02/03/2026
Il Medio Oriente brucia ancora. Mentre l’amministrazione statunitense e Israele avviano l’operazione “Epic Fury” colpendo l’Iran, ci ritroviamo spettatori di un copione già visto, scritto in aperta sfida al diritto internazionale.
Non vi è dubbio che l’Iran rappresenti l’antitesi dei valori in cui crediamo: uno Stato teocratico, opprimente, che soffoca il dissenso e minaccia i pilastri della democrazia liberale. Eppure, proprio in questo momento di tensione, tornano a risuonare - più attuali che mai - le parole di Enrico Berlinguer.
Trump e Netanyahu dicono che stanno liberando il popolo iraniano dal giogo del regime. Ma questa retorica non funziona.
Già nel 1979, commentando l’invasione sovietica dell’Afghanistan, il Segretario del PCI Enrico Berlinguer riprendeva un monito di Karl Marx: “La liberazione di un popolo deve essere opera del popolo stesso”.
Per non parlare poi dell’inequivocabile fatto che quella della liberazione del popolo iraniano non è che una becera scusa per affermare l’egemonia degli States e dei suoi alleati nella regione e cercare di impadronirsi delle risorse petrolifere dell’Iran, com’è stato fatto a inizio gennaio in Venezuela.
È questo il concetto cardine che l’Occidente continua ostinatamente a ignorare: il cambiamento sociale e la rivoluzione non sono merci da esportazione, né pacchi dono da paracadutare sopra una nazione in fiamme. Imporre la democrazia con il fuoco significa condannarla al rigetto. Le cicatrici ancora aperte dell’Iraq e dell’Afghanistan non sono semplici incidenti di percorso, ma la prova storica che un’identità politica non si costruisce sulle macerie, ma nelle coscienze.