03/09/2026
https://www.acrylicart.it
Buone Cose, La Corte delle Grazie - Sulla riva di San Marco, di fronte all’andamento delle onde, si sviluppa una riflessione profonda sui delicati equilibri che regolano una comunità urbana. Un tempo, il tessuto economico locale trovava un bilanciamento spontaneo tra le rigide prescrizioni formali e le necessità materiali di sussistenza della popolazione meno abbiente. Di fronte alle micro-violazioni amministrative legate al commercio al dettaglio non autorizzato, l’ordinamento trovava una sua applicazione guidata dal buon senso e dalla valutazione delle condizioni sociali del singolo, preservando un principio di equità sostanziale e coesione. Oggi, l’azione amministrativa sul territorio sembra invece orientarsi verso modelli gestionali fortemente proceduralizzati e geometrici. Da un lato si assiste a significativi investimenti infrastrutturali, demolizioni e progetti di riqualificazione urbana; dall’altro, l’applicazione rigorosa e sistematica dei regolamenti comunali si traduce in una costante attività sanzionatoria che colpisce prevalentemente le micro-attività mercatali e la sosta urbana. In questo meccanismo emerge una precisa responsabilità sociale e logica, paragonabile all’atteggiamento di un padre che si rammarichi del mancato studio del figlio dopo averlo privato dei libri. Esigere il rispetto immediato di standard formali, senza prima offrire gli strumenti economici e strutturali per potervisi adeguare, genera un cortocircuito. Questa rigida fiscalità, eliminando i margini di flessibilità e le storiche valvole di sfogo dell’economia informale per le fasce sociali svantaggiate, rischia di produrre un effetto distorsivo profondo. La sottrazione sistematica di ogni mezzo di sussistenza onesta crea un’esasperazione invisibile che rischia di alterare la pace sociale, spingendo nuovamente le periferie e i soggetti vulnerabili verso circuiti di marginalità e devianza. Il pericolo concreto è che si vadano a destrutturare quegli equilibri civici faticosamente conquistati in anni di studi, ricerche e riscatto sociale, rischiando di far riemergere dinamiche di criminalità e tensioni urbane che la città di Catania sperava di aver definitivamente consegnato al passato. In questo quadro normativo, si avverte un’asimmetria nell’applicazione delle tutele e dei controlli. Mentre l’infrazione minore del singolo viene sanzionata con prontezza e risalto, i colossi immobiliari in stato di abbandono non subiscono la medesima azione di ripristino. Lo stesso accade per i beni comuni naturali: le scogliere monumentali rimangono esposte all’incuria e il mare risente di dispersioni inquinanti che raramente incontrano un’azione sanzionatoria tempestiva. Persino risorse storiche e idriche di inestimabile valore, come il fiume Amenano nel suo punto di affioramento, risentono di un progressivo degrado, abituando la collettività a una perdita di decoro che contrasta con la severità applicata alle condotte dei singoli. In tale contesto, chi sceglie di esercitare una funzione intellettuale e artistica critica rischia l’isolamento. Le istituzioni tendono a non valorizzare i presidi culturali privati, come le case-museo radicate nel territorio, spingendo gli operatori culturali verso decisioni drastiche di dismissione del proprio patrimonio. L’assenza di strumenti di sostegno pubblico per queste realtà finisce per indebolire l’autenticità e l’identità del panorama artistico locale. Dinanzi alla luna che illumina la costa, l’osservatore sceglie di distaccarsi dalle logiche del privilegio normativo e formale della Corte delle Grazie. Custodendo la propria sensibilità per la natura e per le tutele sociali, egli affida al silenzio del mare l’auspicio che l’esercizio del potere decisionale possa ritrovare la propria funzione più nobile: quella di bilanciare la legalità formale con la lungimiranza sociale, la prevenzione e la cura del bene comune.