo italiano. La grande indagine europea sulla violenza di genere (Eu-Gbv), pubblicata nel novembre 2024 e coordinata da Eurostat, Fra ed Eige copre 26 Paesi dell’Unione ma non contiene una sola domanda diretta sul matrimonio forzato.

Al loro posto, indicatori indiretti. Stime, non misure.

Il sistema di monitoraggio più strutturato è quello del Regno Unito, dove la Forced Marriage Unit pubblica statistiche annuali dal 2005: nel 2024 ha gestito 812 contatti, di cui 229 con supporto attivo. Vent’anni di serie storica.

Nel maggio 2024, con la Direttiva europea 2024/1385, il matrimonio forzato è stato finalmente criminalizzato a livello Ue. Gli Stati europei hanno tempo fino a giugno 2027 per recepirla.

È un passo. Ma una direttiva non produce automaticamente dati, né sistemi di raccolta.

Nel 2025 l’Istat ha avviato una nuova indagine sulla sicurezza delle donne – circa 17. 500 italiane intervistate tra marzo e agosto – che per la prima volta contiene domande dirette sui matrimoni combinati e forzati.

I risultati complessivi, che includeranno anche le donne straniere, sono attesi entro quest'anno, 2026.

Intanto il fenomeno si concentra al Nord, Emilia-Romagna e Lombardia in testa, ed è quasi assente al Sud.

Ma quella distribuzione riflette anche la densità della rete di servizi: dove non ci sono centri antiviolenza attrezzati, i casi non spariscono, semplicemente non vengono rilevati.

Così tanto per precisare qualcosina che sfugge a molti!!!!
17/06/2026

Così tanto per precisare qualcosina che sfugge a molti!!!!

https://27esimaora.corriere.it/notizie/26_giugno_12/lavoro-di-cura-le-donne-lavorano-quasi-tre-ore-piu-degli-uomini-e-ta...
17/06/2026

https://27esimaora.corriere.it/notizie/26_giugno_12/lavoro-di-cura-le-donne-lavorano-quasi-tre-ore-piu-degli-uomini-e-tagliano-dal-tempo-per-se-il-rapporto-istat-3efb80ee-e00a-4596-b169-4c8c18992xlk.shtml

Secondo il Rapporto Annuale Istat 2026, le donne italiane dedicano al lavoro domestico quasi 5 ore al giorno contro le 2 degli uomini, e il 26,4% delle madri occupate si sente sempre in affanno: il divario di genere nel lavoro familiare si è ridotto negli ultimi 20 anni, ma nel modo sbagiiato

Quello che il genere umano è capace di creare per diffamare le donne e’ davvero impensabile. Generale si vergogni!
17/06/2026

Quello che il genere umano è capace di creare per diffamare le donne e’ davvero impensabile. Generale si vergogni!

15/06/2026

Perché nel 2026 bisogna ancora scrivere queste ovvietà? Perché c’è sempre qualcuno che vuole far risprofondare le donne nell’oblio!🤬grazieRosa Pestilli

Parole sante , grazie senatrice Valeria Valente
14/06/2026

Parole sante , grazie senatrice Valeria Valente

Le parole di Vannacci sul femminicidio ci confermano che siamo sulla strada giusta. Chi nega l’esistenza stessa del fenomeno lo fa perché nega la specificità della dinamica della violenza maschile, sa che tocca un equilibrio di potere reale ed é portatore di una cultura patriarcale. È la prova che la nostra battaglia culturale è giusta e va portata avanti.

C’è però una contraddizione che non si può tacere: il reato di femminicidio è stato approvato all’unanimità, anche con i voti dei i parlamentari dell’allora maggioranza, oggi migrati in Futuro nazionale. Vannacci nega oggi ciò che i suoi ex colleghi e alcuni attuali compagni di partito hanno riconosciuto come necessario e urgente.

Siamo consapevoli da tempo che esiste parte del paese, per fortuna esigua minoranza, che la pensa come Vannacci, ma almeno su questo avevamo trovato un punto di incontro con tutte le altre forze politiche, anche quelle di maggioranza. Dove sono ora le loro voci?

Indirizzo

Via Spaventa, 47
Chieti
66100

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