23/05/2026
Oggi è sabato!
Era sabato anche il 23 maggio di 34 anni fa.
Era sabato e Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio tornavano da Roma a quella terra bellissima, la Sicilia, alla cui cura stavano dedicando il loro impegno quotidiano.
Era sabato, le 17 e 58, erano quasi arrivati a casa e già i colori, i profumi e il paesaggio si erano fatti amici.
Amici si perché invece a Roma, dove Falcone era stato chiamato come Direttore Generale degli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia dal ministro Martelli, non era così amichevole l'ambiente.
In molti vedevano in Falcone un problema e allora avevano provato a spegnerne la voce come spesso si fa sminuendo, denigrando e infangando.
Però non si riusciva, ma*****ia!
Qualcuno avrà pensato che forse i vecchi metodi potessero essere più efficaci. Un metodo in particolare per i magistrati scomodi era sperimentatissimo:
Gaetano Costa, ucciso il 6 agosto 1980, Palermo;
Gian Giacomo Ciaccio Montalto, ucciso il 25 gennaio 1983, Valderice, Trapani;
Rocco Chinnici, ucciso il 29 luglio 1983, Palermo;
Alberto Giacomelli, ucciso il 14 settembre 1988, Trapani;
Antonino Saetta, ucciso il 25 settembre 1988, Canicattì;
Rosario Angelo Livatino, ucciso il 21 settembre 1990, Agrigento.
Senza dimenticare che il metodo funzionava anche per i politici che pensavano di poter cambiare la situazione come Giuseppe Insalaco, Sindaco di Palermo (12 gennaio 1988); Pio La Torre, deputato (30 aprile 1982) e Piesanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia (6 gennaio 1980), non ucciso dalle BR come recentemente detto dal Ministero dell'istruzione Valditara, che evidentemente ha ancora tanto bisogno di scuola.
Insomma la scelta più semplice ed efficace, anche perché non è che lo stato dopo tutti gli omicidi di giudici, politici e forze dell'ordine avesse stretto d'assedio Cosa Nostra, anzi, ci si prodigava in Buone relazioni fra stallieri, incontri e baci.
Conveniva comunque dare un segnale forte, perché gli amici romani Falcone e Borsellino non li avevano arginati bene.
Bisognava essere più chiari.
Era sabato, Falcone sapeva che la sua terra lo accoglieva minacciosa.
Nessuno però poteva immaginare una tale devastante brutalità. 300 chili di tritolo, roba che a Palermo non si vedeva dal 9 maggio del '43 con i bombardamenti americani.
Era sabato e non dovevano arrivare dalle famiglie, non bastava un proiettile, dovevano essere straziati anche i corpi.
Quel giorno doveva rimanere impresso.
Anche oggi è sabato. Un sabato normale 34 anni dopo.
Anche oggi, come allora, la lotta alla mafia non sempre è una priorità.
Anche oggi, come allora, dobbiamo ringraziare i magistrati, le forze dell'ordine, gli amministratori locali e i pezzi di società civile che portano avanti un impegno concreto per estirpare prima di tutto la radice culturale della sopraffazione, che sta alla base della costruzione mafiosa.
Lo dobbiamo anche a loro: a Rocco, ad Antonio, a Vito, a Francesca e a Giovanni.