30/10/2021
HALLOWEEN? NO GRAZIE!
I DOLCI DEI MORTI
La Commemorazione dei Defunti in Sicilia ha radici antichissime: le prime celebrazioni che riguardavano i defunti risalgono infatti al periodo pre-elleinico ed ellenico, le Anthestíria greche s'iscrissero perfettamente tra le genti sicano-sicule, già avvezze alla celebrazione rituale della morte come perpetua rinascita.
Nei primi secoli dell'epoca bizantina queste usanze pagane influenzarono grandemente il cristianesimo delle origini, che aveva una forma molto diversa da quella odierna, prima del suo processo di affermazione e codificazione. In seguito anche la Laylat al-Miraj musulmana, seppur in misura inferiore, contribuì all'affermazione della venerazione dei defunti.
Soltanto durante l'epoca sp****la però si caratterizzò definitivamente come una festività particolarissima, legata negli usi e costumi alla pen*sola italica e al resto del Mediterraneo cristiano ma propriamente sorella della Castanyada catalana e del più recente Dias del los Mu***os messicano. Ed alle celebrazioni ispaniche sono legati anche il consumo di biscotti e dolciumi, la pratica dei regali ai bambini e le fiere popolari di musica e artigianato.
Nello specifico in ognuna delle provincie siciliane esiste una variegatissima scelta di biscotti, con annesse leggende popolari e storie dal profondo contenuto storico e sociale. Tutti dal gusto meraviglioso, ovviamente. All'origine di queste prelibatezze vi sono spesso le spezierie dei monasteri femminili che nelle grandi città come Palermo, Catania, Agrigento e Messina contribuirono ad affermare e diffondere vere e proprie specialità dolciarie. In molte altre zone della Sicilia si affermarono invece l'utilizzo delle mandorle, della frutta, delle paste lievitate e sopratutto della ricotta di pecora. Non mancarono nemmeno dolciumi particolari, del tutto dissimili ai biscotti.
Il Tetù, un biscotto dalla tradizionale consistenza friabile e dalla glassatura al cacao o al limone, è ormai l'attore principale della festività dei morti in quasi tutta la Sicilia. Nacque a Palermo nel Seicento, quando ormai tutti i monasteri femminili avevano la loro conclamata specialità dolciaria. Tutti tranne uno: il Monastero del San Salvatore. Nella prima metà del secolo il cenobio di origine normanna subì un pesante danneggiamento a causa di un terremoto e la madre superiora, con l'approssimarsi della festa, ironizzò sulla sventura capitata al monastero con un biscotto dall'apparenza sgraziata e dalla consistenza irregolare, realizzato storicamente con la rimacinatura dei biscotti raffermi: "tetù" in catalano significa letteralmente "tetto". In molti paesi della Sicilia questo biscotto viene infatti chiamato "Catalano".
Un altro dolciume diffusissimo sono le Ossa di morto, un biscotto durissimo a base di chiodi di garofano che ha proprio la sembianza di un ossicino, costituito da una parte meringata e da una cialda molto dura. Furono verosimilmente i primi dolci dei morti ad essere prodotti, in quanto se ne fa menzione già nelle cronache normanne. A Palermo ne esiste una variante chiamata Mustazzuolo, che si prepara con mandorle, miele e limone. Nella Sicilia centrorientale invece si chiamano Cruzziceddi.
I Pipareddi sono tipici biscotti messinesi, nel cui impasto si mettono mandorle e miele, ma storicamente anche spezie come la cannella e il pepe. La loro origine risale al periodo musulmano, quando la provincia messinese manteneva una certa autonomia e rappresentava un importantissimo ponte commerciale con la pen*sola italica. Ne esistono molte varianti tra Palermo, Enna e Agrigento chiamate Quaresimali o Pasquaroli, in cui cambia solamente la morbidezza dell'impasto.
I Taralli, così come i Buccellati, rappresentano invece un unicum nel Meridione: nati come preparazioni salate e collegate direttamente all'epoca pre-ellenica ed ellenica, in Sicilia entrambi sono preparazioni dolci. L'eccellenza dei Taralli si trova a Racalmuto, dove sono differenti anche nella forma, ricoperti di glassa al limone e dall'impasto molto fine e tenero. Nella provincia di Palermo si trovano anche di grandi dimensioni, mentre tra Caltanissetta ed Agrigento se ne trovano anche mandorlati. Per quanto riguarda i Buccelatini, per la festività dei morti sono più diffusi quelli con cioccolato nell'impasto e spolverati di zucchero. In realtà, nella Sicilia occidentale il Buccellato è prevalentemente un dolce natalizio.
La Pasta di mandorla, madre dei Ricci e della Martorana , ha generato una grandissima famiglia di biscottini e dolciumi annessi che ancora oggi sono tra i più iconici prodotti della pasticceria siciliana. L'utilizzo della mandorla affonda le radici nel periodo ellenico, ma la sua totale affermazione è dovuta al secondo flusso d'importazione d'epoca musulmana ed alla coltivazione intensiva d'epoca federiciana. Non a caso esistono numerosissime affinità tra dolcetti e biscottini siciliani e dolcetti e biscottini maghrebini: i "Giummi i Nivi" e i "Minnulati" assomigliano moltissimo ad esempio alle Kaak-warka e ai Ghoriba. Sulla Martorana si fece leggenda e se ne è detto di tutti i colori, la verità storica riferisce che le monache dell'omonimo monastero addobbarono gli agrumeti del loro giardino con frutti di zucchero per non deludere Carlo V, che voleva a tutti i costi conoscere il prosperoso chiostro di Santa Maria dell'Ammiraglio. Da questo aneddoto sarebbe stata perfezionata una delle più amate leccornie della nostra terra. Per i Ricci invece la storia è più recente: concepiti nel Settecento dalle monache di Palma di Montechiaro e così chiamati per l'impasto granuloso e la tradizionale increspatura ottenuta con il "rizzinu", ebbero grandissima diffusione soltanto nella prima metà dell'Ottocento. Nella Sicilia sudorientale ne esiste una variante al pistacchio, che viene consumata a cavallo tra Natale e Carnevale.
Gli Nzuddi sono uno dei due migliori biscotti catanesi, realizzati nella seconda metà dell'Ottocento dalle Suore Vincenziane. Il nome deriva proprio dalla pronuncia dialettale catanese del nome Vincenzo. Sono dei biscotti morbidi con una mandorla al centro e ricoperti di granelle di zucchero. Anche Bellini dopo la sua consacrazione musicale venne affettuosamente chiamato Nzuddo dai suoi concittadini. Il consumo di questo biscotto a Catania si protrae fino a Natale.
L'altro dolce dei morti amatissimo a Catania è il Rame, un biscotto che è un tripudio di cioccolato. La sua origine risale ai primi anni dell'Ottocento, quando la monarchia borbonica introdusse in Sicilia una nuova moneta di bassa lega, rame per l'appunto, in sostituzione dell'oro e dell'argento. La misura non ebbe grande fortuna e venne accolta con grandissimo risentimento in tutta l'Isola, tanto che a Catania decisero di sbeffeggiare la monarchia napoletana chiamando originariamente questo biscotto Rame di Napoli.
I Nucatoli, più che un singolo tipo di biscotti, sono una vera e propria famiglia. Nati tra Butera e Palazzolo Acreide, ne esistono tantissime varianti tra Agrigento, Caltanissetta e la Sicilia sudorientale tutte differenti tra loro per ripieno e forma ma tutte accomunate dall'origine seicentesca e dalla presenza di frutta secca. Prevalentemente a forma di S o a forma di noce, assunsero la forma odierna baroccheggiante e variopinta ad opera dei Monsù in attività a Modica e Noto, ma anche ad Agrigento e a Siracusa.
I Pupi di zucchero sono delle vere e proprie opere d'arte, tanto semplici quanto difficili da realizzare. Sebbene si tratti di fondere e poi coagulare e far raffreddare lo zucchero dentro degli stampi, la decorazione dei pupi è ciò che ha caratterizzato maggiormente questa tradizione. I Pupi di zucchero sono stati per secoli l'unico dolce accessibile alle classi palermitane meno abbienti ma non lasciavano a desiderare nell'aspetto: decorati minuziosamente come se fossero dei veri e propri pupi dei teatrini o dei carretti decorati, questi semplicissimi dolci raffiguravano gli eroi delle epopee dei paladini e delle farse popolari. Contrariamente a quanto si dice, la sua origine non risale al periodo romano imperiale ma al Seicento, secolo in cui i trappeti di cannamela di Falsomiele raggiunsero l'apice della produzione e dello smercio di zucchero a Palermo e in provincia.
La Cotognata è una confettura molto gelatinosa originaria di Siracusa ma diffusissima anche sulle Madonie e nell'hinterland palermitano. Viene realizzata con la mela cotogna, in natura aspra e acida, per poi essere versata in degli stampi. Tipica dell'autunno, la Cotognata rappresentava fino a qualche decennio fa un rito come la preparazione della salsa di pomodoro o dell'estratto: si realizzava in famiglia e se ne consumava un tanto alla volta ogni domenica. Nel periodo dei morti era il fiore all'occhiello del cosiddetto Cannistru, il canestro ove venivano riposte tutte le suddette leccornie. Per la sua stagionalità, viene anche chiamata Murtidda.
Ad oggi questa preziosissima tradizione dolciaria e culturale sta subendo tantissimo l'ondata delle minchiate legate alla farsa di Halloween, che oltre ad essere una festività non culturalmente nostra, viene ulteriormente snaturata e imposta come moda piuttosto che come tradizione. Questa ridicola faccenda tutta streghette e mostriciattoli, tolto il fatto che in Sicilia la zucca rossa la si faccia all'agrodolce con aglio e menta, ha già sbriciolato le Fiere dei Morti e la gran parte delle tradizioni locali. In questo perfettamente assistita da una politica economica e nell'ambito culturale ancor più ridicola della festa stessa.
Aldilà di estremismi religiosi che si oppongono ad Halloween in quanto festa "satanica", una visione altrettanto ridicola della questione, dobbiamo a tutti i costi difendere le nostre tradizioni e le nostre radici.
Non per una religione o per razzismo. Ma per mantenere viva la storia e la cultura siciliana che, senza offesa e senza campanilismi di alcun genere, non ha da invidiare proprio a niente e nessuno.