Cesano Maderno 5 Stelle

Cesano Maderno 5 Stelle Portavoce e attivisti M5S di Cesano Maderno

10/09/2026
07/07/2026

🔴 INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA

❓ Giuseppe Conte, lei si è detto pronto a dimettersi dalla commissione Covid. Lo farebbe anche ora?

«Da due anni ho chiesto di essere audito e ho stabilito di comune accordo con i presidenti delle Camere di dimettermi non appena verrà concordata la data dell’audizione. Ma il presidente Lisei di FdI continua a non rispondermi, salvo attaccarmi ogni giorno con dei video deliranti. Invece con Bignami hanno subito concordato l’audizione. Siamo alla pantomima: si fanno tra loro le domande e si danno tra loro le risposte».

❓ Perché non la chiamano?

«Non hanno reale interesse ad audirmi. La magistratura ha indagato per anni e non sono stato neppure sfiorato su queste vicende, ma loro hanno messo in piedi questo “circo” per alimentare una campagna del fango con i giornali e le trasmissioni tv dei loro amici. Pensano di intimorirmi, ma a Palazzo Chigi, dove hanno orchestrato tutto, non mi conoscono bene».

❓ Cosa dirà quando verrà audito?

«Mi possono vivisezionare, non troveranno mai l’ombra di un interesse privato. Credo sia questo che li faccia impazzire, perché loro sono abituati alla truffa Covid di Santanchè e agli affari societari di Delmastro con la famiglia prestanome del clan Senese. Non si capacitano che io non abbia approfittato quando ero a Palazzo Chigi dell’emergenza per arricchire me o i miei amici».

❓ E se l’audizione fosse a ottobre? Inficerà la campagna elettorale?

«Mi pare chiaro che loro puntino a quello, ma gli italiani, sempre più impoveriti da quattro anni di zero riforme, non si lasceranno ingannare».

❓ Il capogruppo di FdI, Bignami, vi accusa di voler fermare gli accertamenti.

«Se la maggioranza voleva davvero accertare la verità, non avrebbe escluso l’operato delle Regioni dal perimetro di indagine. Ora vogliono mandare alle cento procure italiane tutte le loro congetture farlocche sperando ci sia qualche procuratore che possa aprire un fascicolo contro di me. Ma dovranno rassegnarsi, non potranno mai scalfire la mia onorabilità».

❓ La principale accusa di FdI riguarda le commesse di mascherine farlocche. Se n’era occupato?

«Per questo c’erano la struttura commissariale e l’Agenzia delle dogane. Gli esperti auditi e i documenti acquisiti sono chiari: le perizie che hanno ipotizzato mascherine non conformi erano di società non abilitate per quelle certificazioni e il Tribunale di Roma le ha riconosciute come non utilizzabili proprio per l’inidoneità degli esami. In ogni caso, le mascherine che la struttura commissariale consegnava venivano preventivamente certificate dal Comitato tecnico-scientifico».

❓ Voi accusate il governo di aver voluto trovare un accordo con l’imprenditore Dario Bianchi senza attendere la sentenza d’appello.

«La sentenza di primo grado era abnorme e sottoscrivere la transazione senza attendere neppure il provvedimento d’urgenza è una grave irresponsabilità. Abbiamo chiesto per mesi alla Commissione aggiornamenti sulla causa ma non ci hanno mai risposto e lo stesso Bianchi è tornato in audizione tacendo di avere sottoscritto la transazione. Se erano in buona fede, perché gestire tutto nella massima segretezza?».

❓ Il contratto con Bianchi però è stato firmato in piena pandemia e Giorgia Meloni era all’opposizione.

«I contratti di fornitura della Pubblica amministrazione sono standard e non hanno mai generato problemi. L’appello avrebbe ribaltato la sentenza di primo grado, ma loro avevano urgenza di premiare il grande accusatore del mio governo e per far questo hanno inserito in un decreto-legge una norma “ad aziendam” mascherata. Il governo su questo non può far finta di nulla. Per l’imprenditore vicino a FdI hanno trovato 100 milioni, ma non ne hanno trovati 6 per lo screening del tumore al seno e neppure un euro per accorciare le liste d’attesa».

❓ Il centrodestra l’ha messa nel mirino per le somme ricevute come consulenza dal suo ex collega Luca Di Donna. Lei ha già smentito ogni coinvolgimento. C’è però il tema della centralità dello studio Alpa in alcune trattative.

«Non sono mai stato socio con Di Donna neppure prima di diventare premier e da quando sono andato a Palazzo Chigi non sono mai stato informato sulle sue attività professionali né ho più frequentato quello studio. Di Donna è stato indagato per anni senza nessun esito e dalle intercettazioni dei carabinieri non emergono conversazioni tra me e Di Donna».

❓ Marco Travaglio ipotizza una commissione sulla commissione Covid.

«La maggioranza sta creando un precedente pericoloso: con questo svilimento delle istituzioni e il conseguente imbarbarimento dello scontro politico, rischiamo che le commissioni parlamentari d’inchiesta finiscano per essere usate come strumenti per processare l’operato dei governi precedenti».

❓ Non è solo la commissione Covid a tenere banco. Ci sono state le dimissioni dei componenti della Vigilanza Rai.

«La maggioranza l’ha paralizzata per due anni per poter completare una capillare occupazione della Rai. Vogliono piegare il servizio pubblico alla loro campagna elettorale, smantellando qualsiasi barlume non solo di pluralismo ma anche di qualità dei programmi. Prepariamoci a un autunno caldo, con commentatori e servizi pronti a nascondere i fallimenti del governo Meloni. E ora, con la legge elettorale, vogliono completare l’opera e imbullonarsi ancora di più al potere, per eleggersi da soli il prossimo capo dello Stato e tutti gli organi di garanzia».

❓ Voi che farete?

«Abbiamo presentato una chiara proposta che potremo votare alla Camera già martedì: un proporzionale puro, con preferenze che rispettano il genere, e soglia di sbarramento al 3% per evitare la frammentazione dei partiti. In più, una piccola soglia premiale che incentiva i partiti ad aggregarsi. Piuttosto che presentare il singolo emendamento sulle preferenze per farselo furbescamente bocciare, Meloni voti la nostra proposta di legge, semplice ed equilibrata».

19/06/2026

I deputati del MoVimento 5 Stelle in Commissione Difesa alla Camera hanno sollevato pesanti accuse nei confronti del ministro Crosetto, contestando le dichiarazioni rese durante un question time a Montecitorio.

I parlamentari pentastellati avevano posto una domanda precisa al ministro riguardo al suo recente incontro a Washington con il segretario alla Guerra americano Pete Hegseth. L’interrogazione verteva sulla possibilità che fossero stati assunti impegni relativi all’aumento delle spese militari italiane.

La risposta di Crosetto era stata negativa, accompagnata da toni ironici che i deputati del M5S hanno definito sgradevolmente irrispettosi. Tuttavia, secondo quanto emerso successivamente, la situazione sarebbe ben diversa da quanto dichiarato dal ministro in aula.

Infatti, stando alle nuove informazioni acquisite, Crosetto avrebbe invece assunto un impegno concreto durante la trasferta statunitense. Non solo: non si tratterebbe nemmeno di un accordo tra pari, ma di un vero e proprio ultimatum ricevuto dal segretario alla Guerra americano.

L’ultimatum conterrebbe un messaggio chiaro che il ministro avrebbe dovuto portare al suo ritorno in Italia: mantenere l’impegno sull’aumento delle spese militari, altrimenti l’Italia rischia di uscire dalla NATO. Una posizione che, se confermata, configurerebbe una situazione di forte pressione internazionale sulle scelte di bilancio del governo italiano in materia di difesa.

17/06/2026

🗞️ Il MoVimento 5 Stelle apre alla possibilità di una partecipazione italiana alla missione internazionale nello Stretto di Hormuz, ma pone una serie di condizioni ritenute imprescindibili.
A chiarirlo, parlando ad affaritaliani.it, è il senatore Bruno Marton, che si dice favorevole “in linea di principio” a un’iniziativa che possa accelerare la ripresa della libera navigazione e contribuire a ridurre il peso di carburanti e bollette su imprese e famiglie italiane. “Vista però l’incertezza che ancora incombe sulla fine delle ostilità – sia i Pasdaran sia Netanyahu hanno interesse a boicottare la pace – pretendiamo condizioni chiare”, sottolinea Marton.

Per il senatore pentastellato, la missione dovrà innanzitutto muoversi all’interno di una cornice internazionale ben definita, sotto l’egida dell’Onu o dell’Unione europea, e con un esplicito assenso anche da parte iraniana.
Un altro nodo riguarda la struttura operativa dell’intervento e il rapporto con gli Stati Uniti sul fronte del supporto di intelligence, sorveglianza e ricognizione. “Vogliamo che questa missione abbia una chiara cornice internazionale – Onu o Ue – e un esplicito via libera anche da parte iraniana, vogliamo capire quale sarà la catena di comando e il rapporto con le forze armate Usa relativamente al necessario supporto di intelligence, sorveglianza e ricognizione.
E soprattutto vogliamo che siano chiare le regole di ingaggio e di disimpegno a tutela dei nostri militari: se le nostre navi venissero colpite dall’Iran, come risponderebbero? E se la tregua venisse violata o semplicemente scadesse, la missione resterebbe operativa o verrebbe sospesa?”, le parole di Marton, che pone soprattutto l’accento sulla sicurezza del contingente italiano.

Le parole di Marton arrivano mentre il governo valuta il contributo italiano alla missione internazionale per lo sminamento e la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Secondo le ipotesi allo studio, l’Italia potrebbe mettere a disposizione quattro unità della Marina Militare – tra cui i cacciamine Crotone e Rimini, già presenti a Gibuti – e un contingente di circa 400-500 militari.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha già chiarito che ogni eventuale partecipazione sarà subordinata a un quadro di pace, all’accettazione della missione da parte delle parti coinvolte e al via libera del Parlamento.

di Chiara Feleppa

17/06/2026

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