Politicamente Parlando

LA PRIVATIZZAZIONE DEGLI AEREOPORTI DI CATANIA E DI COMISO POTREBBE ESSERE UNA GRANDE OCCASIONE. POTREBBE!Di Matteo BuaL...
20/06/2026

LA PRIVATIZZAZIONE DEGLI AEREOPORTI DI CATANIA E DI COMISO POTREBBE ESSERE UNA GRANDE OCCASIONE. POTREBBE!

Di Matteo Bua
La privatizzazione degli aereoporti di Catania e Comiso procede a passo svelto e varie società italiane e straniere di grandissimo rilievo mostrano interesse per la loro acquisizione a riprova soprattutto dell’importanza dello scalo etneo. La valenza strategica e geopolitica dell’aereoporto catanese è innegabilmente legata alla sua collocazione al centro del Mediterraneo. L’importanza di entrambi gli aereoporti nel loro complesso potrebbe essere ulteriormente accresciuta in un contesto di potenziamento delle comunicazioni viarie terrestri sull’isola. Ma qui l’attenzione si sposta sull’inefficienza e sulla lentezza storica del sistema politico siciliano. Fatto sta che mentre i bisogni dello sviluppo abbattono il muro del suono, l’isola è governata da soggetti non all’altezza delle sfide del presente.
La privatizzazione potrebbe essere una spinta a rendere più efficienti i servizi aereoportuali soprattutto potrebbe garantire la selezione meritocratica del personale e favorire l’inserimento dei due aereoporti della Sicilia Orientale in un circuito internazionale a vantaggio dell’intero territorio da essi servito. Le potenzialità dell’operazione sono dunque enormi.
Che il futuro gestore degli aeroporti debba fare i conti con il famelico ceto politico siciliano appare evidente anche perché le regole di gestione rimarranno in mano pubblica e questo imporrebbe continui compromessi tra pubblico e privato con una convivenza che le imprese private, notoriamente malsopportano. Potrebbe essere in sostanza un ostacolo al raggiungimento di obiettivi che invece sono alla portata. A riguardo possiamo rassegnarci.
Se ciò può generare preoccupazioni notevoli non è neppure il peggiore dei rischi. Il pericolo maggiore è che le organizzazioni criminali del territorio aprano una “benevola interlocuzione” con chi acquisirà gli aereoporti e che questi gestori pur essendo dei giganti del settore accettino di interloquire concedendo subappalti e assunzioni pur di mantenere la serenità operativa. In pratica che in nome del quieto vivere consentano dei favori a Cosa Nostra. In merito ci sono illustri e ben noti precedenti. Sarebbe una sconfitta per la gestione, sarebbe una sconfitta per gli aereoporti, sarebbe una sconfitta per i sogni di sviluppo della parte economicamente più dinamica della Sicilia e del Meridione. Sarebbe una occasione di rafforzamento per la criminalità organizzata. Sarebbe in sostanza l’ennesima occasione sprecata alla nostra economia.
Ciò non riduce il valore significativo dell’operazione ma impone a chi di dovere, magistratura e forze dell’ordine, la massima vigilanza sui meccanismi gestionali e operativi futuri.

NO ALLA RIFORMA SULLA CACCIADietro lo slogan della "modernizzazione" della legge sulla caccia si nasconde una riforma ch...
19/06/2026

NO ALLA RIFORMA SULLA CACCIA
Dietro lo slogan della "modernizzazione" della legge sulla caccia si nasconde una riforma che rischia di sbilanciare il rapporto tra tutela dell'ambiente e interessi venatori.
È giusto affrontare il problema dei cinghiali, dei danni alle colture e della sicurezza stradale. Ma usare queste emergenze per allargare le maglie dell'attività venatoria non significa risolvere il problema, significa cambiare radicalmente l'approccio alla tutela della fauna selvatica.
La fauna è un patrimonio di tutti, non una questione che riguarda solo i cacciatori. Per questo servono decisioni fondate sulla scienza, sul ruolo degli enti tecnici e su una gestione seria del territorio, non una riduzione delle garanzie ambientali.
L'Italia ha bisogno di investire nella prevenzione dei danni, nel monitoraggio delle specie, nella tutela degli ecosistemi e in piani di controllo realmente efficaci quando necessari, non di una riforma che rischia di aumentare le divisioni e di indebolire le tutele costruite in oltre trent'anni.
Proteggere la biodiversità non è un ostacolo allo sviluppo: è un dovere verso le generazioni future.

ALLORA PRESIDENTE…U FACIMU STU PUNTI?di Matteo BuaI magistrati della procura di Roma analizzano i dispositivi elettronic...
15/06/2026

ALLORA PRESIDENTE…U FACIMU STU PUNTI?
di Matteo Bua
I magistrati della procura di Roma analizzano i dispositivi elettronici sequestrati ai tre indagati nell’inchiesta che ipotizza un tentativo di condizionare i controlli della Corte dei conti sul progetto del ponte sullo Stretto. Cercano di comprendere se possano essere stati coinvolti altri magistrati contabili, oltre all’allora presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele. Insomma una br**ta storia di corruzione se confermata.
Ovviamente gli ambientalisti e i rappresentanti dell’opposizione si sono buttati a capofitto sulla vicenda per rafforzare la loro posizione di contrarietà rispetto alla realizzazione dell’infrastruttura.
In questa ennesima e infinita polemica si innalzano le parole sagge di Massimiliano Fuxas, grande architetto che certamente non può essere indicato come politicamente vicino alla maggioranza che governa il Paese: “…ove ci sono i soldi gira tutto. Ma non sono gli architetti che devono combattere la mafia. C’è la magistratura? Se ne occupi. Non si batte la mafia rinunciando allo sviluppo civile".
Da parte della maggioranza di governo esce l’ipotesi larvata che questo sia l’ennesimo attacco al ponte da parte di una magistratura politicizzata. Non vi sono elementi dimostrabili a supporto di questa tesi ma certo è che oggi chi governa si sente sotto assedio. Il che non la assolve delle sue responsabilità. L’idea del ponte sullo stretto è sempre stata divisiva spesso per motivi ideologici. Tutto va avanti o meglio non va avanti con dilettantismo e approssimazione, gestito da soggetti incompetenti e di esclusiva estrazione partitica. Se i siciliani e i calabresi al loro interno si sono sempre legittimamente divisi sull’utilità del ponte, oggi sono riuniti nella sfiducia nella sua realizzazione. Anche chi ha, in passato, colto gli aspetti positivi nella sua realizzazione oggi afferma semplicemente che il discorso è superato perché il ponte non si farà. A ciò si aggiunge l’aggravante che è stato creato un Consiglio di Amministrazione della Stretto di Messina S.p.A. con degli altri organi ad esso connessi e che ha dei costi economici che alimentano la sfiducia nell’opera. E allora il governo si ponga una mano sul cuore e si decida a far partire l’opera in tempi rapidissimi, a dimostrare che essa non è un’utopia. In alternativa ammetta il fallimento, si assuma le responsabilità eventualmente connesse con l’inchiesta in corso e la finisca di prendere in giro le nostre genti. In altre parole non lo chiami più in causa in campagna elettorale. Si punterà su altre forme di collegamento e di trasporto e questa sarebbe una pesante sconfitta per il nostro sviluppo. A rappresentare questo quadro paradossale è la musica beffarda del pugliese Checco Zalone che incarna un mandrillo calabrese che vuole il ponte per fare strage di femmine siciliane e che vede il ponte quale strumento di estrinsecazione sessuale. La morale è molto semplice, il ponte è una cosa seria, per chi lo vuole e per chi no. La sua irrisione è inevitabile se chi dice di volerlo realizzare è persona risibile.

NON CHIAMATELO RAGAZZINOProf. Salvatore Palermo "Non chiamatelo ragazzino" di Marco Pappalardo è un'opera delicata e pot...
10/06/2026

NON CHIAMATELO RAGAZZINO
Prof. Salvatore Palermo
"Non chiamatelo ragazzino" di Marco Pappalardo è un'opera delicata e potente, capace di raccontare ai più giovani la straordinaria normalità di Rosario
Livatino, il magistrato beato ucciso dalla mafia.
Attraverso una narrazione originale in cui parlano i luoghi e gli oggetti quotidiani del giudice, l'autore trasmette con immediatezza il profondo valore della legalità, del dovere e della fede. Un testo pedagogico prezioso, ideale per le scuole, che trasforma la memoria storica in speranza.

QUANDO L'ACQUA FA ACQUA DA TUTTE LE PARTIPer anni abbiamo assistito a dispute spesso più legate a questioni di potere e ...
08/06/2026

QUANDO L'ACQUA FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI
Per anni abbiamo assistito a dispute spesso più legate a questioni di potere e interessi personali che alla tutela dei cittadini, con il risultato di una paralisi quasi totale del sistema. Condotte colabrodo che disperdono fino al 50% dell’acqua immessa in rete, tariffe sempre più elevate, infrastrutture insufficienti, una frammentazione gestionale in decine di enti e milioni di euro di finanziamenti rimasti inutilizzati.Catania rappresenta forse il caso più emblematico di questa situazione. Non sono bastati vent’anni per risolvere una vicenda che coinvolge la SIE, il gestore individuato attraverso una gara pubblica fortemente contestata. Nel frattempo, restano bloccati circa 2 miliardi di euro destinati agli interventi sul sistema idrico, mentre l’ATI ha dimostrato di non essere stata in grado di individuare una soluzione efficace e definitiva.Ancora una volta si difendono posizioni di potere e si tira a campare, mentre cittadini e imprese continuano a pagare il prezzo dell’inefficienza.Una speranza arriva dalla proposta di legge che dovrebbe approdare nei prossimi giorni all’Assemblea Regionale Siciliana e che prevede il superamento dei nove ambiti territoriali con il trasferimento delle competenze all’Autorità Idrica Siciliana.La Giunta regionale di centrodestra prova finalmente a mettere mano a una riforma attesa da anni. Adesso la parola passa all’Assemblea. E considerando che anche la politica siciliana, troppo spesso, fa acqua da tutte le parti, non possiamo che guardare con preoccupazione

L’ENCICLICA DEL PAPA AMERICANOdi Matteo BuaLa Magnifica Humanitas porta l’impronta non solo della formazione agostiniana...
05/06/2026

L’ENCICLICA DEL PAPA AMERICANO
di Matteo Bua
La Magnifica Humanitas porta l’impronta non solo della formazione agostiniana del suo autore ma anche della sua provenienza statunitense. Il Papa che viene dal centro del mondo dove la tecnologia incide più profondamente sulla antropologia, sulla politica, sull’economia e sulla società, coglie a pieno il significato della nuova rivoluzione e ne evidenzia potenzialità e pericoli.

Il solco è quello segnato dagli ultimi suoi predecessori. Il tema guida è la centralità dell’uomo e il bisogno di asservire le tecnologie ai suoi bisogni difendendo i soggetti più deboli dell’umanità che dalla tecnologia potrebbero essere schiavizzati. Il paragone corre alla Torre di Babele, monumento alla presunzione e all’arroganza dell’uomo.
In contrapposizione egli invita a “Riconoscere che ogni donna e ogni uomo portano in sé una dignità inalienabile e diritti che nessun potere umano può ledere o cancellare… Per un cristiano, infatti, uscire dal piccolo mondo dei propri interessi e impegnarsi, nei limiti delle proprie possibilità, per il bene comune è un valore non negoziabile, come lo è la promozione della vita.”
Il dovere urgente è dunque di restare profondamente umani “custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore” ed “Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa.” Perché l’I.A. non divenga uno strumento di condizionamento ai danni dei più deboli urgono regole pubbliche, è necessario stabilire norme che rendano più trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono selezionati e amplificati, il tutto affiancato da un’etica del giornalismo e da una piena consapevolezza educativa delle famiglie.

Il Papa americano si esprime sull’intelligenza artificiale con le stesse parole con cui si esprime sul tema della pace che lui vuole disarmata e disarmante per sottrarla alla competizione militare, economica e cognitiva, dunque al servizio dell’uomo. L’Enciclica ha una evidente natura dottrinale e religiosa pur proiettandosi nella attualità, nel presente mentre accade e sottolinea che né la tecnocrazia, né l’aziendalismo esteso ad ambiti diversi da quello in cui è nato possono essere applicati se non con l’effetto di sottomettere l’uomo al profitto. In questo contesto egli è consapevole della magnificenza dell’uomo come creatura di Dio e dell’esigenza di nobilitare tutte le sue creazioni per cui l’I.A. non deve essere artificiale quanto umana al pari della ricchezza e del lavoro e al pari di queste deve generare dignità. Papa Leone si pone allora
come barriera alla ideologia tecnocratica nella consapevolezza che in breve l’I.A. può diventare dittatura non dello Stato ma di qualche singolo. Da ciò la consapevolezza che il monopolio dell’I.A. non può essere appaltato ad alcuno ma deve essere governata come un quarto potere che ormai interagisce con tutti gli altri. Leone XIV è cosciente che la via dell’informatizzazione è irreversibile e per questo invoca un’etica della cosa pubblica che ne abbia il pieno controllo. Forse doveva giungere un Papa proprio dagli Stati Uniti per volgere lo sguardo su una realtà con la quale è ormai impossibile non fare i conti e un Papa agostiniano per ribadire che la città dell’uomo deve essere lo specchio della citta di Dio.

05/06/2026
POLITICAMENTE PARLANDOLa nostra filosofia della comunicazione non cambia, lo sforzo è sempre lo stesso: comprendere e ri...
27/05/2026

POLITICAMENTE PARLANDO

La nostra filosofia della comunicazione non cambia, lo sforzo è sempre lo stesso: comprendere e riflettere insieme a chi legge senza schemi ideologici sulla realtà e sulla complessità del presente. Siamo sempre stati consapevoli che di fronte alla liquidità delle problematiche, le risposte semplici non possono che risultare banali. E noi continuiamo a rifiutare la banalità. Vogliamo con maggiore libertà parlare di sviluppo, di lavoro, di tecnologie, di società, in una parola di politica. Perché la politica altro non è che la somma di tutti quegli addendi.
Una delle patologie comunicative del nostro tempo è il bisogno ossessivo di brevità e di immediatezza; la comunicazione influenzata dai social deve essere fatta di flash e di slogan a detrimento della realtà. Questo processo non è affatto casuale. L’immediatezza serve a trasmettere un messaggio senza che venga analizzato, magari inducendo ad assimilare una convinzione come si sorbisce lo spot di una marca di cola o di dentifricio.
Abbiamo scelto quale immagine della nostra pagina la mitica Olivetti 22, la macchina di Indro Montanelli, lo strumento del giornalismo eroico di un tempo in cui i grandi, senza volerci minimamente paragonare ad essi, aiutavano a pensare informando. Loro raccontavano, altri leggevano e riflettevano.
Il nostro non è un atteggiamento passatista, non vogliamo celebrare un processo all’intelligenza artificiale e noi non rimpiangiamo un passato che non c’è più. Comprendiamo che il confronto con le tecnologie non può essere evitato, che esse sono anche un’opportunità se da queste non ci si lascia dominare. Per questo motivo e per molti altri crediamo nel potere del pensiero e delle parole anche in politica, attraverso la scrittura e la lettura. Politicamente Parlando è lo sviluppo di un percorso di comprensione e di comunicazione politica forse più svincolata senza che mai una riga ci sia stata censurata o modificata. Ma Politicamente Parlando può realmente consentirci di compiere uno sforzo di analisi e di proposta ancor più intenso. Non scriviamo con una Olivetti 22 ma i nostri notebook ne vogliono incarnare lo spirito, rispettoso del reale, sempre schietto, irriverente e ci auguriamo coinvolgente.

TERMOVALORIZZATORI SENZA SCHEMI IDEOLOGICIdi Matteo BuaDovremmo essere giunti alla fase finale per la realizzazione deit...
25/05/2026

TERMOVALORIZZATORI SENZA SCHEMI IDEOLOGICI
di Matteo Bua
Dovremmo essere giunti alla fase finale per la realizzazione dei
termovalorizzatori di Catania e di Palermo. Il modo condizionale in
Sicilia è sempre d’obbligo quando si parla di realizzazioni. I due
impianti dovrebbero consentire una riduzione della TARI in
conseguenza della riduzione dei costi dello smaltimento
dell’indifferenziata e produrre energia per 174.000 famiglie.
Dovrebbero, ribadiamolo! Si procede per raggiungere una soluzione
che in altre città e in altri Paesi europei da tempo è stata adottata
con riscontri positivi sia sul piano economico che ambientale. In
Svezia i rifiuti sono una risorsa al punto che il Paese scandinavo lo
acquista per alimentare la propria produzione energetica.
Dovremmo ridurre enormemente la dipendenza dalle discariche fin
quasi ad azzerarla. Il tutto entro il 2028.
Quando i nostri modi condizionali saranno diventati indicativi si
porrà la questione della gestione che non è una questione da poco.
Intanto però bisogna procedere alla realizzazione passando dalle
cinque autorizzazioni previste che non sono un ostacolo non
irrilevante anche se un passaggio necessario e superabile se il
progetto è valido e rispondente alle norme di legge. Quella della
dipendenza dalle discariche è una schiavitù che pesa
economicamente sui comuni e sui cittadini. Il suo superamento
libererebbe risorse che potrebbero determinare un importante

sviluppo che va oltre la questione specifica dei rifiuti. Ovviamente
non mancano cortei e manifestazioni che ne vorrebbero bloccare la
realizzazione senza che da parte di questi venga espressa una
proposta per risolvere il problema dello smaltimento
dell’indifferenziata. Non c’è da stupirsene, non c’è da farsi
influenzare da essi. Sempre ci sono stati e sempre ci saranno.
Se si riesce a procedere in questa direzione per tutte le opere
pubbliche con un atteggiamento non ideologico sarà più facile
anche avviare il ritorno alla produzione di energia nucleare, di
infrastrutture che vanno considerate in termini di utilità e di
convenienza. L’ambientalismo non appartiene a nessuna parte
politica, è connaturatamente un atteggiamento da conservatori. E’
stato strumentalizzato da una parte della sinistra per muovere
guerra agli “industriali capitalisti”, ha finito con il diventare una
bandiera delle ali più violente dei centri sociali e dei “no-tutto”. Si
stanno muovendo anche in questa occasione. La realizzazione dei
termovalorizzatori a Catania e a Palermo può rappresentare una
svolta culturale che va ben oltre l’ambito ambientale ed energetico.
Potrebbero! Ricordiamoci, potrebbero! Siamo pur sempre in Sicilia.
Collabora con noi: WhatsApp: 371 454 9654

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Catania

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