Lista civica Per Certosa

Lista civica Per Certosa INSIEME PER MIGLIORARE CERTOSA

Domani, Sabato 12 Settembre dalle 9.00 davanti al supermercato MD di Certosa di Pavia faremo informazione e raccoglierem...
11/09/2026

Domani, Sabato 12 Settembre dalle 9.00 davanti al supermercato MD di Certosa di Pavia faremo informazione e raccoglieremo le firme riguardo i progetti di datacenter e stazione elettrica previsti sul nostro territorio.
Venite con noi!

Vi aspettiamo sabato 12 settembre a Certosa di Pavia, davanti al supermercato MD, per proseguire la raccolta firme e inf...
10/09/2026

Vi aspettiamo sabato 12 settembre a Certosa di Pavia, davanti al supermercato MD, per proseguire la raccolta firme e informarvi riguardo la nuova stazione elettrica prevista per un ulteriore progetto data center sul nostro territorio.

🛑 NASCE LA RETE DEI COMITATI STOP DATA CENTER 🛑LONTANI MA INCREDIBILMENTE VICININell’ultimo anno le richieste per la rea...
06/09/2026

🛑 NASCE LA RETE DEI COMITATI STOP DATA CENTER 🛑
LONTANI MA INCREDIBILMENTE VICINI

Nell’ultimo anno le richieste per la realizzazione di nuovi data center e stazioni elettriche nei territori dell’hinterland milanese e pavese sono cresciute in modo esponenziale.

Parliamo di infrastrutture energivore di grandi dimensioni, che consumano tantissimo suolo, tantissima acqua, provocano isole di calore, rumore ed emissioni.

Di fronte al moltiplicarsi dei progetti, in molti Comuni sono nati comitati e gruppi di cittadini che hanno iniziato a informarsi, studiare i progetti e chiedere maggiore trasparenza, approfondimento e partecipazione.

Territori diversi, a volte lontani fra loro, si sono però trovati ad affrontare gli stessi problemi e le stesse idee.

Dalla tutela dell’ambiente è nata la necessità di unire le forze e costruire una voce comune: nasce così la RETE DEI COMITATI STOP DATA CENTER.

Il primo passo è la condivisione di un Manifesto comune: non un “no” alla tecnologia o alla digitalizzazione, ma la richiesta di uno sviluppo razionale, sostenibile e pianificato, che tenga conto degli impatti complessivi e metta al centro l’interesse collettivo, la salute, l’ambiente e la tutela dei territori.

👉 Il testo completo del Manifesto è disponibile qui:
https://drive.google.com/file/d/1SjQ1rVVqiFj5lMfCbSR0VrWmcdERhbOH/view?usp=drive_link

Il Comitato per la Tutela del Territorio Certosino non è solo.In Lombardia è nata la Rete dei Comitati Cittadini Stop Da...
05/09/2026

Il Comitato per la Tutela del Territorio Certosino non è solo.
In Lombardia è nata la Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center, che riunisce le tante realtà nate nei territori per opporsi a un modello di sviluppo che vuole di scaricare sulle comunità costi e impatti ambientali senza sufficienti garanzie.

Da Rho a Trezzano sul Naviglio, da Bollate a Cremona, da Abbiategrasso a Peschiera Borromeo, passando per Lacchiarella (per citarne solo alcuni), sono sempre più numerose le comunità che si interrogano sugli impatti di questi grandi impianti: consumo di suolo e acqua, pressione sulla rete elettrica, rumore, emissioni e aumento delle isole di calore.

Problemi diversi? No. Le stesse preoccupazioni che si ripetono in territori diversi, sempre più numerosi.
Per questo fare rete è importante: perché le singole vertenze diventano una voce comune, capace di chiedere alle istituzioni risposte, dati e valutazioni serie sugli impatti complessivi dei tanti progetti che stanno interessando la Lombardia.

Il 12 settembre anche noi saremo presenti con un banchetto informativo davanti all’MD, insieme a Lista Civica per Certosa, per incontrare i cittadini, spiegare cosa sta succedendo sul nostro territorio e raccogliere attenzione e partecipazione.

Nella stessa giornata, tutti i comitati aderenti alla Rete faranno informazione nei propri territori.
Divisi sui territori, ma uniti nella stessa battaglia.

Ne parla Alberto Biondi su L'Indipendente in questo articolo:

Tra le questioni comuni ci sono: inquinamento, consumo di suolo, consumo di acqua, inquinamento acustico, pressione sulla rete elettrica e aumento delle isole di calore.

Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non ...
01/09/2026

Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»

Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione.
Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.

Perché l'Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?
A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.
Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all'intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito.

«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un'espansione decisa altrove».

Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia.
In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento.
Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus.
Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l'intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute.

«Serve una valutazione cumulativa»
Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto.
«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute».
Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l'entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.

Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire.
Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati.
Secondo i promotori, non è sufficiente definire un'infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell'interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio.

Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.

«Non siamo NIMBY»
Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell'accusa di NIMBY rivolta ai comitati.
«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».
Per i promotori, un'area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio.

Verso una mobilitazione nazionale
Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.

L'appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire.

Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:
• 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;
• 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16
• 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano.

«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi».
Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità.
Qui il testo del manifesto:
https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd-6c60-456c-87f5-4ef13871ae8a?viewer%21megaVerb=group-discover
dove si trova l'elenco di tutti i comitati firmatari.

Nel dibattito sui data center non servono posizioni ideologiche, ma un approccio responsabile, trasparente e rispettoso ...
03/08/2026

Nel dibattito sui data center non servono posizioni ideologiche, ma un approccio responsabile, trasparente e rispettoso dei territori. Questo il messaggio della CGIL di Cremona, che interviene sul progetto di Pozzaglio chiedendo garanzie concrete su consumo di suolo, risorse idriche, qualità del lavoro e governance pubblica.

"Non assumiamo posizioni ideologiche, ma pretendiamo rispetto per i cittadini e per il territorio" dichiarano, e noi condividiamo pienamente.

Confrontando queste prese di posizione con quanto sta accadendo nel Pavese dove molti cittadini hanno espresso preoccupazioni sul consumo di suolo, sull'impatto acustico, sull'utilizzo delle risorse, sulla salute pubblica e sulla reale partecipazione delle comunità locali, tocca rimarcare che queste preoccupazioni qui sono state liquidate come un atteggiamento contrario al progresso o ricondotte a interessi diversi dal merito delle questioni sollevate.

L'esempio di Cremona dimostra invece che chiedere approfondimenti, pretendere valutazioni rigorose e domandare trasparenza non significa essere contro l'innovazione. Significa voler conciliare sviluppo tecnologico, tutela del territorio e rispetto delle comunità.

Noi continueremo a discutere dei progetti nel merito, senza etichette, senza delegittimare chi pone domande e senza ridurre ogni osservazione a una contrapposizione ideologica, collaborando e contribuendo in modo proattivo ai fini di tutelare la salute pubblica e la qualità della vita dei residenti.

La Cgil di Cremona esprime forte preoccupazione per il progetto di realizzazione di un maxi data center nel Comune di...

Il Piazzale della Certosa è il biglietto da visita del nostro paese, della nostra comunità, ma anche della città di Pavi...
31/07/2026

Il Piazzale della Certosa è il biglietto da visita del nostro paese, della nostra comunità, ma anche della città di Pavia e dell'intera provincia. Lo è per oltre 100.000 turisti all'anno, che arrivano da tutto il mondo per ammirare un gioiello architettonico e artistico fondato 630 anni fa.
Valorizzare un territorio dovrebbe significare avere una visione chiara dello sviluppo da perseguire, con cura e costanza.

Ad esempio, manutenere le ciclabili comunali, sollecitare i privati a rispettare il decoro urbano, soprattutto nelle aree adiacenti a un monumento ammirato in tutto il mondo e, magari, dire no a un progetto utile solo a devastare 130.000 mq di terreno agricolo. Tipo un Data Center.

Se solo si dedicasse lo stesso tempo impiegato per fare proclami a gran voce e farsi i complimenti da soli anche ad amministrare la comunità con buon senso...

Il Piazzale della Certosa è il biglietto da visita del nostro paese, della nostra comunità, ma anche della città di Pavi...
31/07/2026

Il Piazzale della Certosa è il biglietto da visita del nostro paese, della nostra comunità, ma anche della città di Pavia e dell'intera provincia. Lo è per oltre 100.000 turisti all'anno, che arrivano da tutto il mondo per ammirare un gioiello architettonico e artistico fondato 630 anni fa.
Valorizzare un territorio dovrebbe significare avere una visione chiara dello sviluppo da perseguire, con cura e costanza.

Ad esempio, manutenere le ciclabili comunali, sollecitare i privati a rispettare il decoro urbano, soprattutto nelle aree adiacenti a un monumento ammirato in tutto il mondo e, magari, dire no a un progetto utile solo a devastare 130.000 mq di terreno agricolo. Tipo un Data Center.

Se solo si dedicasse lo stesso tempo impiegato per fare proclami a gran voce e farsi i complimenti da soli anche ad amministrare la comunità con buon senso...

Altre giornate di ordinaria disperazione.Treni fermi e autobus sostitutivi strapieni, anche in Stazione Certosa i pendol...
29/07/2026

Altre giornate di ordinaria disperazione.
Treni fermi e autobus sostitutivi strapieni, anche in Stazione Certosa i pendolari hanno passato una mattinata di passione senza informazioni nè supporto se non la reciproca solidarietà.

Due giorni di gloria e poi il mistero.Il dissuasore è durato da Natale a Santo Stefano... ma senza telecamere i misteri ...
28/07/2026

Due giorni di gloria e poi il mistero.

Il dissuasore è durato da Natale a Santo Stefano... ma senza telecamere i misteri restano tali.
Eppure, noi, le avevamo chieste.

Indirizzo

Certosa Di Pavia
27012

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