24/08/2021
Il femminicidio di Vanessa Zappalà, la ventiseienne uccisa a colpi di pi***la sul lungomare di Aci Trezza dall'ex fidanzato Antonino Sciuto, è l'ennesimo capitolo di una strage senza fine, di un'escalation di violenza patriarcale radicata nella nostra società che segue sempre lo stesso copione e di cui, svanite le lacrime e l'indignazione mediatica, nessunə a livello istituzionale sembra voler riconoscere e combattere la matrice sistemica.
Si prova una rabbia indescrivibile e la solita, amara consapevolezza di non essere mai al sicuro in nessun luogo nell'apprendere le dinamiche di possesso che hanno ucciso Vanessa: le violenze psicologiche e fisiche che già avvenivano all'interno della relazione, le minacce all'ordine del giorno, i post violenti di Sciuto sui social che non accettava la fine della relazione, i pedinamenti, lo stalking che ha portato la ragazza e la sua famiglia a denunciare, l'arresto disposto dalla Procura di Catania poi disatteso dal Gip che, se da un lato aveva fissato il divieto di avvicinamento alla vittima, dall'altro aveva disposto la scarcerazione del suo aguzzino, a causa di una inaccettabile stortura della legge. Non da ultimo, la solita narrazione tossica e minimizzante dei giornali che riconducono il tutto a moventi di "raptus di gelosia" e "amore malato", colpevolizzando e togliendo voce ancora una volta a Vanessa e a tutte le nostre sorelle vittime della violenza maschile.
Se è vero infatti che, secondo i dati Censis, il 73% dellз cittadinз riconosce che quello della violenza sulle donne sia un problema reale della nostra società, rimane quel preoccupante 23% che ritiene riguardi solo una minoranza e che si tratti di casi isolati a cui viene data un'eccessiva attenzione mediatica.
Abbiamo un bollettino di guerra che mostra una realtà ben diversa: dal 1 agosto 2020 al 31 luglio 2021 ci sono stati 105 femminicidi, quasi uno ogni 3 giorni, con picchi di 3 nel giro di 24 ore.
Non ci stancheremo mai di ripetere quanto sia necessario e urgente sdradicare la retorica di autoassoluzione del "not all men" che nasconde sotto il tappeto un fenomeno che oltre che sistemico è anche radicato nella cultura patriarcale di questo paese, e su cui anche a livello culturale bisognerebbe agire educando all'affettività e prevenendo l'insorgere di una mascolinità tossica fin dall'infanzia.