12/02/2024
Tra gente civile è lecito avere idee differenti, esprimerle, criticare, confrontarsi. Questo è un fatto che non può per fortuna essere negato. La recentissima installazione della “Casa dell’acqua” può piacere o non piacere. Non entriamo qui nel merito dei gusti e delle sensibilità personali (e di questo si tratta, non di un generico e inesistente buon senso o di verità storico-estetiche da insegnare agli altri). Una cosa però è altrettanto certa: in una democrazia rappresentativa è lecito e doveroso, per un’Amministrazione democraticamente eletta, prendere delle decisioni, fare delle valutazioni di ordine generale e, alla fine, operare delle scelte. Questa responsabilità e questo onere ci sono stati affidati dai cittadini di Cerreto fino al 2028. E noi intendiamo adempiervi fino in fondo, disponibili ad ascoltare tutti ma anche a non lasciarci intimidire. Possiamo anche capire che gli sviluppi delle ultime settimane abbiano risvegliato velleità e opportunismi politici di vecchi o sedicenti-nuovi gruppi. Ma l’opportunismo e la speculazione spicciola di certa politica sono e restano tali. Ed è patetico leggere di “decisioni oligarchicamente prese” in riferimento a un’Amministrazione che, già dal precedente mandato, si è liberata dalle aspirazioni di controllo di gruppi, fazioni, comitati di garanzia, grandi saggi, vecchie volpi e delle loro più recenti filiazioni (queste sì vere e proprie oligarchie non elette da nessuno). Piazza Monte Ruffo non è il triste monumento ai ricordi di gioventù perduta. Piazza Monte Ruffo è uno spazio pubblico. E come tale, secondo noi, deve essere trattata e vissuta. L’ultimo significativo intervento in quei luoghi risale a diversi decenni fa. Discutibile, quello, come ora lo è questo e come lo saranno sempre tutti quelli futuri. Certo, in questo caso non si sono abbattuti edifici o si è trasformato una piazza in una strada con ampi marciapiedi. Si è pensato, piuttosto, di collocare un pubblico servizio in una piazza da decenni ignorata. Ignorata anche da chi, ora, è solo alla disperata ricerca di visibilità politica