Alpha Cooperativa Sociale

Alpha Cooperativa Sociale La cooperativa, costituita nel 1997, svolge attività di prevenzione, assistenza, sostegno e consulenza al singolo, coppie e famiglie.

La cooperativa Alpha gestisce:
- Un Consultorio Familiare privato, riconosciuto dalla Regione L.21/78, con autorizzazione definitiva L.32/2007, presente sul territorio dal 1997, in rete con tutti i servizi territoriali al fine di sostenere e ampliare la rete dei servizi rivolti alla prevenzione e cura di ogni forma di disagio e violenza;
- Centro Antiviolenza Alpha dal 2008 sul territorio e in co

nvenzione con il Comune di Chieti, opera grazie al riconoscimento della L.31/2006, attraverso azioni mirate alla protezione e sostegno della donna, finalizzate all’uscita dalla violenza;
- Centro Polivalente Immigrati della Provincia di Chieti, cofinanziato dalla Regione Abruzzo ai sensi della L.R. 46/2004, opera in diverse sedi su tutto il territorio provinciale per favorire l’integrazione socio-culturale degli stranieri. Nel 2013 è stata inserita nel Bilancio Sociale della ASL 02 Lanciano Vasto Chieti per la proficua collaborazione sui servizi che la Cooperativa Sociale Alpha offre.

Leggete un po’ qui
02/06/2026

Leggete un po’ qui

Cinque miliardi di euro stanziati per contrastare le differenze tra uomini e donne. A tanto ammontano le risorse presenti nel Bilancio di genere 2024, elaborato dalla Ragioneria generale dello Stato e illustrato lo scorso 27 maggio dalla sottosegretaria Lucia Albano alla Commissione Bilancio della Camera. All’interno del documento sono presenti numerosi aspetti della vita sociale ed economica come occupazione, redditi, istruzione, salute, pensioni e carichi di cura. Dall'analisi emerge una realtà nella quale gli squilibri continuano a incidere soprattutto sul percorso femminile. I dati al link https://shorturl.at/CsD4b

02/06/2026
Grazie Alberto per questa bellissima riflessione
02/06/2026

Grazie Alberto per questa bellissima riflessione

La morte di Beatrice e il dramma delle sue sorelle solleva interrogativi sulla tutela dei minori e l'incapacità del sistema di proteggere le vittime di violenza familiare a Bordighera.

Condivido interamente il post di SOS donne nella speranza che ognuno di noi che legge si faccia un’idea chiara di chi è ...
01/06/2026

Condivido interamente il post di SOS donne nella speranza che ognuno di noi che legge si faccia un’idea chiara di chi è in condizioni di fragilità economica nelle separazioni, soprattutto se il denaro viene utilizza come arma nei confronti della donna che si è permessa di chiedere la separazione ( troppe volte a causa della violenza intra familiare che vive).

Cominciamo a ragionare su questo concetto e poi ripetiamolo fino ad impararlo a memoria .
31/05/2026

Cominciamo a ragionare su questo concetto e poi ripetiamolo fino ad impararlo a memoria .

31/05/2026

● Le donne lasciano i mariti sul lastrico.

È una frase sempre più diffusa, su cui forze politiche fanno propaganda e molti uomini fondano un sentimento di ostilità nei confronti delle donne

Ma cosa dicono veramente i numeri?

Dopo la separazione, le condizioni economiche peggiorano per il 50,9% delle donne e per il 40,1% degli uomini.

(Fonte: ISTAT, Focus "Condizioni di vita delle persone separate")

Il rischio di povertà dopo la separazione è:

- 24% per le donne
- 15,3% per gli uomini

(Fonte: ISTAT)

Un rapporto della Caritas ha descritto che la maggioranza di chi chiede aiuto dopo una separazione è donna: 53,5%.

(Fonte: Caritas)

Tutti gli uomini danno un mantenimento alla ex moglie…

Falso!

Solo nel 20,6% delle separazioni il giudice prevede un assegno mensile per l’ex coniuge.

(Fonte: ISTAT, Separazioni e divorzi in Italia)

Tuttavia quando è previsto un assegno di mantenimento per il 98% dei casi lo paga il marito alla moglie.
Come mai?

Perché il Giudice valuta in base al reddito più alto.
Quindi nel 98% dei casi l’uomo guadagna più della donna ed è per questo che deve versare un mantenimento.

In Italia gli uomini guadagnano in media 111 euro al giorno, le donne 82 euro.

(Fonte: INPS, Rendiconto 2024)

Dopo la nascita di un figlio:
- il tasso di occupazione dei padri è del 91,5%
- quello delle madri del 62,3%.

Fonte: Rome Business School, 2026; Eurostat)

Quando arriva un figlio chi è costretto a smettere di lavorare full time?

In Italia lavora part-time:
- il 37,3% delle madri
- il 4,8% dei padri

(Fonte: Eurostat, 2025)

Si chiama part-time involontario quando non hai modo di conciliare figli e lavoro e colpisce il 15,6% delle donne contro il 5,1% degli uomini

(Fonte: ISTAT, Il lavoro delle donne 2025)

La casa coniugale va sempre alle donne…

L'art. 337-sexies del Codice civile stabilisce che la casa familiare va assegnata tenendo conto dell'interesse dei figli minori.

La Corte di Cassazione ha confermato che va al genitore collocatario, indipendentemente da chi ne sia proprietaria/o.

(Fonte: Cass. n. 11981/2013 e successive)

Se nel 69-75% dei casi la casa va alla madre, è perché nel 69-75% dei casi la madre è il genitore che spende più tempo nella cura dei figli, fa il part time per conciliare lavoro e figli, rinuncia a parte del proprio guadagno o alla propria carriera per i figli.

I padri separati soffrono?
Nessuno nega le difficoltà reali.

Secondo l'Eurispes, l'80% dei padri separati dichiara di non riuscire a vivere con quanto resta dopo aver pagato gli assegni.

(Fonte: Eurispes, 2023)*

Ma attenzione:

- Il 75% dei padri non è in regola con il pagamento dell'assegno.

E il dato circolato ovunque sui 200 suicidi l'anno di padri separati?

NON esiste nessuna fonte che lo confermi.
L'ISTAT ha affermato di NON aver MAI rilevato quel dato.

Allora, qual è il vero problema?

Il divorzio non crea la disuguaglianza economica tra uomini e donne.
Ne prende atto.

Le donne arrivano alla separazione con:
- carriere più frammentate
- redditi più bassi
- meno contributi pensionistici

Il mantenimento e l'assegnazione della casa seguono dunque questa diseguaglianza.

I giudici sono costretti a correggere squilibri che la società ha prodotto prima del divorzio.

Vi è mai venuto in mente che il problema siano le diseguaglianze a monte?

Se ci fossero sufficienti asili nido e le donne non dovessero scegliere fra lavoro e figli.
Se le donne avessero lo stesso potere economico degli uomini, non ci sarebbe nessuno che deve qualcosa a qualcun altro.

Se volete aprire un dibattito serio sul tema CITATE dati e fonti.
*
Avvocata Cathy La Torre

Tutti da più parti continuano a dire , a spiegare, a fare la conta delle donne che non ci sono più . L’inasprimento dell...
31/05/2026

Tutti da più parti continuano a dire , a spiegare, a fare la conta delle donne che non ci sono più . L’inasprimento delle pene, che pure ha la sua importanza , non porta a risultati concreti per la diminuzione dei femminicidi. Non so come sia possibile rimanere indifferenti di fronte a tale mattanza . La cosa più sconcertante è quella di rischiare di abituarci a questo orrore , come quello delle guerre e dei civili , spesso bambini, vittime inermi dell’orrore umano. Gli strumenti per provare a contrastare la violenza contro le donne esistono …… perché non utilizzarli?

PAOLA CORTELLESI: «I FEMMINICIDI NON SONO RAPTUS, MA IL FRUTTO DI UNA CULTURA DEL POSSESSO»

“Quando sento parlare di femminicidi, ho spesso l’impressione di ascoltare la stessa storia ripetersi all’infinito. Cambiano i nomi, i luoghi e le circostanze, ma il meccanismo resta sempre uguale. C’è quasi sempre una relazione finita, un uomo che non accetta la libertà dell’altra persona e una violenza che nasce dall’idea di possesso.

Per questo faccio fatica ad accettare che questi delitti vengano raccontati come improvvisi raptus di follia. Se una dinamica si ripete con una frequenza così impressionante, non siamo davanti a episodi isolati o imprevedibili. Siamo di fronte a un problema culturale che continua a manifestarsi in forme diverse ma con caratteristiche molto simili.

Ogni volta ascoltiamo descrizioni rassicuranti di chi ha commesso il crimine. Si dice che fosse una persona tranquilla, un vicino educato, un padre affettuoso. Eppure, dietro quell’immagine, spesso emergono parole e comportamenti che raccontano altro: il bisogno di controllo, la volontà di decidere della vita di un’altra persona, l’incapacità di accettarne l’autonomia.

Frasi come «o sei mia o di nessun altro» non sono semplici espressioni di gelosia. Sono il segnale di una mentalità che considera l’amore come possesso e non come libertà. Ed è proprio questa visione distorta delle relazioni che dovrebbe essere messa in discussione con maggiore forza.

Ciò che mi colpisce è anche il rischio dell’assuefazione. Sentiamo queste notizie così spesso da rischiare di considerarle una tragica normalità. Entrano nelle nostre case attraverso i telegiornali, scorrono tra una notizia e l’altra e, a volte, finiscono per perdere la capacità di indignarci come dovrebbero.

Credo che una delle risposte più importanti risieda nell’educazione. Il rispetto di sé e degli altri, la gestione delle emozioni, il riconoscimento dei confini personali e il valore dell’affettività dovrebbero essere insegnati fin dall’infanzia. Sono temi che riguardano la crescita di ogni individuo e che possono contribuire a costruire relazioni più sane e consapevoli.

Parlare di rispetto, di corpo, di affettività e di educazione sentimentale non significa affrontare argomenti secondari. Significa investire nella formazione delle future generazioni e cercare di contrastare quelle radici culturali che, ancora oggi, alimentano discriminazioni, violenze e soprusi.

Per questo ritengo che il tema non debba essere affrontato solo quando accade una tragedia. È una riflessione che dovrebbe accompagnare la società ogni giorno, perché solo riconoscendo il problema e lavorando sulle sue cause profonde si può sperare di costruire un futuro diverso.”

30/05/2026

Indirizzo

Via Spaventa, 47
Chieti
66100

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