19/05/2026
Da giorni la destra attacca Alessandra Todde e il Movimento 5 Stelle sostenendo che saremmo “contro le rinnovabili”. È una ricostruzione falsa e basta leggere i numeri per capirlo. Incentivi al fotovoltaico, comunità energetiche, efficienza energetica, autoconsumo e transizione ecologica: il lavoro fatto dai Governi guidati dal Movimento 5 Stelle è sotto gli occhi di tutti. Chi oggi ci accusa di essere contro le rinnovabili dovrebbe ricordare una cosa molto semplice: senza il nostro lavoro, l’Italia sarebbe molto più indietro. O forse non sarebbe nemmeno partita.
🔵LA SARDEGNA BLOCCA LE RINNOVABILI? FALSO E RIDICOLO
La Sardegna ha una superficie di 24.100 km². La legge regionale contestata dal Governo lascia disponibile circa l’1% del territorio, pari a oltre 241 km². Tradotto in termini concreti, quella superficie è sufficiente per installare tra 15 e 20 GW di nuovi impianti fotovoltaici. Oggi in tutta la Sardegna sono installati circa 2,5 GW. L’obiettivo assegnato alla Regione al 2030 è di 6,2 GW e la Presidente Todde ha già confermato che quell’obiettivo sarà raggiunto. Quindi la domanda è una sola: di che cosa stiamo parlando? Anche applicando la legge regionale, la Sardegna potrebbe installare una potenza enormemente superiore a quella richiesta dallo Stato. Dire che questa norma blocca le rinnovabili è semplicemente una ridicola bugia.
🔵LA LEGGE DICE SÌ ALLE RINNOVABILI E NO ALLA SPECULAZIONE
La norma regionale considera espressamente idonei tetti, capannoni, pensiline, pergolati e superfici già urbanizzate. Inoltre la Regione ha stanziato 678 milioni di euro, che con ulteriori interventi si avvicinano al miliardo, per finanziare comunità energetiche, impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e autoconsumo.
Questo significa una cosa molto chiara: la Sardegna non dice no alle rinnovabili. Dice sì a un modello in cui l’energia pulita genera benefici per cittadini e imprese, non rendite per pochi speculatori.
Perché il rischio è esattamente questo. Se si autorizzano indiscriminatamente grandi impianti fotovoltaici a terra senza imporre sistemi di accumulo, l’energia viene prodotta nelle ore di massima insolazione quando spesso la rete non è in grado di assorbirla. In questi casi una parte della produzione viene tagliata oppure esportata a prezzi molto bassi o addirittura nulli.
Il risultato è che il proprietario dell’impianto continua comunque a incassare grazie agli incentivi e ai meccanismi di mercato, mentre i costi di congestione e di bilanciamento della rete vengono sostenuti da Terna e, in ultima istanza, scaricati sulle bollette di famiglie e imprese.
In pratica, i profitti restano ai soggetti privati che occupano migliaia di ettari di territorio, mentre i costi e gli squilibri vengono socializzati e pagati dai cittadini.
🔵IL PROBLEMA È USARE BENE L’ENERGIA
È per questo che dobbiamo puntare su comunità energetiche, accumuli e autoconsumo: un modello in cui l’energia viene prodotta e utilizzata localmente, riduce davvero le bollette e genera benefici diffusi, invece di trasformare il territorio in una piattaforma energetica al servizio di pochi grandi operatori.
La Sardegna già oggi produce una quantità crescente di energia rinnovabile e, in alcune fasce orarie, il sistema fatica ad assorbirla interamente. Secondo gli studi del Politecnico di Milano e delle Università di Cagliari e Padova, nello scenario al 2030 il prezzo zonale dell’energia potrebbe ridursi di circa il 39%.
Di per sé, questa sarebbe un’ottima notizia: prezzi più bassi significano energia più competitiva e potenziali benefici per cittadini e imprese.
Il problema nasce se questa riduzione è dovuta a un eccesso di produzione concentrato nelle ore di massima insolazione e non accompagnato da adeguati sistemi di accumulo. In quel caso una parte dell’energia rischia di essere tagliata oppure esportata a prezzi molto bassi, senza essere pienamente valorizzata.
In altre parole: se produci energia quando non serve e non hai modo di conservarla, una parte di quell’energia viene sprecata. Ed è proprio per evitare questo scenario che servono accumuli, pianificazione e comunità energetiche, così da trasformare la produzione rinnovabile in un beneficio concreto e stabile per il territorio.
🔵IL GOVERNO ATTACCA TODDE, MA NON FA IL SUO DOVERE
Se davvero l’obiettivo fosse accelerare la transizione, il Governo avrebbe già imposto che i grandi impianti utility-scale siano accompagnati da sistemi di accumulo. Non lo ha fatto. E così aumenta l’instabilità della rete, crescono i costi di bilanciamento, i costi finiscono in bolletta e i territori subiscono gli impatti senza ricevere benefici proporzionati. È molto più facile fare propaganda contro la Sardegna che risolvere i problemi reali.
🔵COMUNITÀ ENERGETICHE: È TUTTO BLOCCATO
Questo è il punto più grave. Da mesi migliaia di cittadini, imprese, comuni e cooperative aspettano risposte sulle Comunità Energetiche Rinnovabili. Il decreto CACER prevede un contributo fino al 40% a fondo perduto con risorse del PNRR, ma migliaia di domande presentate nel 2024 e nel 2025 sono ancora senza atto d’obbligo. Gli ultimi provvedimenti risalgono a ottobre 2025 e da allora il silenzio.
Nel frattempo molti cittadini hanno rinunciato alla detrazione fiscale del 50% in dieci anni perché si sono fidati dello Stato e hanno scelto il contributo immediato promesso dal Governo. Hanno firmato contratti, avviato cantieri e assunto impegni finanziari sulla base di regole che oggi sembrano sospese nel vuoto.
🔵IL QUESTION TIME DI IERI
Per questo ieri abbiamo chiesto direttamente a Giorgia Meloni di chiarire quante domande siano ancora ferme, quante risorse siano effettivamente disponibili e in quali tempi il Governo intenda sbloccare le pratiche. Era una domanda semplice e concreta, che riguarda migliaia di famiglie e imprese.
La Presidente del Consiglio non ha risposto. Ha preferito buttarla in caciara, attaccando politicamente il Movimento 5 Stelle ed evitando accuratamente di affrontare il problema vero: lo Stato sta lasciando cittadini e imprese senza certezze, senza tempi e senza risposte.
E non si tratta di un caso isolato. Lo stesso schema si sta ripetendo con il Reddito Energetico Nazionale. Anche in questo caso le imprese installatrici hanno anticipato i costi fidandosi dello Stato e completando gli impianti per famiglie con redditi bassi. Anche in questo caso i rimborsi risultano bloccati da mesi. Anche in questo caso molte aziende si trovano esposte per importi milionari.
🔵LA VERA CONTRADDIZIONE È DEL GOVERNO
Accusa chi ha investito più di tutti nelle rinnovabili. Impugna una legge regionale che consente comunque di installare fino a 20 GW di fotovoltaico. Blocca le Comunità Energetiche. Non paga il Reddito Energetico. Non impone sistemi di accumulo. E poi pretende di dare lezioni di transizione ecologica.
La verità è semplice: il Movimento 5 Stelle e la Sardegna vogliono più rinnovabili, ma vogliono che servano ai cittadini, non agli speculatori.
Stefano Patuanelli