13/03/2023
COMUNICATO IN RISPOSTA ALL'ARTICOLO USCITO QUALCHE GIORNO FA SULLA SICILIA E IN MERITO ALLE FALSE DICHIARAZIONI ESPRESSE NEL SUDDETTO
Ieri sulla Sicilia è stato pubblicato un comunicato prodotto dai rappresentanti del Disfor in risposta alla denuncia fatta da noi del MUA durante l'otto marzo contro le discriminazioni e le violenze prodotte da una docente dello stesso dipartimento.
I rappresentanti affermano che la comunità studentesca si dissocia tutta dalle accuse fatte alla docente, peccato che a parlare non sia tutta la comunità, ma solo i rappresentati del disfor, forieri della loro personalissima opinione politica. Sostenere che nessunə all'interno del Disfor abbia da ridire sulle posizioni anti-abortiste e transfobiche della professoressa ci sembra proprio un'affermazione falsa, dato che noi abbiamo raccolto più volte testimonianze che affermano invece già da tempo questo genere di atteggiamenti avvenivano diffusamente all'interno del dipartimento.
Ci lascia estremamente perplessi la mistificazione dei fatti operata dai rappresentati del Disfor: affermare che solo una studentessa sia la responsabile di queste accuse ci risulta un tentativo infimo e squallido per giustificare atteggiamenti discriminatori. E ci chiediamo, tra l'altro, se ai suddenti rappresentanti interessa di tutti e tutte le studentesse, nessuno escluso, o solo alcune persone, con le quali condividono una visione del mondo, che forse pecca di inclusività e attenzione verso le soggettività presenti nella nostra società.
E forse, è proprio questo il motivo per cui difendono a spada tratta quei materiali per cui noi stiamo combattendo affinché vengano rimossi.
Forse, la difficoltà nel comprendere il fattore discriminante all'interno di quel materiale è più difficile di quanto sembri al giorno d'oggi. Alla fine, se non tocca noi in prima persona, se non offende noi, il dato non è offensivo, e non ci importa se offende qualcun altro, diverso da noi. A quanto pare, non interessa a nessuno, o meglio sicuramente non ai rappresentanti del Disfor, riconoscere la violenza e le discriminazioni verso determinate soggettività alle quali loro, a quanto pare, non appartengono e verso cui, a quanto pare, non provano alcun interesse.
Ciò che ci fa sorridere di più è il principio antidemocratico su cui si basano le accuse rivolteci: non è stata occupata "abusivamente" nessuna aula, nessuno zaino o effetto personale è stato lanciato, banalmente perché non vi era nemmeno lontanamente la necessità. Quello che si è sempre cercato, è stato il dialogo, non lo scontro. I fatti lo dimostrano, ed è sufficiente documentarsi (ma chi preferisce, può accontentarsi tranquillamente dei propri ignoranti pregiudizi) sul percorso che abbiamo attuato per capire i nostri obiettivi, rilevati e portati avanti a partire proprio dal contatto con la comunità studentesca. Strano ma vero!
La paura, il rigetto, verso chi ha il coraggio di alzare la testa e dissentire, l'omologazione del pensiero collettivo, la narrazione violenta e immotivatamente arrabbiata che ci troviamo cucita addosso, purtroppo, non ci stupisce. I tempi che viviamo sono bui, il coraggio di avere un pensiero indipendente e dissonante fa paura. Avere un'opinione ragionata, propria, diversa rispetto a quella dominante, è pericoloso. Conviene molto di più lasciare le proprie coscienze a dormire, rimanere arroccati nelle proprie convinzioni, senza mai metterle in dubbio.
Conviene far finta di non vedere quante ragazze e ragazzi si sono mobilitati affinché l'Università di Catania diventi un posto migliore.
Rendersene conto farà sicuramente troppa paura.
Meglio portare avanti istanze conservatrici, e continuare a difendere, costi quel che costi (ovvero i diritti degli studenti e delle studentesse), le istituzioni, e le posizioni antiabortiste e transfobiche della suddetta professoressa. Il resto non conta.